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Author Topic: Intubare un rifrattore: sembra facile....... (48 messages, Page 1 of 3)

maxproject
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Posted: Jun 2, 2012 03:58 PM          Msg. 1 of 48
NortheK produce due rifrattori acromatici, uno è già da tempo disponibile e distribuito in diversi esemplari (il DP 100), il secondo - strettamente riservato ad un pubblico di fascia molto alta - è il DP 150 che ha superato le prove di validazione e di cui stiamo disponendo la produzione della serie (leggermente diversa dal prototipo per abbassarne i costi ma mantenendo le performances) e l'attrezzeria per le ottiche superlucidate. Abbiamo poi intubato altri rifrattori su commessa.

In questo forum, e altrove, si è parlato lungamente della questione relativa alla intubazione dei telescopi rifrattori. Qualcuno deride, per il gusto di farlo ovviamente, la nostra ortodossia costruttiva, che non lascia spazio alle approssimazioni e alle tolleranze "perchè così preciso non serve". Un lavoro eseguito a regola d'arte è una lavoro definitivo, lavorare bene è una forma mentale. Lavorare con approssimazione può solo dare prodotti approssimati. NortheK non vuole vendere prodotti approssimativi, in quanto questa fascia di mercato è già ben coperta .

Nel corso degli anni ci hanno contattati molti astrofili che volevano intubare rifrattori di buona misura (150-200 mm) ma che di fronte al preventivo hanno gettato la spugna, e hanno poi rivenduto il vetro ad altri astrofili. Evidentemente si sono resi conto che farlo con le giuste garanzie era oltre le proprie possibilità di spesa, e affidarsi ad altri costruttori era troppo rischioso anche se meno costoso.

Da una nostra indagine i vetri da intubare sono sempre gli stessi che girano lungo lo stivale da circa 4 anni. E' dunque evidente che l'incauto acquirente ha preso il vetro non rendendosi poi conto di quanto sarebbe costata una intubazione fatta da un qualunque costruttore che ne dia opportune garanzie.

Leggiamo nel web che con i fuochi molto lunghi tutto è più facile, compresi i fuori asse e la scollimazione che diventano due elementi abbastanza marginali sul risultato finale al piano focale. La stessa cosa si legge relativamente alla profondità di fuoco che accetta dunque fuocheggiatori così così e non richiede lavori di discreta fattura. Non vogliamo demotivare gli appassionati, ma si sappia con certezza che i valori dati dalle tabelle rappresentano una sola faccia del problema, che poi esplode nel momento in cui si va ad usare il telescopio. Ancora una volta, per esperienza, dichiariamo che la parte delle enunciazioni teoriche è corretta ma viene rapidamente disintegrata dagli elementi circostanti che NON sono prevedibili in una formula matematica. Non a caso non abbiamo MAI visto alti blasoni intubati a casaccio, piuttosto abbiamo visto problemi d'uso (meccanici) dovuti - secondo noi - ad un tentativo di contenere i costi.

Faremo dunque una serie di riflessioni, che speriamo siano utili a chi sta pensando ad un lungo fuoco di diametro consistente.

Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)

Andrea Maniero
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NortheK Accademia


Posted: Jun 2, 2012 07:28 PM          Msg. 2 of 48
Resta da capire il fenomeno che chi si permette di acquistare un vetro da 200mm voglia poi spendere poco nell'intubazione , come incastonare un diamante su di un anello di latta !

Questa mentalita' abbiamo visto porta poi a spendere PER FORZA di cose ulteriori soldi in retrofit assolutamente necessari per la performance dell'ottica .
Edited by Andrea Maniero on Jun 2, 2012 at 07:28 PM

maxproject
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Posted: Jun 2, 2012 08:35 PM          Msg. 3 of 48
Ma questa è solamente la conseguenza di un argomento MAI trattato fino a 4 anni fa: la meccanica dei telescopi.

