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Grazie al suo basso ingrandimento, il cercatore consente di inquadrare in maniera discretamente precisa un oggetto celeste e permetterne quindi la visione al telescopio.

Coloro che osservano con rifrattori di diametro medio – grande e a lungo fuoco, incorrono spesso nel problema del puntamento di oggetti prossimi allo zenith, in cui, se il cercatore ottico è “dritto” ed è posizionato vicino al fuocheggiatore, devono praticamente accovacciarsi per terra per riuscire a puntare l’oggetto celeste.

Per farvi un esempio, quando devo inquadrare la luna alla massima altezza nel cielo con il cercatore del rifrattore apocromatico145/1500 sono costretto a strisciare praticamente per terra, sebbene sia sostenuto da una colonna di 120 centimetri di altezza.

D’altro canto, per rendere possibile e veloce il puntamento dell’oggetto celeste, tutti i telescopi, o quasi, hanno il cercatore posizionato vicino al fuocheggiatore. Ciononostante, se escludiamo i riflettori, i catadiottrici, e i rifrattori di piccolo diametro a fuoco corto, per i rifrattori, a partire dai 100mm di diametro con rapporto focale medio-lungo, la situazione si fa più complessa.

Non a caso, alcuni costruttori forniscono cercatori ottici con visione angolare di 90°. Personalmente non sopporto questi cercatori: certamente si evitano pose da contorsionista, ma mettere l’occhio perpendicolarmente all’asse del cercatore è meno intuitivo, più laborioso, a scapito dell’immediatezza di uso di un cercatore dritto. Con quest’ultimo basta puntare con entrambi gli occhi aperti, uno dentro il cercatore e l’altro fuori, nel cielo aperto e in pochi secondi l’oggetto celeste è dentro il campo dell’oculare.

Escluso categoricamente l’acquisto di uncercatore a 90°, ho preferito cercare una nuova posizione per collegare sul tubo ottico il cercatore attuale, un Meade “vintage” degli anni 80 con fuocheggiatore elicoidale. Dopo vari tentativi, ho posizionato il supporto del cercatore sull’anello RING Northek superiore, (lato obiettivo).


Il cercatore inserito sull’anello RING NortheK superiore

La nuova posizione del cercatore è impeccabile, ma c’era un problema: puntando il telescopio sulla polare con la frizione in DEC allentata, il tubo si inclinava di lato di circa 40°. Infatti, con il cercatore in quella posizione, il carico non era simmetrico. Per trovare l’equilibrio, ho inserito sull’anello RING NorteK inferiore (lato fuocheggiatore) tre dischi di acciaio di 60 mm di diametro, spessi rispettivamente 8 mm.


Visione di insieme del tubo ottico: si notino i tre dischi di acciaio sull’anello RING NortheK inferiore

Adesso sono soddisfatto. Beh, meglio tardi che mai…alla prossima (e vicina) opposizione di Marte!

Cieli sereni
Roberto Milan





Edited by roby2008 on Apr 29, 2018 at 10:57 AM
Edited by roby2008 on Apr 29, 2018 at 11:16 AM
Edited by roby2008 on Apr 29, 2018 at 11:17 AM


Salve a tutti,
da qualche anno ho intrapreso la realizzazione di un nuovo supporto a carriola (dolly) per trasportare agevolmente il rifrattore apocromatico di 145mm di diametro.

Il treppiede esistente era disagevole da utilizzare: le ruote girevoli di piccolo diametro rendevano difficile il trasporto, soprattutto se questo veniva eseguito su una pavimentazione accidentata, e la vecchia montatura equatoriale autocostruita, sebbene sia stata realizzata con una buona meccanica, aveva ormai una motorizzazione obsoleta.

Osservare con il rifrattore in questa circostanza era frustante. Per evitare queste problematiche, inserivo il rifrattore sulla montatura equatoriale autocostruita, (ovviamente dovevo rimuovere il Dall Kirkham 360/7000) ma l’operazione non era comunque facile, visto la grande mole dei due strumenti.

A questo punto, mi rimanevano due possibilità: lasciare il rifrattore in bella mostra in qualche angolo della casa, oppure costruire un supporto dedicato e acquistare la montatura equatoriale EQ8, in quanto, costruirne una era troppo impegnativo e costoso.


Nonostante il peso e la mole, la struttura è trasportabile con facilità. La montatura EQ8 è gradevole, compatta e facile da utilizzare

Il dolly è stato realizzato prendendo come riferimento il primo prototipo che ho costruito, e che tuttora è utilizzato da mio cugino Mauro con la sua strumentazione. Il sistema può essere trainato su quattro ruote, oppure, in caso di pavimentazione sconnessa, sulle ruote posteriori.

Per alzare la parte anteriore della struttura vengono utilizzati due bracci meccanici che sono collegati alla struttura tramite un accoppiamento filettato in acciaio inox. Durante l’osservazione i due bracci meccanici vengono rimossi.

