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Perchè l'uso dei micrometri?

Bisogna risalire alle origini del progetto e piantare dei paletti ben precisi per capirne le prerogative.

Come sempre RIAFFERMIAMO che un telescopio che si intenda tale ha molti gradi di correzione meccanica, tra questi (forzatamente in un tubo amatoriale il cui peso va contenuto) la corretta distanza tra primario e secondario, che va verificata una volta montato il set ottico nella sua intubazione.

Il costruttore di ottiche ci da un certificato con una distanza tra primario e secondario verificata al banco. Tuttavia quando andremo a montare primario e secondario (soprattutto nei fuochi posteriori), le varie tolleranze meccaniche e OTTICHE ci porteranno leggermente o troppo avanti o troppo indietro rispetto alla misura precisa.

Nasce dunque l'esigenza di ottenere la PRECISA distanza tra i due elementi per:
1) sfruttare al massimo la qualità degli specchi
2) ottenere il back focus corretto.

Ne consegue che :
a) avremo un sistema regolabile in uno dei due specchi o in tutti e due gli specchi;
b) avremo un sistema che consenta COMUNQUE di lavorare su questo rapporto numerico per le opzioni che vedremo più avanti.

I micrometri hanno corse variabili a seconda della loro dimensione.

Se noi osserviamo i tre micrometri posteriori, essendo i medesimi INDIPENDENTI l'uno dall'altro grazie allo snodo sferico, verificheremo che esistono diversi mm di corsa (avanti o indietro) per spostare il piatto che supporta il primario. Ma non basta: in tutte le configurazioni abbiamo un micrometro sul secondario che comanda il relativo spostamento, sommeremo dunque i due valori di corsa totale.

Con questo sistema (che noi verifichiamo e mettiamo a punto prima di consegnare lo strumento) si apre un mondo di possibilità.

1) possiamo variare il back focus dello strumento entro limiti ben ragionevoli a seconda dello schema ottico;
2) possiamo settare in modo preciso il treno ottico in funzione di correttori, spianatori, ecc;
3) possiamo modificare la configurazione in funsione del risultato cercato (es. fotometria).

Questo è ovviamente fattibile nel momento in cui chi ci mette le mani sopra sa cosa fa. Ma - sia ben chiaro - nulla puo' accadere di irreparabile. Alla consegna ogni micrometro ha un segno di regolazione zero, basterà riportarli li e controllare la collimazione.

E' più complicato scriverlo che farlo.

Ora, forse, i nostri colleghi capiranno perchè la vite con la molla e la rotella graduata è una cretinata.

Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)



A titolo esemplificativo, qualora ce ne fosse bisogno, solo queto appunto: sabato notte - montato il Rapido 450 - la collimazione fine è avvenuta in circa un minuto a 750 x.

Questo senza ricorrere a complicazioni ma semplicemente giocando dolcemente sui micrometi.

Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)



In alto abbiamo uno snodo sferico, in questo caso in tecnopolimero collaudato per uso in situazioni molto gravose e usato anche nei telescopi professionali. In questo snodo la dilatazione termica si azzera e i movimenti rimangono sempre adeguati alla precisione richiesta. Lo snodo medesimo si applica con 4 viti radiali alla piastra del primario.

Sotto (scendiamo verso il basso) sporge un pezzo dell'alberino in acciaio rettificato che entra nel supporto a T, costituito da uno scafo metallico con all'interno un cuscinetto assiale (cioè permette lo scorrimento avandi e indietro del perno mantenendolo al centro.

Sotto ancora ecco lo scafo del micrometro. E' in acciaio ad alta resistenza, impermeabile e di estrema precisione.
Dentro questo scafo c'è il perno in acciaio che avanza o indietreggia a seconda della direzione verso la quale giriamo la manopola.