Tutti a farsi ingegnosissimi ragionamenti sulla lavorazione delle ottiche, senza mai domandarsi cosa le sostiene e in che modo devono lavorare. Ora è chiaro che diventa difficile mettersi in pari alla comunità astronomica (dilettante). Bisogna abbandonare alcuni concetti ed impararne di nuovi...........

Quando si scrivono alcune cose nelle piattaforme, sembra che - rivolgendosi a noi anche se non se ne nomina il marchio - non abbiamo mai visto un telescopio o non abbiamo mai osservato in un telescopio........mah francamente molti di noi hanno già capelli e barba bianca (la Dani no) e hanno fatto ricerche visuali già 30 anni fa magari con binocoli o acro o newton di varie misure. Anche noi abbiamo fatto le nostre pubblicazioni, che non erano la foto del giorno, ma il frutto di mesi di osservazioni magari in team, e non nelle riviste italiane. Serve vantarsene? E questi dovrebbero insegnare a noi l'Astronomia e il metodo scientifico??? Un buon bagno di umiltà e due righe più in basso aiuterebbero a non fare figure patetiche.

Maxproject

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maxproject
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Posted: Jun 2, 2012 08:41 PM          Msg. 4 of 48
In acro molto lunghi (o apo, è lo stesso), il principale problema è il controllo dell'effetto leva e delle relative deformazioni del tubo, anche in presenza di variazioni del suo assetto, di variazioni dei carichi posteriori, in presenza di vento.

In linea molto generale sembra un problema semplice da risolvere, e lo è nel momento in cui operiamo dentro una cupola e senza problemi di peso. Se siamo astrofili siamo automaticamente sparati nel tema della montatura che, sappiamo tutti, per certi carichi e certe leve costa un patrimonio (es. diametro delle corone......).

Diventa dunque prioritario realizzare un tubo che mantenga l'asse ottico entro la regola non scritta di 0,02 mm , fare in modo che questo tubo non pesi una tonnellata e possibilmente che abbia costi digeribili.

Non è proprio un compito da poco e comunque NON è di sicuro economico.

Maxproject

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maxproject
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Posted: Jun 2, 2012 08:44 PM          Msg. 5 of 48
In una lunghissima discussione di qualche anno fa si affrontava il tema di un 200 mm f 20. Ci sembra di ricordare che si poneva un peso massimo del tubo di 25-30 kg e che il cliente acquisto' due mezzi tubi di carbonio honeycomb. Noi dicemmo la nostra e sconsigliammo questa scelta. Ad oggi lo strumento non ha visto la luce, perlomeno nel progetto originale. Pero' è stata una discussione interessante perchè si parlo' molto e con grande enfasi, poi per qualche ragione finì in gazzarra e fu chiusa.

Ma anche in questo caso ci si è fidati di assunti teorici che poi non hanno avuto un riscontro pratico nel "fare" il lavoro. Troppi e troppo costosi i problemi che si sono trovati per far funzionare il telescopio.

Le soluzioni ci sono ma bisogna fidarsi di quello che ci viene suggerito dal costruttore pretendendo le opportune garanzie ma senza interferire nel progetto.

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Posted: Jun 2, 2012 09:06 PM          Msg. 6 of 48
Ad esempio una questione che non va sottovalutata in tubi da 3 o 4 mt: il tubo va costruito monolitico o sezionato? Da questa risposta dipendono molte scelte costruttive, considerando che lo strumento non è fisso e protetto non vediamo praticabile la strada di tirare giu' 3 mt o 4 di tubo e portarli al riparo.........bisogna essere in due per forza, non tanto per il peso ma per l'ingombro.

Quando si vogliono realizzare strumenti molto lunghi, oppure molto pesanti, la prima domanda è: postazione fissa si o no? e da questa risposta cominciare a scegliere le soluzioni, sapendo a priori che una versione leggera è anche più costosa.