Il congegno meccanico a traslazione, necessario per bilanciare l’asse in declinazione, che trasforma il moto rotatorio mediante vite conduttrice in un movimento lineare, non ha il carter che nasconde la madrevite, ma è provvisto della lettura della posizione. Il moto, fluido e senza gioco anche durante l’inversione, viene conseguito per mezzo di due cuscinetti assiali a sfera, contrapposti fra loro e precaricati.


Il dolly stabilizzato sulle vite calanti. I due bracci meccanici sono inseriti vicino alla colonna: in questo modo non sono di intralcio durante le osservazioni

La struttura, ha una base con dimensioni 100 X 80 centimetri, ed è formata da un profilato UPN 65 X 42 mm in acciaio Fe 430. I due pneumatici posteriori hanno un diametro di 260 mm, mentre le ruote girevoli anteriori hanno un diametro di 80 mm.

La colonna portante, costruita in acciaio C40, è formata da una struttura a traliccio realizzata con tre tubolari di 60 mm di diametro, spessi 6 mm e da due flange di 220 mm e 280 mm di diametro, spesse rispettivamente 12 mm e 15 mm.


Lettura della posizione di bilanciamento dell’asse di declinazione

Durante le osservazioni la struttura viene stabilizzata con tre viti calanti M12 in acciaio inox, integrate di volantino e piedino di appoggio in alluminio nero anodizzato.

Quest’ultimo è libero di ruotare per mezzo di due cuscinetti assiali a rullini precaricati. In questo modo, quando il piedino viene a contatto con il terreno sottostante, l’accoppiamento vite – madrevite può ruotare liberamente senza attrito.


Le due montature equatoriali a confronto: la differenza di mole è evidente

Lo strumento, a riposo, è ubicato all’interno dell’abitazione in una stanza che non viene riscaldata durante la stagione invernale. Per trasportare e posizionare la struttura all’osservazione vengono impiegati circa 10 minuti. Un tempo relativamente breve per un rifrattore di 30 chilogrammi di peso e di leva consistente.

Cieli sereni
Roberto Milan




Edited by roby2008 on Apr 9, 2018 at 09:32 PM
Edited by roby2008 on Apr 9, 2018 at 09:34 PM


Uno dei problemi che affligge i possessori di telescopi riflettori di medio-grande apertura è quello di inserire e/o rimuovere il primario (ad esempio dopo la pulizia dell’ottica) dal tubo ottico. Un urto accidentale, durante l’operazione, potrebbe danneggiare seriamente il disco di vetro.

Per evitare questo spiacevole inconveniente, ho realizzato un supporto che mi permette di collegare e/o rimuovere la culatta alla struttura UnitorK 35 in tutta sicurezza e da una sola persona, compresa della cella, dello specchio primario,del diaframma di apertura libera, del 1° modulo del paraluce primario e del fuocheggiatore.

Il supporto è formato da due piastre in alluminio di 60 centimetri di diametro e 8 mm di spessore, tre piedi regolabili di 710 mm di altezza e 60 mm di diametro, tre barre filettate M8 posizionate a 120°, tre volantini in resina termoplastica con filettatura interna M8 passante integrati con rondelle a cuscinetti a sfera, e due distanziali in alluminio che collegano la flangia mobile alla culatta.

La piastra a faccia piena e i tre piedi regolabili formano una base di appoggio che mi consente di sostenere la piastra mobile tramite le tre barre filettate M8 integrate dei volantini. Quest’ultima poi viene collegata alla culatta per mezzo di due distanziali di 60 mm di lunghezza in alluminio. I volantini svolgono il compito di avvicinare e/o allontanare la piastra mobile (e la culatta) all’anello inferiore della struttura a traliccio UnitorK 35.




Il supporto è posizionato sotto il tubo ottico

Per iniziare, si posiziona il tubo ottico in verticale, con il supporto equatoriale perfettamente bilanciato dal contrappeso e bloccato in quella posizione con la leva di sicurezza. Sotto il tubo ottico viene posizionato il supporto, assemblato con la culatta del telescopio, integrata dei componenti ottici e meccanici allineati con l’asse ottico: cella, specchio primario, diaframma di apertura libera dello specchio primario, 1° modulo del paraluce primario e fuocheggiatore.




Il supporto assemblato dei componenti ottici e meccanici

A questo punto si avvitano, a intervalli regolari, i tre volantini M8. Questa operazione mi permette di avvicinare la culatta alla struttura UnitorK 35. Quando la culatta è posizionata a pochi millimetri, si inseriscono i bulloni M8 nei rispettivi fori, si avvitano i volantini fino a far combaciare la culatta alla struttura UnitorK 35 e si bloccano i bulloni M8.