Noteremo che:
la precisione dell'avanzamento (o arretramento) puo' arrivare a 0,02 mm, che la manopola ha una sua rigidezza che qui non possiamo mostrare, ma che IMPEDISCE rotazioni casuali e inopportune, che tutti i movimenti sono su cuscinetto, che tutto viene tenuto perfettamente in asse (il che - per chi non lo vuol capire - si trasforma in movimento fluido e senza impuntamenti di sorta, altrimenti lo 0,02 è un po' come il lambda44000).

Sotto la manopolina nera c'è un tappo rimovibile, dove con apposita chiave si regola ULTERIORMENTE il gioco e la finezza del movimento di rotazione.

Ecco spiegato, anche per i nostri concorrenti, come è fatto un sistema micrometri, non resta che copiarlo (bene, mi raccomando) e farlo funzionare.

Nel momento in cui fissiamo la piastra dello snodo al piatto dello specchio, saremo in grado di farlo avanzare di pochissimo (o indietreggiare) e di raggiungere una collimazione assoluta (che con le viti non si raggiunge MAI), POSTO CHE ANCHE TUTTO IL RESTO SIA FATTO DI CONSEGUENZA.

Nella classe 300-350-460 abbiamo sviluppato verso l'avanzamento tecnologico superiore questo concetto, portando le performances ad un livello superiore, cosi come un'ottica che si possa definire "seria" richiede.

Ma un solo appunto: capito questo e ragionato su questo , che senso hanno i test ottici che vediamo nel web fatti con viti, bulloni, fil di ferro e celle in legno? Noi non lo sappiamo, sappiamo solo che per far funzionare tutto abbiamo sviluppato una visione GLOBALE dello strumento e che tutto è equiparabile a questo dettaglio di cui stiamo parlando. Chi dice che è inutile, lo dice non sapendo di cosa parla e soprattutto NON capendo di cosa parla.
(continua)
Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)



Dunque analizziamo come è costruito un sistema a micrometro per l'avanzamento o l'arretramento di un punto meccanico.



Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)



Qua se ne parla un pochino:

http://www.northek.it/forum2/index.cfm?page=topic&topicID=502

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)



I piu' frequenti commenti o le reazioni più comuni sono:

1) i micrometri non si toccano perchè poi non si mettono più a posto (nel caso: perchè li avremmo messi?);
2) il micrometro svolge la funzione della vite che spinge e quindi gli altri devono tirare (avremmo messo le due viti standard come nel DK 230);
3) si puo' rompere qualcosa nei meccanismi di funzinamento;
4) se lo scollimo tanto non li ricollimo più.

Detto questo, occorre risalire alle origini del progetto che è entrato con molta fatica nella impostazione degli astrofili, chi lo ha capito ne è molto felice, chi non lo ha capito lo vede in modo molto ostico.

Il micrometro nasce dalla confermata e assodata verifica che gran parte dello scarso rendimento dei telescopi amatoriali è dovuto alla collimazione (poi segue intubazione da giocattolo, messe a fuoco sbilenche, ecc). In argomenti tecnici c'è parecchio materiale........

Dunque, o si costruisce un telescopio incollato (non è ovviamente possibile) o si usano due viti da 20 cent per la regolazione (con tutti i problemi del caso e la dimostrata impraticabilità di performaces durabili), o si studia qualcosa di alternativo.

Oggi alcuni colleghi hanno copiato sgangheratamente l'idea (manopolina graduata su vite caricata con molla), cioè nel modo peggiore che era possibile inventare. Tralasciamo la pochezza di questa fine ingegnerizzazione, perchè poi molti clienti (non nostri ) sono pure convinti di aver acquistato una fine realizzazione tecnica, ci dovranno poi spiegare come performano determinati schemi, pure in planetario, con la distruzione del fronte d'onda (sempre colpa del seeing), con slittamenti laterali del sistema e con carichi asimmetrici sul piatto porta specchio. Ma l'importante è che l'ottica sia labda/44000 e costi poco.

Con questo ragionamento ci ponemmo 10 anni fa il tema di costruire un sistema indistruttibile (assolutamente), facile da usare ed estremamente preciso. Siamo dunque arrivati al progetto dei micrometri su cuscinetto assiale e snodo in testa. In tale modo il piatto del primario (o lo shift del secondario) può essere mosso anche solo di 0,02 mm senza alcuna forza e senza alcun carico, escludendo giochi e dondolamenti di qualunque genere.