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Posted: Jun 2, 2012 09:42 PM          Msg. 7 of 48
Quando abbiamo fatto i preventivi di costo per due o tre acro lunghi da 150-200 mm abbiamo sempre preteso chiarezza nel fornire i dati. Prima di tutto l'esatta disposizione dei pesi, quindi peso di ciascun componente, sua collocazione nel tubo, tolleranze nei pesi, e in ultimo previsione di un peso medio da mettere dietro alla messa a fuoco.

Fatto questo, si è passati ad un calcolo per valutare il comportamento della struttura, prevendo determinate forze di spinta (vento) costanti verso un valore alto, poi con altrettanta attenzione si è valutata una giusta disposizione di pesi per il recupero degli sbilanciamenti in modo da contenere al massimo le deformate.

Abbiamo sempre proposto intubazioni in carbonio per contenere i pesi, non carbonio "aereonautico ", ma carbonio terrestre senza polistirolo o reticolati honeycomb in mezzo, un classico wrapping con alcuni tessuti a grammatura diversa e un accurato curing termico. Resta il problema che per tubi molto lunghi non ci sono stampi della giusta lunghezza o autoclave per contenerli, quindi bisogna per forza scendere a tubi sezionati (che non ci piacciono mica tanto).

Una accurata analisi di tutto il sistema ha poi fatto prevedere il sistema di ventilazione interno e l'interposizione di sonde termiche che permettono la assoluta stabilità della temperatura interna (presto di serie nei telescopi NortheK più grandi e opzionale per i più piccoli, mentre una versione più semplice sarà di serie su tutti i telescopi da 250 mm in su), questo è fondamentale per dare stabilità assoluta al sistema ottico e meccanico e per spremere fino all'ultima goccia di sangue il telescopio.

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Posted: Jun 3, 2012 09:17 PM          Msg. 8 of 48
Quattro o cinque anni fa siamo stati i primi, in Italia, ad affrontare con serietà e dedizione l'argomento carbonio. Se ne è discusso molto nei forum popolari, abbiamo anche scritto una monografia (che ora è in argomenti tecnici). Erano gli albori di questo materiale applicato in ambito amatoriale.

Se escludiamo qualche sparuta esecuzione fatta con poca cognizione di causa, da li in poi si è argomentato molto su questo materiale. Oggi siamo arrivati ad una scelta.

Abbiamo tolto dal nostro catalogo tutta la parte riguardante il carbonio vendibile a parte. Le ragioni sono semplici: come era prevedibile è poi arrivato l'imbarbarimento della materia dove molti si sono improvvisati, altri hanno cercato di spiegare che con una spatola, un po' di ritagli di tessuto e due stufette si può fare un manufatto di carbonio. Poi sono spuntati i produttori (tutti amatoriali e nel tempo perso) che cercano un loro spazio nel mercato, ma da quello che distribuiscono si nota che non c'è una grande conoscenza di fondo della materia.

In questi anni siamo stati subissati di richieste di cui praticamente nessuna è stata evasa. Il nostro prezzo veniva paragonato al pasticcio del manufatto casalingo con la spatola. Questo è il messaggio passato agli utenti: attrezzati che tanto non è difficile puoi farlo anche tu. Avrai il carbon look meraviglioso e performante. E questi sono i risultati delle piattaforme dove non viene filtrato minimamente il contenuto tecnico dei messaggi.

Da questo ragionamento si capisce anche perchè diventa difficile economicamente intubare un rifrattore lungo con delle prestazioni meccaniche certificate. Se si è convinti che esiste il carbonio aereonautico, o il carbonio costruito con particolari accorgimenti, siamo in presenza di impossibilità nel comprendere le differenze da parte del cliente.

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maxproject
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Posted: Jun 15, 2012 10:26 PM          Msg. 9 of 48
Ora proviamo ad immaginare un tubo di 240 mm di diametro circa e lungo 4 mt..

Ci sono degli aspetti che vanno considerati, scusate se NON diciamo bene nel dettaglio, ma sappiamo che dei colleghi ci leggono per reperire info tecniche, non è il caso dunque di fornirle gratis.