La culatta è posizionata a pochi millimetri dall’anello della struttura UnitorK 35



La culatta è fissata all’anello della struttura UnitorK 35

Il tubo ottico viene infine assemblato con lo specchio secondario e il paraluce del primario. Poi viene bilanciato l’asse in AR, inserendo un contrappeso di 14 chilogrammi e per ultimo, si rimuove il supporto dalla culatta. Il tempo impiegato per eseguire l’operazione è di circa 60 minuti. Per rimuovere il primario dal tubo ottico si esegue l’operazione al contrario.

Ciao e cieli sereni.
Roberto Milan






Edited by roby2008 on Mar 7, 2017 at 08:05 PM
Edited by roby2008 on Mar 7, 2017 at 08:09 PM
Edited by roby2008 on Mar 8, 2017 at 08:00 AM
Edited by roby2008 on Mar 9, 2017 at 12:44 PM


Ebbene si, siamo arrivati all’ultimo atto di questa meravigliosa avventura. Il mio obiettivo era quello di sostituire l’ottica di 316 mm con una più grande senza apportare modifiche meccaniche alla struttura a traliccio UnitorK 35, rispettando la stessa distanza primario – secondario e le stesse dimensioni dei due paraluce. Ne parlai con Germano Marcon che accettò la mia richiesta.

La nuova configurazione Dall Kirkhan è formata da uno specchio primario ellissoidale in Pyrex di 370 mm di diametro e da uno specchio secondario in Astrositall con fattore di moltiplicazione di 5X. Il vetro primario, a sezione conica autoportante, spesso 55 mm e dal peso di 6 chilogrammi, ha una lunghezza focale di 1400 mm e una superficie alluminata protetta con SIO2.

Il secondario presenta un disco di vetro di 84 mm di diametro, spesso 16 mm. Il campo di piena luce è di 6 mm e l’ostruzione centrale compresa della meccanica è del 25%. L’apertura utile del primario è delimitata da un diaframma di 360 mm di diametro posizionato sopra di esso. La focale equivalente risultante, alla distanza primario – secondario di 1104 mm, è di 7 metri. L’ottica è stata consegnata con certificato interferometrico.


Il primario inserito nella cella

Le prestazioni del nuovo set ottico, mi hanno pienamente soddisfatto, sebbene l’osservazione planetaria sia stata limitata da condizioni atmosferiche poco favorevoli. Se l’osservazione di Giove è stata esauriente, quella di Marte e Saturno invece è stata più complessa, anche a causa anche della limitata altezza sull’orizzonte dei due pianeti.

L’osservazione lunare, (il mio target preferito) nei mesi primaverili, è stata compromessa dal maltempo. Nei mesi estivi l’osservazione è stata eseguita principalmente in fase di luna calante, quando la luna è più alta sull’orizzonte. Ho osservato principalmente con il visore binoculare Mark 5 utilizzando oculari Takahashi Abbe e Ortho Genuine, fino a un ingrandimento di 800X. La mattina del 24 Settembre, (03:00 TU) con una condizione di seeing medio, ho osservato la luna (un giorno dopo l’ultimo quarto) con una altezza sull’orizzonte di circa 63°.

Nell’occasione, ho posizionato a fianco del Dall Kirkham il rifrattore apocromatico 145/1500 supportato sulla vecchia montatura equatoriale. Per confrontare i due strumenti ho osservato in monoculare, utilizzando sul rifrattore un oculare Fujiyama HD OR 5 mm (300X) e sul riflettore un oculare Takahashi Abbe 18 mm (390X). L’immagine nel riflettore appare decisamente superiore sia per luminosità che per quantità di dettagli visibili, sebbene l’immagine fornita dal rifrattore sia comunque spettacolare.

Aumentando gli ingrandimenti, 500X sul rifrattore (oculare Fujiyama HD OR 6 mm + Barlow 2X) e 560X sul riflettore (oculare Fujiyama HD OR 12,5 mm) il divario tra i due strumenti si accentua ulteriormente. La luminosità nel rifrattore cala vistosamente e non si notano decadimenti particolari dell’immagine, ma quanto al dettaglio non è in grado di pareggiare in alcun modo.

Per l’apocromatico 145/1500 è la fine di un mito? Niente affatto! Quanto a immagini planetarie può rivaleggiare, se non battere, a certe condizioni di osservazione, il DK 360/7000. Mi riferisco in particolare all’ultima opposizione di Marte, dove i dettagli più appariscenti e famosi della superficie di marziana li ho osservati meglio “proprio” con il rifrattore.

Ciao e cieli sereni
Roberto Milan



Edited by roby2008 on Nov 6, 2016 at 03:03 PM


Ciao Massimo,
scusami se non ti ho risposto prima. Ho problemi di connessione e per questo, ho chiesto gentilmente a Massimo Boetto di inserirmi (appena possibile) le foto.
Il Dall Kirkham mostra più dettagli del rifrattore, soprattutto sulla luna. Per quanto riguarda i pianeti invece, il divario diminuisce anche se resta sempre a favore del riflettore.

In futuro (tempo permettendo) troverai, su questo tread, una comparazione eseguita tra i due strumenti in oggetto e una relazione dettagliata sulle prestazioni fornite dalla nuova configurazione DK da 360 mm di diametro a f18, integrata con disegni eseguiti su particolari lunari.