L'idea è elementare dal punto di vista meccanico, meno nella sua realizzazione pratica (ma questo è un problema nostro, non del cliente), ed ha una grande funzionalità pratica anche dopo anni di uso. Andrea e gli altri clienti se lo vogliono, lo possono confermare senza dubbio. Leggendo in questo forum ci sono anche dei resoconti molto positivi.

Dall'altra parte questo ha un costo. Non enorme ma sensibile. Ma la domanda è sempre la stessa: voglio un grande telescopio che va come vuole o un telescopio che funziona sempre e bene? Noi siamo partigiani della seconda spiegazioni, gli altri possono pensarla come vogliono.

Quando poi vediamo cloni miserrimi venduti a 1000 euro meno di un NortheK, cade anche la prima parte del ragionamento.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)



Dopo molti anni in cui abbiamo implementato (primi ed unici....) questo sistema meccanico per la regolazione della collimazione, notiamo che coloro che non hanno potuto usufruire di un incontro presso di noi per capire (l'elementare) funzionamento del sistema, faticano a collimare e soprattutto sono convinti che lo strumento sia incollimabile (e questo lo dicono anche alcuni concorrenti, non avendo capito loro medesimi il concetto meccanico).

Ne consegue che è forse il caso di riprendere il filo di lunghi ragionamenti fatti negli anni scorsi.

Andrea Maniero che testa i nostri sistemi da anni, potrà contribuire con la propria esperienza sul campo.

Domani inizieremo un w.end astronomico in quota, e poi andremo avanti a postare , chiedendo a chi non sono chiari alcuni concetti, di esprimersi in modo da rendere il nostro lavoro il più chiaro possibile. E soprattutto il più immediato da comprendere.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)



Più che altro , e come in tutti gli hobby, assistiamo a dozzine di iniziative commerciali che nascono e muoiono dopo poco. A prescindere da qualunque caso specifico non si dovrebbero spendere soldi con operatori di cui non si ha alcuna certezza di sopravvivenza, o si resta con la bocca piena di sabbia. 10 anni di curriculum come per NOrthek sono già una buona garanzia di ritrovare il costruttore per qualunque esigenza. Consideriamo anche il bagaglio esperienziale acquisito in una decade, che non è la singola esperienza personale.
Maxproject

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Creare il telescopio su misura, per le strutture artigianali italiane, è uno standar abituale.
Anche NortheK da sempre modifica i propri prodotti o ne progetta ad hoc.

E' prassi non è marketing, o così o non vendi. Chi vuole il pronto fatto finito purchè colorato sa dove comperarlo.

Maxproject

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E dunque, come semplice ragionamento, poniamo in evidenza che il Cassegrain da 250 mm è in uso da Andrea Maniero dal 2011.

Da quella data, e da subito, sono state prodotte moltissime immagini e tutte di alto livello. Pur da un sito sfavorevole come seeing.

Va anche notato che i risultati sono stati da subito molto buoni e per chi ha la memoria storica, le medesime immagini hanno scatenato una levata di scudi da parte di alcuni fruitori di strumenti più grandi. E' evidente che si è toccato nel vivo un punto sensibile, se non altro perchè i medesimi al di là del detto e non detto, ben comprendevano le potenzialità del prodotto NortheK, e le non potenzialità del consumer.

Oggi lo stesso strumento continua ad essere in prima linea senza molti rivali, e occorrono ben altri diametri e situazioni atmosferiche per surclassarlo. Parliamo qui di astrofili esperti che sanno riprendere ed elaborare. Perchè, come non ci stancheremo mai di dire, il diametro conta ma performa come il punto più debole dello strumento, dunque se hai uno specchione super lambda e una carcassa che lo contiene, performerà poco più della carcassa (se va bene) e questo inteso anche come termine di fruibilità.