Parliamo di 240 mm circa di apertura per un motivo ben preciso, potremo ridurro al massimo a 220 mm, lavorare su 200 mm vuol dire adottare alcune soluzioni costruttive che non sono proprio alla portata di chiunque.

Abbiamo detto un tubo di 4 mt quindi in definitiva abbastanza piccolo ma molto allungato con i pesi messe alle estremità.

Possiamo realizzarlo in alluminio o in materiale composito, oppure in fibra di vetro dal costo minore del carbonio ma dal peso superiore.

La prima domanda: su che montatura va questo telescopio. Ci sono problemi di portata, di ingombro, di robustezza o altro? Se ci rispondiamo che siamo disponibili a sopportare circa 4 mt di lunghezza, su una colonna di 3 metri, allora si può iniziare a discutere di un progetto eseguito in un certo modo. L'altezza della colonna è trattabile a seconda dei gusti del cliente.

Ma 4 mt sono 4 mt. I progetti in carbonio honeycomb sono falliti come era prevedibile e come lo sono tutti quelli che non permettono il perfetto riscontro degli assi in elementi, per loro natura, imprecisi nelle superfici di riscontro. Pertanto l'ideale sarebbe costruire un cannone monolitico in carbonio o in alluminio.

Ma un tubo di alluminio estruso lungo 4 mt circa e del diametro di 240 mm con uno spessore di 2 o 3 mm flette vistosamente per sua natura, oltre che a soffrire di una forma non esattamente dritta e di una ovalizzazione dell'estruso anche di un mm.

Se agganciamo detto tubo al paranco nel suo baricentro vedremo le due estremità dondolare a penzoloni flettendo verso il basso, e questo già a occhio. Pertanto o si aumentano gli spessori (ma non si eviteranno le flessioni) con tutti i problemi di peso, o si ricorre a soluzioni alternative.

Abbiamo aiutato il nostro McGyver (Roberto Milan) con delle forniture per reintubare il sul apo da 150 f 10. Quando posterà le foto vedrete come lo ha fatto e capirete meglio il ragionamento. Ma siamo a 1,5 mt scarsi.

Il tubo di alluminio lungo ha una sua ragione se è strettamente collegato a degli accorgimenti che ne evitano la flessione e consentono di usare spessori limitati, altrimenti con 4 mt è inutilizzabile.

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Posted: Jun 22, 2012 10:09 PM          Msg. 10 of 48
Comunque leggiamo frequentemente affermazioni costruttive che ci lasciano un pochino perplessi. Una tra le tante "il Sig. XXXXXX usa un tubo di alluminio spesso YY e quindi vuol dire che funziona".

I dilettanti, ovvero gli amatori di astronomia, devono ben comprendere che per giudicare uno strumento occorre fare un ragionamento MOLTO più ampio.

Vi siete mai chiesti perchè molte realizzazioni nostre vengono stigmatizzate come inutili e costose? E vi siete mai fatti una domanda al contrario: ma possibile che solo alla NortheK hanno capito come si lavora bene e molti altri no (a parte l'americano che ci copia passo passo)?

Ovviamente - scremando il dilettantismo costruttivo di cui soffrono molti colleghi - ed estrapolando quelli più seri, possiamo affermare che sono perfettamente in grado di capire e di fare quello che noi facciamo. E perchè non lo fanno? OVVIO! i margini non consentono di spingere molto sulle esecuzioni tecniche, il cliente difficilmente fatica a comprenderle, il cliente è mediamente abituato a realizzazioni problematiche.

La conseguenza diretta è che la media del mercato si è livellata verso il basso, si è spinto tantissimo in un unico elemento che il dilettante NON potrà mai mettere in discussione (salvo difetti mascroscopici): la correzione ottica.

Ecco il fiorire di discussioni barocche sulle ottiche e l'abbattimento costante su quelle relative alla CORRETTA esecuzione meccanica (che non è quella di chi fa telescopi solo sulla carta, ma è fatta di sostenibile progettazione, buona conoscenza dei processi di lavoro, business plan ben posizionato, economie industriali, ecc.).