Ciao
Roberto Milan



Edited by roby2008 on Feb 16, 2015 at 01:18 PM


Retrofit rifrattore apocromatico con ottica Zen 145/1500.

Durante tutto il periodo dedicato alla costruzione della nuova montatura equatoriale, il mio impegno era condiviso con il progetto di retrofit del rifrattore apocromatico che prevedeva la sostituzione del tubo ottico e l’inserimento di una nuova flangia basculante sul fuocheggiatore della Feather Touch, acquistato sei anni fa per sostituire il Vixen mod. 102M.


L'obiettivo inserito nella doppia cella

L’obiettivo, inserito su una doppia cella in alluminio Anticorodal nero anodizzata, è un tripletto ED (di vecchia data) a contatto in olio che presenta una apertura utile di 145 mm e una lunghezza focale di 1500 mm, pari ad un rapporto di f 10. L’elemento anteriore prevede un vetro tipo Ohara S-FPL 51 associato a due vetri Flint a dispersione anomala di cui uno asferico. La scelta della focale di 1500 mm permette una correzione dello sferocromatismo al limite di diffrazione per le righe “C” (656nm - rosso), “e” (5,46nm – verde), “F” (480nm – blu), “g” (436nm - violetto). Le due superfici aria–vetro sono trattate antiriflesso con un monostrato al fluoruro di magnesio (MgF2) di colore azzurro. La spaziatura in olio forma un monoblocco omogeneo e trasparente, a dimostrazione che questo metodo di protezione contro le riflessioni, col passare del tempo, non pone alcuna problematica sulle superfici vetrose.

Il tubo ottico in alluminio ha un diametro esterno di 210 mm ed è spesso 5 mm ( per parte). Tutte le flangie di interfacciamento con la cella dell’obbiettivo, con il supporto del fuocheggiatore e i sei diaframmi sono stati realizzati dal pieno. Il tubo è stato lavorato e portato a misura al tornio, in modo da eliminare l’ovalizzazione interna e poter quindi inserire alle due estremità la controcella e la flangia basculante con il minimo gioco possibile. I diaframmi sono stati dimensionati per avere sul piano focale un cerchio di luce di 20 mm e sono fissati al tubo ottico tramite grani a 120°. Sulla superficie interna delle flangie di interfacciamento e sul paraluce, sono presenti numerosi microsolchi che, assieme al velluto nero posizionato su ogni parte del tubo ottico, consentono di minimizzare i riflessi interni.


Vista parziale dell'obiettivo

Il fuocheggiatore è un Feather Touch della serie 3545 con messa a fuoco a pignone e cremagliera coniche, completamente rotante e dotato di demoltiplica 09:01. Il progetto costruttivo, molto impegnativo dal punto di vista meccanico, elimina parte dei giochi e non obbliga serrare eccessivamente il sistema, che risulta essere fluido e regolare. Gli accessori da due pollici vengono bloccati sul piano focale tramite un meccanismo autocentrante, ma per avere una presa sicura, è opportuno utilizzare barilotti con profilo privo di scanalatura. Il draw tube ha una escursione di 114 mm ed è provvisto di una scala graduata millimetrica che permette di raggiungere grossolanamente il fuoco nelle varie configurazioni. Con un collimatore autocostruito il fuocheggiatore ha evidenziato due difetti meccanici rilevanti:

1) il draw tube non è esattamente ortogonale al fascio ottico e durante l’escursione si sposta dal suo centro ideale. Per correggere il disallineamento, il fuocheggiatore viene interfacciato tramite una pesante flangia basculante che svolge anche il compito di controbilanciare il peso dell’ ottica.

2) per eseguire la rotazione a 360° è necessario allentare di circa di ¼ di giro un collare filettato che tiene bloccato in sede un accoppiamento flangiato a profilo conico. L’intervento, tuttavia, da origine ad una separazione momentanea dei due componenti e l’effetto si evidenzia come una scollimazione del treno ottico, che permane anche quando poi si restringe il collare di blocco.

Date le circostanze ho ritenuto opportuno bloccare definitivamente il collare filettato che tiene in sede l’accoppiamento flangiato a profilo conico. Per eseguire la rotazione a 360° è stato realizzato un congegno meccanico che viene collegato sul terminale filettato Witworth (24 filetti per pollice) del draw tube (End Cap). Con questo accorgimento non si ruota tutto il fuocheggiatore, come da progetto originale, ma solo gli accessori. Questa modifica accorcia il back focus di 27 mm.


Il congegno meccanico che consente la rotazione a 360°

Costruito in alluminio Anticorodal lavorato dal pieno e complementato con due cuscinetti assiali a rullini di 95 mm di diametro, il dispositivo presenta una lunghezza di 40 mm, un diametro massimo di 112 mm e un peso complessivo di 500 grammi. Il progetto si basa principio della rotazione tramite albero – boccola.