E' un dato fattuale non oggetto di discussione, è un dato fattuale che chi ha preso quello strumento da 7-8 anni lo usa con piacere e profitto, non necessita di mercatini, riprende quando può e quando vuole senza patemi d'animo e senza sognare grandi strumenti, i quali richiedono un atteggiamento ben diverso anche dal punto di vista gestionale (e non solo nel costo).

Francamente un top target per l'astrofilo esigente e a costi inferiori di molti blasoni....

Maxproject

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(G. Schiaparelli)


SPUNTI DI DISCUSSIONE » Parola a ....LESPERTO . Dec 14, 2017 12:37 PM (Total replies: 76)

A prescindere dal caso particolare, è evidente e ri-confermato quello che sosteniamo da 10 anni.

Se si parla di uno strumento tecnico prestazionale, a parte poi la competenza nell'usarlo che non si compera, bisogna rassegnarsi che la progettazione e costruzione hanno certi costi.

Il voler ottusamente sostenere la linea di molti astrofili, convinti che chi lavora bene e con criterio è un ladro solo perchè non si possono affrontare certi costi, è strada pericolosa. Chi si accontenta obtorto collo della mediocrità, non ha alcun diritto di dire che gli altri sono stupidi perchè spendono molto.

E il cimitero dei telescopi impolverati è molto molto grande.

Maxproject


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(G. Schiaparelli)

Edited by maxproject on Dec 14, 2017 at 01:16 PM


Naturalmente, a differenza di chi parla e sparla, contano i risultati finali.

La filosofia NortheK è dimostrata e validata non solo in questa occasione, ma anche in altre che non vengono riportate nel forum.

Resta il dilemma dell'astrofilo: spendere poco e male lavorando poco e male, o SCEGLIERE (non è detto che si deve spendere molto di più) il prodotto tecnico e tornare a fare l'astrofilo?

Non è un mistero che gran parte dei telescopi amatoriali, pure blasonati, sono una specie di calvario a pagamento per chi li usa, ma questo viene dato per inevitabile quando inevitabile non lo è.

Un Cassegrain da 250 è il compromesso ideale per l'astrofilo medio italiano. Andrea lo ha dimostrato, poi - ovviamente - ci sono infinite possibilità calzate su misura.......

Maxproject

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Eppure questi strumenti vengono decantati con dovizia di particolari tecnologici. Sarebbe interessante sapere su che basi tecniche si esprimono alcuni giudizi. Mentre ovviamente NortheK (più costosa), che ha evidentemente spianato la strada a determinati concetti, è per così dire non considerata dalla massa. La domanda (ma la risposta la si conosce)è: la qualità del prodotto la fa il prezzo? (al contrario ovviamente: meno costa e piu' va bene).
Se questi sono i concetti per spendere alcune migliaia di euro.......ben vengano le trombate.

Maxproject

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Se osserviamo una foto di qualche post sopra, notiamo l'uso di feltrini per uno specchio di 350 mm.

La domanda è: quanto è efficiente un feltro a sostegno di uno specchio da 7,5 kg (Northek 350 mm) o di 11 kg (concorrenza con lastre da 60 mm), montato su di una cella non ottimizzata?

E' comprensibile che la variabile del CG sposta anche la compressione del feltrino e un fuoriasse che viene di norma corretto dalla collimazione, ma veramente la meccanica consente queste correzioni? in modo sistematico e continuativo?

Se per specchi piccoli (segnatamente un Northek da 250 mm per 2,1 kg circa), il feltrino è sufficiente, per specchi più grandi occorrono sistemi di sostegno più sofisticati. Rapido 450 ha evidenziato un esperimento interessante.

Allora se prima non eliminiamo queste interferenze otterremo un giudizio valido sulla correzione lambda/millanta/nanometri?

Nella foto citata nemmeno la regola della bascula è rispettata, dunque perchè i punti multipli di appoggio e non il più ordinario cannotto autoportante? Forse chi ha progettato lo strumento fa ben altro mestiere.........