Figlia di questi presupposti che sembrano ininfluenti è anche la scuola di pensiero che rende tutto "facile" e ogni costruttore "affidabile". Ma di ogni costruttore i clienti conoscono le esecuzioni consegnate e la loro FUNZIONALITA'? I telescopi comperati con sacrificio sono sempre fantastici, fino al successivo pollo da spennare.

NortheK lavora durissimo per invertire queste posizioni, e più di un collega inizia a preoccuparsene.

Maxproject

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maxproject
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Posted: Jun 22, 2012 10:18 PM          Msg. 11 of 48
Vogliamo anche far notare che di fronte a immagini molto esplicative, alcuni LESPERTI costruiscono le loro opinioni, commentando le immagini come la prova tangibile che la loro opionione è suffragata dai fatti.

Pero' ci corre l'obbligo di far notare che al nostro occhio i dettagli non sfuggono e - purtroppo - molti usano e commentano immagini che sembra gli diano ragione, salvo poi (e lo possiamo fare in qualunque momento e luogo) dimostrare noi medesimi che le
suddette affermano ESATTAMENTE il contrario di quello che LESPERTO ha voluto o cercato di dimostrare.

Sarebbe un gioco troppo facile per noi mettere alla berlina alcuni dilettanti, cosa che facciamo volentieri quando si travalicano alcuni confini che non vanno mai superati, in altri casi lasciamo correre, perchè chi comprende la nostra filosofia capisce al volo chi sta affermando un pensiero e cerca di sostenerlo e di chi parla senza sapere di cosa parla.

p.s. questo post è stato messo qui non a caso, ma non riportiamo elementi ulteriori solo per evitare discussioni, comunque il senso di quanto abbiamo scritto vale più o meno per una buona furgonata di LESPERTI.

p.s.2 : il thread "telescopi a confronto" serva di lezione a chi parla senza sapere.

Maxproject

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oreste
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son mi da vecio


Posted: Jul 2, 2012 10:28 PM          Msg. 12 of 48
Quando intubate qualcosa di grosso?? Vorrei vederlo e confrontarlo col lavoro di altri costruttori.

Oreste

maxproject
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Posted: Jul 4, 2012 09:57 PM          Msg. 13 of 48
Qualche idea ci frulla in testa, ma abbiamo troppe cose in corso di esecuzione, pertanto non possiamo disperderci in quanto non è stato programmato fino ad oggi. Speriamo di avere un pochino di tempo in più e di presentare qualcosa di molto particolare.

Maxproject

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maxproject
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Posted: Jul 8, 2012 11:40 AM          Msg. 14 of 48
Sempre restando in tema di rifrattori a fuoco lungo, ci sono molte posizioni e scuole di pensiero relativamente alla necessità e al posizionamento dei diaframmi.

Ciascuna opinione è supportata da teorie che in teoria gli danno ragione e mettono nel torto l'opinione contraria.

Tralasciando i commenti ilari che qualcuno che ci legge con grande assiduità riporta altrove, circa la precisione sul posizionamento dei diaframmi in un rifrattore, e - calcoli alla mano - dimostra che la nostra precisione non serve, vogliamo non prendere in considerazione questi ragionamenti fantasiosi figli di tante ore al pc e poche ore al telescopio.

NortheK è dell'opinione che i diaframmi servono. Non pretendiamo di avere ragione in senso assoluto in quanto, in linea molto teorica, se tutto fosse realizzato "ad hoc" e posizionato dove e come si deve (in cupola per esempio) sarebbe anche facilmente dimostrabile che i diframmi interni non servono (sempre in teoria). Nella pratica questo non avviene mai.

Un confronto recente tra il DP 100 e altri strumenti ha mostrato a favore del primo uno sparpagliamento della luce residua praticamente inesistente. Il DP 100 ha 3 diaframmi.