L’albero in questo caso è forato al centro e opportunamente dimensionato per permettere al cono di luce di arrivare sul piano focale. Il movimento è ulteriormente stabilizzato per mezzo dei due cuscinetti assiali a rullini che sono contrapposti fra loro e precaricati. Le tre manopole zigrinate posizionate a 120° hanno solo il compito di bloccare gli accessori nella posizione desiderata durante l’osservazione.

Il telescopio è montato all’interno di due anelli di supporto “RING NortheK” molto resistenti. Il lato esterno di questi anelli, e la relativa struttura, permette il collegamento di qualsiasi piastra tipo Losmandy o Vixen.

Per facilitare il bilanciamento del telescopio in declinazione, è stato inserito tra la slitta Losmandy e il morsetto, un congegno meccanico a traslazione con lettura della posizione, utile per spostare il telescopio anche di pochi millimetri e per evitare improvvisi scivolamenti della slitta.


Il congegno meccanico collegato sul draw tube

Il cercatore è un Meade 8X50 con messa a fuoco elicoidale. Il telescopio ha un peso di 30 chilogrammi (comprensivo di anelli, barra tipo Losmandy, cercatore e paraluce) e raggiunge la lunghezza di 165 centimetri con fuocheggiatore retratto e paraluce (320 mm) inserito a pressione.

L’interferenza delle inerzie termiche sulle prestazioni del proprio telescopio è poco considerata tra gli appassionati. Tuttavia non esiste telescopio che non sia esente dal dilemma delle correnti d’aria dentro il tubo e dei differenziali termici tra il vetro e l’ambiente esterno. Il problema è molto complesso e sarebbe opportuno porre rimedio dapprima, in fase di progettazione iniziale. Il generoso diametro del tubo ottico protegge la corona più esterna del fascio ottico dall’azione di disturbo dei moti turbolenti.

Per minimizzare la turbolenza strumentale e locale, il telescopio, a riposo, è collocato in un stabile in lamiera coibentata, ben ancorato sul cemento armato. Per osservare invece, viene posizionato nel prato erboso lontano dall’abitazione.

La collimazione preliminare dello strumento è stata eseguita in due fasi utilizzando un collimatore autocostruito. Nella prima fase, si posiziona il collimatore sulla flangia di interfacciamento del fuocheggiatore: regolando le tre coppie di viti della cella, si fa coincidere il centro dell’obiettivo con quello del tubo ottico (e dei diaframmi).


Il collimatore posizionato sulla flangia di interfacciamento del fuocheggiatore

Nella fase successiva, il collimatore viene inserito sul fuocheggiatore: regolando le tre coppie di viti della flangia basculante, (in questo caso è possibile osservare e correggere contemporaneamente) si fa coincidere il centro dell’obiettivo e del tubo ottico precedentemente collimati, con quello del draw tube. La collimazione preliminare è terminata quando, i riflessi portati a coincidenza con il centro dell’obiettivo, rimangono tali passando dalla posizione intra-focale a quella extra-focale e viceversa. Per perfezionare la collimazione (osservando una stella ad alti ingrandimenti) si deve agire sulle tre coppie di viti della cella.

Lo strumento finalmente è pronto e l’anticiclone ha nel frattempo conquistato la Pianura Padana. La notte del 16 Giugno ho verificato la collimazione osservando Arturo in visione diretta, con un oculare NLV da 2,5 mm a 600 ingrandimenti: l’ottica è risultata collimata. Con un oculare ortoscopico da 4 mm di focale e barilotto da 24,5 mm a 370 ingrandimenti, ho osservato le immagini di diffrazione in intra ed extra focale, vicino al fuoco, evidenziando (come da sempre) anelli ben definiti con una buona distribuzione della luce in modo uniforme, in assenza di colori spuri e virtualmente identiche.


Il collimatore posizionato sul draw tube del fuocheggiatore

Non si percepiscono tensionamenti e astigmatismo. Osservando la stella a fuoco si vede il disco di Airy circondato da un sottile e debole anello di diffrazione. Anche le precedenti osservazioni del pianeta Venere avevano confermato una correzione cromatica nel visuale molto spinta, indice che l’ottica è stata progettata con un buon compromesso tra la correzione del colore, dell’aberrazione sferica e del controllo dello sferocromatismo.

A prescindere dalle attitudini individuali per un osservatore visuale planetario sono necessarie molte ore all’oculare prima di percepire i particolari prossimi al limite di risoluzione e sebbene per molti appassionati questa pratica sembra abbia fatto il suo tempo, ci sono ancora coloro che consapevolmente perseguitano questa antica tradizione che ci ha insegnato a osservare il cielo e le sue meraviglie. Si può rimanere esterrefatti di fronte a certe foto planetarie ricche di dettagli, ma la sensazione che si prova all’oculare di quello che si guarda è impagabile.