Maxproject

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Inizieremo, nei prossimi giorni , a illustrare RAPIDO 450 nei sui dettagli costruttivi. Questo strumento è oramai di produzione standard. Prossimo passo il supporto del tubo.

Maxproject

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La difficoltà maggiore sta nel trasmettere all'astrofilo i concetti di base.
Tutti hanno le loro, legittime, convinzioni , molto spesso guidate dal solo valore economico disponibile e non sostenute da dati fattuali e pratici.
Giocoforza facile per alcuni costruttori vendere prodotti molto scadenti ma di grande effetto scenografico, usando la leva del prezzo finale.
E' dunque un elemento imprescindibile capire cosa si sta comperando e assolutamente importante analizzarne le criticità.
In questi lunghi anni di attività abbiamo discusso con tanti amatori, le cui convinzioni sono ferree e sono il riporto di venditori o costruttori. Alla domanda conseguente: perchè questa scelta? Non sono MAI arrivate risposte con un contenuto corretto, ma sempre e solo per il prezzo d'acquisto e per il "marketing" eseguito dal venditore.
Su questa base diventa molto difficile costruire alcuni concetti, ecco perchè NortheK è continuamente impegnata nella propria politica di progettazione, siamo gli unici che la praticano e se andate a leggerVi il materiale di 10 anni fa, i premonitori di questioni che solo oggi alcuni - timidamente - affrontano.
I post di cui sopra sono abbastanza chiari.
Il concetto è: serve un grande telescopio raffazzonato e costruito con poca logica, o è preferibile uno strumento inferiore di altissima fruibilità? A questa domanda possono rispondere tutti gli astrofili secondo il loro punto di vista,ma inconsciamente saranno portati verso il grande strumento scarso piuttosto che verso il piccolo ben fatto. Eccezion fatta per le eccellenze in questo hobby, che non si fanno abbagliare dal marketing multicolor.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)



Consideriamo che agli astrofili vengono vendute super ottiche con correzioni molto elevate (che suscitano ilarità presso i professionisti.....), ma i medesimi non si pongono il tema di come queste correzioni ipotetiche debbano essere montate e gestite meccanicamente.

Se noi prepariamo una super ottica amatoriale e poi la applichiamo a lamiere tagliate al laser (svergolate ovviamente), le medesime lamiere si regolano con viti commerciali (dal passo incerto, tanto che quando le muovi ballano sul loro foro filettato), è regionevole pensare che la collimazione perfetta sarà molto più un caso fortuito che non una regola?

Tanto per essere chiari: su una lamiera storta il piano basculante (ammesso che lo si usi, ma anche no visto che costa) deve recuperare lo storto, ma lo recupera se il medesimo è costruito in modo corretto e non in modo errato come è stato mostrato in questo forum in altri post. Diciamo che poi il sistema tira spingi o con i micrometri deve lavorare per recuperare lo storto (che è storto random non in una posizione definitiva). Avremo sufficiente corsa? E la corsa residura sarà poi sufficiente per la collimazione?

Se si usano lamiere spianate (che costano tre volte tanto) è ovvio che i punti di partenza sono abbastanza vicini e che la corsa delle viti/micrometri può essere sfruttata al meglio, tanto da settare anche il BFL del telescopio medesimo.

Si vuole spendere poco: lamiere laminate (5-6 euro al kg), oppure pezzi a fusione (3 euro al kg), poi pero' i fori di regolazione, il centraggio e la planarità della messa a fuoco, il corretto aggancio al tubo, sono quello che sono e sperare di avere uno strumento serio è un po' come credere agli UFO.

Maxproject


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(G. Schiaparelli)

Edited by maxproject on Aug 31, 2017 at 10:00 PM


A parte che poi ti ritrovi con commercianti altisonanti che ci interpellano per sapere come si collima un NortheK (già la sola domanda è sintomatica: se al posto delle viti c'è una manopola, dove sarà la difficoltà?), è chiaro che occorre un minimo di pratica per capire cosa e come la si fa. Non ESISTE nessuna difficoltà nella collimazione, salvo quelle che si ritrovano in qualsiasi strumento se non se ne conosce il processo. ANZI: proprio la performance meccanica agevola di molto il processo e, in aggiunta, rende ancora più finito il risultato.