Se guardiamo alcune foto di autocostruttori notiamo che la non conoscenza ha portato ad inserire un numero esorbitante di diaframmi in batteria, pensando che - nel dubbio - il contrasto e l'abbattimento delle luci parassite aumenti in modo esponenziale. Questa pratica è errata su tutti i fronti. In primo luogo se servono 3 diaframmi, metterne 8 non migliora nemmeno sensibilmente il risultato finale (il cono di luce è un elemento ben prevedibile dentro il tubo di un telescopio), in seconda battuta anche un numero troppo elevato di diaframmi disturba l'andamento termico all'interno del tubo. Da immagini in cui si vedono batterie di diaframmi si capisce bene la preparazione del costruttore.

Il DP150 ben più pesante e complicato, proprio per quanto sopra, ha 4 diaframmi di cui uno neutro e un sistema che elimina i blocchi termici nelle varie sezioni del tubo. Presto termineremo il sistema di controllo attivo delle termiche e sarà interessante ricavare i grafici con le varie misurazioni in vari punti del tubo, e da li estrapolare un protocollo di controllo continuo per governare i differenziali.

Tutta questa precisione (che si chiama "overingegnerizzazione") ha un obiettivo ben preciso: avvicinare il più possibile le prestazioni teoriche di un telescopio a quelle pratiche, elemento questo che - manco a dirlo - è tra i più difficili da raggiungere.

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Edited by maxproject on Jul 8, 2012 at 11:42 AM

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Posted: Jul 10, 2012 10:03 PM          Msg. 15 of 48
Anni fa, in una discussione presso una piattaforma popolare, parlammo di come installare i diaframmi dentro un telescopio rifrattore in carbonio. Riportammo anche la nostra teoria che i diaframmi devono svolgere il loro compito ma devono anche far lavorare i flussi di aria da espellere a ridosso delle pareti in carbonio.

Poco dopo un nostro collega, copiando pari pari, ha intubato un prodotto seriale seguendo con scrupolo quanto abbiamo scritto (nel catalogo le foto sono ben eloquenti). Cio' detto per evidenziare come sia pericoloso applicare concetti che non si conoscono, ricopiando le tesi altrui, e infatti l'impianto concepito dai nostri amici non puo' funzionare in modo ottimale, perchè - per quanto ci riguarda - ci siamo scordati di spiegare un pezzo del ragionamento.

Allora a chi intuba un rifrattore di buone dimensioni, chiediamo di fermarsi un attimo a ragionare sulla questione delle termiche. Non è una questione che riguarda solo i dobson......... c'è molto da dire su questo e affermazioni bislacche "chi intuba rifrattori in carbonio va incontro a grossi guai", appartengono a chi non ha evidentemente padronanza della materia.

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Posted: Jul 25, 2012 11:10 PM          Msg. 16 of 48
Già chi intuba rifrattori in carbonio va incontro a grossi guai.

E come mai noi non lo rileviamo usando tubi in carbonio? Magari al sole per ore? Vero che il carbonio si scalda (tipico: parte superiore esposta al sole calda, parte inferiore in ombra fredda), e come mai non genera termiche al suo interno.........forse non abbiamo capito qualcosa, anzi una cosa si l'abbiamo capita: le formule tecniche ci dicono esattamente come si comporta un materiale nella situazione X, ma non come si comporta lo strumento nel complessivo.

Ci sono dei dettagli che appena avremo voglia dimostreremo, per gli amanti "io ho dimostrato, adesso aspetto che mi dimostrino", con misurazioni strumentali e che getteranno un po' di ragionamenti alle ortiche, magari demolendo molta teoria (corretta ovviamente ma applicata a proprio comodo). Dateci un pochino di tempo e anche qui diremo la nostra.