La luna è uno degli oggetti del sistema solare che più amo osservare. Sul suolo lunare cerco di scovare quei dettagli ostici che in certe condizioni di illuminazione e librazione favorevoli si possono osservare, anche per pochi attimi. La perseveranza in questo caso assume un ruolo importante. L’osservatore che si applica con costanza acquista una maggiore esperienza di quello saltuario, o coloro che in una notte (e ne conosco parecchi) “saltellano” con il loro strumento da un oggetto celeste all’altro. La sera successiva ho puntato il telescopio su Saturno osservando con il binoculare Mark V e una coppia di oculari Ortho Genuine 12,5 mm a 120 ingrandimenti.

Per percepire meglio i colori e i dettagli superficiali, ho iniziato le osservazioni al crepuscolo, con il cielo ancora abbastanza chiaro. Il pianeta degli anelli esibisce tutto il suo fascino, esaltato anche dall’illusione di tridimensionalità che viene fornita dal visore binoculare. A fronte di un buon seeing ho forzato gli ingrandimenti a 205X, con la stessa coppia di oculari e un correttore ottico 1.7X.

Il buon potere risolutivo dello strumento ha permesso di ammirare l’anello B, il tenue anello a velo C, il minimo di Encke e alcune bande sul globo. Successive osservazioni di Saturno eseguite ad intervalli sino alla fine del mese hanno evidenziato immagini di grande tranquillità e una buona resa dei dettagli anche ad alti ingrandimenti, fino a 315X, con la stessa coppia di oculari e un correttore 2.6X.

Chi oggi ha barba e capelli bianchi ricorda certamente il mitico rifrattore acromatico da 120 – 150 mm di diametro, a fuoco f 15, montato adiacente al grosso riflettore negli osservatori astronomici di tutto il mondo e usato principalmente per osservazioni planetarie, lunari e di stelle doppie.

Con l’evoluzione degli schemi ottici, che ha reso possibile la costruzione di rifrattori apocromatici con rapporti di apertura sempre più spinti, questi gloriosi strumenti sono stati ritenuti superati e perfino declassati dalla maggior parte degli appassionati. Nel corso degli anni ho avuto occasione di osservare all’oculare di rinomati TMB e Astro Physisc a fuoco f6 – f7 (fra i migliori dell’ottica apocromatica) riscontrando con sorpresa che il contrasto e la correzione ottica erano alla pari del mio strumento, che ciononostante presenta un obiettivo costruito con metodi di lavorazione di trenta anni fa. Questi apo corti inoltre hanno il problema dello sferocromatismo residuo di progetto che si manifesta come una maggiore sensibilità alla turbolenza e fa perdere il fuoco molto facilmente. Osservare all’oculare di uno strumento dove spesso e volentieri sei tentato di rifuocheggiare non è certamente il massimo, soprattutto per un visualista puro dell’alta risoluzione.

La qualità ottica di questo tripletto di 145 mm di diametro, aperto a f 10 e lenti a contatto in olio, è molto buona. Sebbene sia stato costruito con vetri ritenuti superati, lo strumento, quanto a immagini planetarie, è in grado di rivaleggiare con un lussuoso apocromatico di ultima generazione. Il tubo ottico è stato realizzato con la massima cura e attenzione alle tolleranze di lavorazione.

Saluto e ringrazio Massimo e Mauro Boetto per la collaborazione offerta, grazie del Vostro aiuto.

Caratteristiche ottico/meccaniche Specifiche tecniche

Schema ottico Tripletto superacromatico a contatto in olio
Apertura ottica effettiva 145 mm
Lunghezza focale 1500 mm (f10)
Vetri obiettivo Flint asferico – Flint – S-FPL 51
Trattamento antiriflesso Fluoruro di Magnesio (MgF2)
Diametro del campo di piena luce 20 mm
Back focus 160 mm
Cella obiettivo Registrabile per collimazione
Diametro massimo del tubo ottico 210 mm
Diaframmi interni al tubo ottico Nr. 6
Lunghezza paraluce 320 mm
Lunghezza massima del tubo escl. accessori 1650 mm
Messa a fuoco (con rotazione a 360°) Feather Touch FTF3545
Supporto di messa a fuoco Registrabile per collimazione
Cercatore standard 8X50
Peso tubo ottico senza accessori 30 Kg

Roberto Milan ©










Edited by roby2008 on Feb 14, 2015 at 01:28 PM
Edited by roby2008 on Feb 16, 2015 at 02:00 PM
Edited by roby2008 on Feb 17, 2015 at 01:14 PM
Edited by roby2008 on Feb 22, 2015 at 01:08 PM
Edited by roby2008 on Nov 6, 2016 at 03:10 PM
Edited by roby2008 on Nov 8, 2016 at 12:59 PM
Edited by roby2008 on Nov 8, 2016 at 01:05 PM

WELCOME IN NORTHEK » Auguri Dec 25, 2014 04:56 PM (Total replies: 9)

Buon Natale e felice anno nuovo anche da parte mia.