Frutto di queste scelte è stata la progettazione della cella (per esempio del 250 mm, ma cosi' per tutti gli altri , serie 300 - Rapido- ecc), assolutamente performante e studiata per vetri sottili. Oltre oceano vanno di gran moda gli specchi alveolati. Indubbiamente ottima soluzione per controllare le termiche , ma anche e soprattutto per azzerare i costi della cella (tre spintori e un tubo centrale) e per dare "professionalità" ad un ipotetico cliente. Soluzione di valore e di senso tecnico dai 600 mm in su di diametro.

NortheK da sempre segue strade non "marketing" ma di contenuti. Noi preferiamo una meccanica ineccepibile che sfrutta al massimo l'ottica di riferimento. Questo messaggio è molto difficile da trasmettere agli astrofili, i quali, loro malgrado, faticano molto a capirne i contenuti.

Ci sono clienti che hanno acquistato nostri prodotti e si sono trovati in difficoltà nel portarli al massimo delle prestazioni. Ma appena capito ed imparato i rigorosi settaggi necessari (questo vale PER QUALUNQUE TELESCOPIO ammesso che la meccanica lo consenta e lo mantenga), hanno ritrovato un piacere enorme nello strumento acquistato, proprio perchè la promessa di avere il top performance è stata mantenuta.

Resta dunque che una cella NortheK ha costi di riferimento piuttosto elevati, ma che sono necessari per avere risultati all'altezza delle ottiche. A NULLA servono ottiche super lambda se la meccanica non è di conseguenza, in caso contrario un qualunque specchio a 1/4 di lunghezza d'onda e strhel 0,85 è largamente sfruttabile dall'astrofilo medio (e di riflesso: nessun trattamento super riflettente serve se il tubo non è costruito ad arte e con i giusti parametri).

Maxproject

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(G. Schiaparelli)


FORUM DI DISCUSSIONE PER L'ASSISTENZA SUI PRODOTTI NORTHEK » DP 100 Aug 8, 2017 09:35 PM (Total replies: 146)

Altri 30 doppietti originali ripristinati e pronti al montaggio.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)



Leggiamo nel web spesso delle considerazioni di astrofili, che con perentoria sicurezza, spargono idee volte più a dimostrare come con poco funziona bene e senza problemi.

Tipico è l'approccio di molti verso i tubi in carbonio. L'idea che passa è che si puo' costruire, ad esempio, un 350 mm con un peso massimo di 20 kg nel tubo. Così si gioca ad assottigliare ogni elemento , compreso il tubo in carbonio (che comunque si deforma, piaccia o no) per alleggerire il prodotto, quasi si trattasse di un aereoplano.

Ma poi andiamo a verificare. Tubi monolitici di esiguo spessore con agganciati tramite viti passanti gli spider del secondario. La culatta è fissata con altrettante passanti direttamente sul carbonio.........

Un tubo in carbonio (parliamo del normale tubo dentro il traliccio) di un telescopio Northek da 250 mm costa circa 400 euro. Ma ad esso non è demandato alcun compito di portanza ma solo di protezione. Allora come la mettiamo con i tubi in carbonio senza traliccio? Quali spessori e quale portanza viene data alla struttura alle estremità?

E non è un caso che nei consumer questa idea riscuota ben poco successo se non quello modaiolo.

A far stupidate ci vuole ben poco, la prima è di evitare le testane (5-600 euro almeno), fissare le medesime con viti (vedasi la riparazione del blasone su queste pagine), ricoprendo il tutto con la parola carbonio mal montato, mal concepito ma molti ad effetto .........e tecnologico. Dopo quasi 10 anni siamo a discutere ancora di questo.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)



Time: Mon July 16, 2018 12:22 AM CFBB v1.4.0 31 ms.
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