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Posted: Aug 6, 2012 01:52 PM          Msg. 17 of 48
Naturalmente quando un rifrattore a fuoco lungo funziona bene, è OVVIO come dicono gli altri che funzioni bene. Se così stanno le cose, giusto per non perdere tempo, perchè non si prende un lungo fuoco che funziona e lo si mette a fianco di un lungo fuoco consumer? Siamo poi così sicuri che è OVVIO che funzionino in modo uguale? Noi la risposta la sappiamo e aspettiamo che altri facciano un esperimento così come detto, a parità di X stessa sera, fianco a fianco, stesso deviatore e stesso oggetto. Poi nei discutiamo.
I più ottimisti sono ancora convinti che il lungo fuoco perdona gli errori di costruzione. In parte, ma solo in parte, puo' essere vero, così come li perdona un qualsiasi apo corto in visuale, ne più ne meno.....solo che col lungo fuoco non ci facciamo pose fotografiche ne osserviamo larghi campi stellari.

E' molto interessante fare questo genere di confronti (e chiunque li puo' fare, basta essere in due per avere pareri diversi e non essere distratti da gente che gira intorno), perchè se poi ci si annota tutto si scopre con non poco stupore che i luoghi comuni sono appunto luoghi comuni, e che molte posizioni vanno riviste perchè ogni telescopio ha una sua anima tecnica e in funzione di quella risponde alle nostre aspettative.

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Posted: Sep 1, 2012 09:42 PM          Msg. 18 of 48
Postiamo questo cross piattaforma per non incorrere nelle logorroiche rotture di balle che purtroppo una ben identificata categoria di astrofili ci ammorba nel web (vedi Italiano/Ingegnere......), purtroppo la gestione del forum non è in grado di equilibrare gli interventi e diventa per noi controproducente portare contributi.

http://www.binomania.it/phpBB3/viewtopic.php?f=50&t=2024

In questo post, interessante, l'astrofilo ha un piccolo telescopio rifrattore che è leggermente scollimato. Osservando le foto che ha fatto con i mezzi di cui dispone, si notano con un pochino di elaborazioni, a pagina uno, degli aloni irregolari e non perfettamente rotondi intorno alla stella, questo sta a significare che la camera di ripresa e/o il fuocheggiatore non erano in asse con il cono di luce.

Piu' avanti, nel prosieguo delle prove emerge che - se abbiamo capito bene - il telescopio non è provvisto di cella collimabile (stiamo cercando di verificare ma non ci teniamo informati sulle infomercials dei consumer) e, di questo siamo certi, la messa a fuoco va fuori asse. Il tutto a 100x.

Quanto una scollimazione a 100x (questo rifrattore deve essere operativo almeno fino a 250x) anche lieve, unita a un treno ottico ballerino deforma le immagini? A detta del Sig. Specola non si deteriorano le immagini. In effetti un'auto con un cilindro che batte in testa va lo stesso e comunque l'immagine è impastata.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)

maxproject
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Posted: Sep 2, 2012 09:21 PM          Msg. 19 of 48
Adesso qualche esperto propone il 100 f 11. Cella non collimabile (questo lo abbiamo verificato di persona), obiettivo scollimato (pure questo lo abbiamo verificato), meccanica ultra economica. Invece di salire scendiamo...............

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roby2008
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NortheK Accademia


Posted: Sep 12, 2012 10:44 AM          Msg. 20 of 48
Ciao a tutti,

come promesso vi invio una relazione con le foto del rifrattore apocromatico con ottica Zen, dopo il retrofit dell’ intubazione. A coloro che sono interessati, posso inviare la recenzione completa in file pdf tramite e-mail.