Ciao.
Roberto



WELCOME IN NORTHEK » Ciao a tutti, mi presento. Oct 20, 2014 12:38 PM (Total replies: 15)

Ciao Massimo, benvenuto.

Roberto




Si legge spesso sui forum popolari, di astrofili che dichiarano che uno strumento costruito una meccanica complessa e con molte regolazioni, sia più difficile da collimare rispetto ad uno strumento costruito con una meccanica dozzinale (in realtà, è vero il contrario).

Ciononostante, scontato che la collimazione è un pilastro importante, rimane il problema di come questa sia ottenibile e se chi la esegue ha le dovute esperienze di settaggio. Quanti astrofili si chiedono se ha senso acquistare uno strumento altamente tecnologico, che necessita di una messa a punto laboriosa, se poi non si ha il coraggio di toccare le viti di collimazione per paura di rompere qualcosa?

Ma alla prova dei fatti, per quanto sia laboriosa la messa a punto in tubi con molti gradi di settaggio dei vari componenti, dobbiamo prendere atto che collimare strumento costruito con una meccanica dozzinale, oltre ad essere frustante, (questo l’ho provato sula mia pelle) è di fatto impraticabile dalla maggioranza degli astrofili.

Trasportare e montare lo strumento ogni volta, richiede interventi frequenti o vistosi da parte del complesso di regolazione ottica e il mantenimento dell’ asse e del treno ottico diventa praticamente una battaglia costante tra l’osservatore e il telescopio medesimo, sprecando tempo voglia e pazienza.

Ciao
Roberto



Edited by roby2008 on Jun 19, 2014 at 06:47 PM


Permettetemi di ringraziare Massimo e Mauro Boetto, Arduino e Gastone che hanno offerto la propria disponibilità, senza il loro aiuto avrei potuto fare poco, o nulla. Costruire uno strumento non è un risparmio, ma ti permette di adeguare continuamente il medesimo ai propri desideri, eliminando, col tempo, ogni imperfezione evidenziata durante le sedute osservative e decidere in merito quale soluzione scegliere per ogni problema riscontrato.

Purtroppo, molti appassionati sostengono che per costruire un tubo ottico non è necessario rispettare determinati canoni di precisione meccanica, perché con il tilt del primario e del secondario si risolve tutto.

Alla luce di queste affermazioni sottopongo all’attenzione dei lettori alcuni elementi di riflessione. Un telescopio è formato da elementi fissi (tubo ottico), dinamici (fuocheggiatore o sistemi di traslazione del primario e del secondario) e intermedi (deviatori di fascio ottico, correttori di coma, lenti di Barlow, binoculari, etc). Collimare un telescopio non vuol dire allineare soltanto il primario e il secondario. Un Newton costruito con una intubazione dozzinale si può anche collimare, (chi la esegue però deve avere una eccellente manualità, e in pochi lo sanno fare) ma c’è il problema del fuocheggiatore, che deve essere collegato sul tubo rispettando l’ortogonalità del medesimo.

Infatti, se l’asse del draw tube del fuocheggiatore non è ortogonale con l’asse ottico, potremo comunque conseguire la collimazione in una determinata posizione, ma appena ci si allontana dalla medesima, il sistema inizia a scollimarsi. Qualcuno a questo punto potrebbe ribattere che i Newton utilizzano fuocheggiatori con un corse brevi, circa 40 – 50 mm, ed eventuali errori di ortogonalità non avrebbero alcun effetto sulla qualità dell’immagine. Ma se andiamo a leggere sui vari forum popolari, quanti possessori di newton affermano che durante lo star test osservano un’immagine di diffrazione con anelli concentrici in extrafocale ed irregolari in intrafocale, o viceversa?

Tanto per farvi un esempio, il mio rifrattore apocromatico ha un fuocheggiatore Feather Touch della serie 3545 che ha una corsa del draw tube di 114 mm. Prima delle modifiche meccaniche e la messa a punto, il draw tube presentava uno scostamento dal suo centro ideale di 1,2 millimetri. Questo grave difetto si era evidenziato durante l’operazione di pre-collimazione dello strumento, che viene eseguita inserendo all’interno del draw tube un collimatore autocostruito simile a un oculare di Cheshire. In pratica, se conseguivo la collimazione con il draw tube completamente in intrafocale, (attraverso il piccolo foro centrale realizzato sul collimatore si evidenziava un cerchietto luminoso ben distinto al centro dell’obiettivo) alla massima escursione del medesimo, il treno ottico era notevolmente scollimato (attraverso il piccolo foro del collimatore si evidenziava un cerchietto luminoso sovrapposto ad un altro leggermente più debole e spostato di lato rispetto al foro dell’ oculare di collimazione).

