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Author Topic: Marzo 2014 - (1 messages, Page 1 of 1)

massimoboe
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Posts: 338
Joined: Sep 25, 2008

Owner - NortheK Accademia


Posted: Feb 26, 2014 01:07 PM          Msg. 1 of 1
Nell’editoriale di Febbraio abbiamo accennato della questione relativa alla scelta del diametro strumentale.

E’ importante che ciascun astrofilo rifletta su questo tema, perché spesso e volentieri ci si fa trascinare da facili entusiasmi e dalle cretinotecniche che si leggono nel web, scritte frequentemente da chi non è del tutto avulso da interessi commerciali più o meno noti, più o meno discreti.
La cosa non vale per NortheK, che comunque nel proprio forum (e sito) ha sempre sostenuto una linea di “buonsenso”, in casa propria e non in conflitto di interessi, a chi piace legge, a chi non piace ….

Non serve a nulla – per chi vuole creare un brand – spingere l’utenza verso prodotti che non può o non potrà sfruttare in modo adeguato. Il Cliente contento al momento è un cliente perso successivamente. Noi vogliamo che il Cliente sia consapevole della propria scelta e che sostenga – sempre – di essere stato consigliato nel modo migliore da NortheK. Sarà così fidelizzato.

C’è poca coscienza di quanto costi un diametro consistente, non solo in termini finanziari, ma anche in termini d’uso.

Ho una postazione fissa? Ho un balconcino? Mi posso spostare? Il mio fisico non risente nella movimentazione di pesi importanti? Ho la VOGLIA e la COSTANZA di sostenere spostamenti e pesi nel tempo? Queste sono solo alcune domande che è necessario porsi nel momento in cui si compera un telescopio che superi certe cifre (chiaro che a 500-1000 euro possiamo anche soprassedere e fare un esperimento).

A prescindere dall’uso cui è destinato il telescopio, è importante capire bene cosa possiamo e cosa vogliamo fare. Se un astrofilo ha problemi a spostarsi e a spostare pesi seri, deve immediatamente scartare strumentazione pesante (non necessariamente ingombrante: il nostro DP 100 che è pure ingombrante ma pesa 6 kg è ovviamente gestibilissimo da chiunque e ovunque). Viceversa un 350 mm anche corto come il Dall Kirkham 350 f 20 non è assolutamente gestibile in postazione mobile. Si puo’ fare, in due e ogni tanto, ma chi è serio confermerà che non è quello il suo scopo. 34 kg e relativa montatura, in cieli incerti come i nostri, non sono da portare a spasso. Ma il medesimo discorso vale per il Cassegrain classico 350 f 15 o il Ritchey Chrétien 350 f 9.

NortheK ha scelto i propri modelli pensando al Cliente. Per un costruttore non è un problema realizzare un telescopio che invece di pesare 34 kg ne pesa 20. Per il Cliente è un problema che quest’ultimo funzioni bene, ma lui non lo sa e quindi compera il più leggero, rendendosi conto dopo dell’errore. Secondo Voi un costruttore ha interesse a perdere vendite per non alleggerire i propri tubi ottici? Evidentemente no! E perché non lo fa? Pensateci e datevi una risposta.

Pertanto il primo punto è stabilire il target dell’astrofilo a cui è destinato un tipico modello, successivamente verificarne la fattibilità, il costo, il prezzo di vendita. Il secondo passo è quello più importante: ad ogni modello deve corrispondere una vasta scelta di montature – possibilmente di gamma prezzi la quanto più ampia possibile – che lo possono sostenere. Non essendo noi costruttori di montature dobbiamo dare ai nostri Clienti la possibilità di scegliere in funzione delle proprie disponibilità. E’ chiaro che siamo molto contenti quando il Cliente punta al top di gamma, perché già sappiamo che questo farà un gran bene al prodotto (e c’è anche una logica in questo: i migliori astroimagers usano sempre setup di sostegno di ottime performances, evitiamo di spiegare il perché, chi non lo sa non lo capirebbe).

Per quanto sopra ecco che abbiamo spiegato il motivo per cui sono stati fatti alcuni modelli con pesi ben precisi e leve facilmente identificabili. La serie 250 da 16 a 19 kg. con tubi entro il metro di lunghezza, la serie 230 con pesi da 9 a 15 kg e lunghezze da 750 a 1,3 mt, la serie 350 con pesi da 34 a 45 kg e tubi da 1 a 1,4 mt e via di seguito.

La serie 230 è destinata a montature di piccola portata (20 kg), nella serie 230 c’è una eccezione (lo Scout 230) che va usato in deep e dovrebbe usare montature con certe prestazioni. La serie 250 è ottimizzata per qualunque montatura con portate da 25 kg in su, la serie 350 con montature di ALMENO 50 kg di portata a seconda della configurazione ottica.

Detto questo, l’astrofilo deve iniziare a domandarsi cosa può acquistare, prima di tutto dal punto di vista logistico, e poi economico. Seguendo passo passo il ragionamento si arriverà a scegliere il prodotto più adatto. Se si vuole fotografare deep e in postazione mobile, inutile sognare RC da 300 mm con montature ballerine, perché poi o ci si mette un sensore micro e pixel grandi o al momento in cui si attaccano CCD adeguati, ruote portafiltri, guide fuori asse tutto va a momenti e quando gli pare, e questo senza considerare intubazioni spannometriche già sbilenche in origine.

La diretta conseguenza della mancata analisi di quanto scritto fino ad ora, porta il mercato verso specifiche richieste. Tipica l’esigenza di un grande tubo in una montatura ultra economica (del tipo EQ6). Alcuni (non noi) costruttori rispondono con modelli ultra leggeri, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti basta provare uno di questi tubi e ci si rende conto di che morte si deve morire. Notate la distonia tra esigenze di apertura e contorno meccanico. Il voler a tutti i costi un grande telescopio porta a scelte risibili e discutibili, non potendosi permettere tutto il corredo proporzionato e confacente alle potenzialità dell’ottica, si casca poi in un accrocco che è solo fonte di tribolazione: ad un successo sporadico si allineano parecchi insuccessi in termini di risultati.

E’ dunque il Cliente che deve essere in grado di tutelarsi nelle proprie scelte. I costruttori che devono far numeri fanno semplicemente quello che il mercato chiede, ed è tutto da dimostrare che la massa mercantile abbia le sue ragioni………….

Massimo Boetto

Agli ingegneri piace risolvere i problemi. Se non ci sono problemi sottomano, gli ingegneri li creeranno.
Scott Adams, Il Principio di Dilbert, 1996
 

 

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