Questo problema veniva successivamente confermato anche durante lo star test. L’immagine di diffrazione della stella di riferimento osservata in diretta con l’oculare era sensibilmente eccentrica (il draw tube, in questo caso, è posizionato alla massima escursione). Al contrario, quando osservavo la stella di riferimento con il binoculare Mark 5, che di fatto “ruba” diversi centimetri di back focus e di conseguenza il draw tube si posiziona quasi completamente in intrafocale, riscontravo una immagine di diffrazione concentrica. Ecco perché è importante verificare l’ortogonalità dei componenti meccanici, soprattutto fuocheggiatori e sistemi di traslazione del primario e del secondario. Se questa operazione non viene eseguita, nessun risultato ad alta risoluzione potrà essere conseguito dall’ osservatore.

E quando leggiamo: << sto cercando di avvicinarmi ad una collimazione dignitosa con il mio dobson da 6 pollici. Per ora ho un collimatore laser, ma a causa dei vari giochi presenti nel fuocheggiatore e nel serraggio dei grani dell’adattatore dove va inserito il collimatore, sono tornato al porta rullino forato >> dobbiamo ancora discuterne? Questi post di lamentele e dubbi, fanno emergere in modo dirompente il tema degli assi meccanici, ottici e delle flessioni delle intubazioni. Se si vuole sfruttare bene le ottiche, dobbiamo avere la possibilità di eseguire una collimazione a regola d’arte. Nel mio caso la meccanica lo permette, in altre no.

Ciao.
Roberto



Edited by roby2008 on Jun 18, 2014 at 09:35 PM


Ciao Frank,
le o-ring in Viton non si deformano con il peso del primario, poiché la superficie di contatto, con il foro del primario (che ha una buona precisione e rifinitura), è su tutta la circonferenza del medesimo. Vengono sostituite una volta l' anno per prevenzione, ma non sarebbe necessario.

L 'anello di teflon non si deforma con il peso del primario. L' FTFE caricato non ha problemi di compressione.

Ciao.
Roberto



Edited by roby2008 on Jun 18, 2014 at 05:07 PM


Ciao Frank,
le o-ring vengono sostitute anno per anno, durante la fase di pulizia dell'ottica.

La colonna è stata realizzata a traliccio per problemi di peso. (Avevo la disponibilità di una colonna di 260 mm di diametro in acciaio C40, spessa 10 mm. Al netto delle due flange, pesava ben 60 chilogrammi.)

Purtroppo non ho quantificato costi e tempi di realizzazione, ma forse è meglio cosi! Se lo facevo mi sarei sicuramente fermato a riflettere.

Ciao Salvatorelovecchio, grazie per i complimenti.

Roberto



TECNICA E TECNOLOGIA ASTRONOMICA » Oculari May 17, 2014 06:09 PM (Total replies: 54)

Ciao ragazzi,
i Fujiama HD OR hanno le stesse prestazioni degli ortho genuine, anzi a dire il vero sembrerebbero usciti dallo stesso stampo! Scherzi a parte, sono degli ottimi oculari. Ho acquistato il 5 mm e il 6 mm per osservare in monoculare i corpi celesti del sistema solare ad alti ingrandimenti (fino a 1200X sulla luna).

Ciao
Roberto Milan



WELCOME IN NORTHEK » ciao ragazzi! Nov 21, 2013 07:51 PM (Total replies: 14)

Ciao, benvenuto tra noi.

Roberto



WELCOME IN NORTHEK » Mi presento. Oct 30, 2013 12:31 PM (Total replies: 7)

Ciao, benvenuto tra noi.

Roberto



SE IO FOSSI NORTHEK. » La mia impressione di NortheK. Oct 6, 2013 02:07 PM (Total replies: 6)

Personalmente ho avuto un grande aiuto che mi è sempre stato dato con grande disponibilità e professionalità. I vostri prodotti sono realizzati con grande capacità tecnica e costrutiva che non trova riscontro in altri costruttori a livello mondiale.

Ciao.
Roberto



WELCOME IN NORTHEK » Roberto Milan insegna al suo gatto....... Sep 23, 2013 08:07 PM (Total replies: 2)

Ci sono ancora persone che quando vanno in ferie abbandonano gli animali. Il gattino lo abbiamo trovato nei nostri campi, affamato e malato. Quando mi esercito con la chitarra elettrica (senza amplificatore) si accoscia sulle mie gambe e rimane li per tuto il tempo....

Ciao.
Roberto.



WELCOME IN NORTHEK » Salve a tutti da Verona Sep 10, 2013 12:32 PM (Total replies: 7)

benvenuto anche da parte mia.
Ciao.

Roberto




Ciao,
ho inserito una foto del giunto a stella collegato sull' asse orario della mia montatura. La trasmissione non da vibrazioni nemmeno a folli ingrandimenti.

Ciao.
Roberto

http://s19.postimg.org/p4bjvehtf/DSCF1562.jpg



Edited by roby2008 on Sep 2, 2013 at 08:19 PM

WELCOME IN NORTHEK » Sono Franco mi presento. Aug 26, 2013 01:05 PM (Total replies: 12)

Benvenuto anche da parte mia.
Ciao.

Roberto




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