L’ obiettivo, inserito su una doppia cella in alluminio Anticorodal nero anodizzata, e’ un tripletto ED (di vecchia data) a contatto in olio che presenta una apertura utile di 145 mm e una lunghezza focale di 1500 mm, pari ad un rapporto di f 10. L’ elemento anteriore prevede un vetro tipo Ohara S-FPL 51 associato a due vetri Flint a dispersione anomala di cui uno asferico. Le due superfici aria–vetro sono trattate antiriflesso con un monostrato al fluoruro di magnesio (MgF2) di colore azzurro. La spaziatura in olio forma un monoblocco omogeneo e trasparente, a dimostrazione che questo metodo di protezione contro le riflessioni, col passare del tempo, non pone alcuna problematica sulle superfici vetrose.

http://postimage.org/image/oyo49uqzz/

Il tubo ottico in alluminio ha un diametro esterno di 210 mm ed e’ spesso 5 mm ( per parte). Tutte le flangie di interfacciamento con la cella dell’ obbiettivo, con il supporto del fuocheggiatore e i sei diaframmi sono stati realizzati dal pieno. Il tubo e’ stato lavorato e portato a misura al tornio, in modo da eliminare l’ ovalizzazione interna e poter quindi inserire alle due estremita’ la controcella e la flangia basculante con il minimo gioco possibile.

I diaframmi sono stati dimensionati per avere sul piano focale un cerchio di luce di 20 mm e sono fissati al tubo ottico tramite grani a 120°. Sulla superficie interna delle flangie di interfacciamento e sul paraluce, sono presenti numerosi microsolchi che, assieme al velluto nero posizionato su ogni parte del tubo ottico, consentono di minimizzare i riflessi interni. Il generoso diametro del tubo ottico protegge la corona piu’ esterna del fascio ottico dall’ azione di disturbo dei moti turbolenti.

Il fuocheggiatore e’ un Feather Touch della serie 3545 con messa a fuoco a pignone e cremagliera coniche, completamente rotante e dotato di demoltiplica 09:01. Gli accessori da due pollici vengono bloccati sul piano focale tramite un meccanismo autocentrante, ma per avere una presa sicura, e’ opportuno utilizzare barilotti con profilo privo di scanalatura. Con un collimatore il fuocheggiatore ha evidenziato un punto dolente: il draw tube non e’ esattamente ortogonale al fascio ottico e durante l’ escursione si sposta dal suo centro ideale. Per correggere il disallineamento e’ stata inserita tra il fuocheggiatore e il tubo ottico una pesante flangia basculante che mi permette inoltre di controbilanciare il peso dell’ ottica.

Il telescopio e’ montato all’ interno di due anelli di supporto “RING NortheK” molto resistenti. Per facilitare il bilanciamento del telescopio in declinazione, e’ stato inserito tra la slitta Losmandy e il morsetto, un congegno meccanico a traslazione con lettura della posizione, utile per spostare il telescopio anche di pochi millimetri e per evitare improvvisi scivolamenti della slitta. Il telescopio ha un peso di 30 chilogrammi (comprensivo di anelli, barra tipo Losmandy, cercatore e paraluce) e raggiunge la lunghezza di 165 centimetri con fuocheggiatore retratto e paraluce (320 mm) inserito a pressione.

http://postimage.org/image/stricfa5r/

La collimazione preliminare dello strumento e’ stata eseguita in due fasi utilizzando un collimatore autocostruito. Nella prima fase, si posiziona il collimatore sulla flangia di interfacciamento del fuocheggiatore: regolando le tre coppie di viti della cella, si fa coincidere il centro dell’ obiettivo con quello del tubo ottico. (o il cono di luce)

http://postimage.org/image/v8m1u0v1r/

Nella fase successiva, il collimatore viene inserito sul fuocheggiatore: regolando le tre coppie di viti della flangia basculante, (in questo caso e’ possibile osservare e correggere contemporaneamente) si fa coincidere il centro dell’obiettivo e del tubo ottico precedentemente collimati, con quello del draw tube. La collimazione preliminare e’ terminata quando, i riflessi portati a coincidenza con il centro dell’ obiettivo, rimangono tali passando dalla posizione intra-focale a quella extra-focale e viceversa. Prove seguite con il collimatore, hanno evidenziato un disallineamento (con conseguente scollimazione del treno ottico) del draw tube ad ogni rotazione del fuocheggiatore. Date le circostanze ho ritenuto opportuno bloccare definitivamente la rotazione a 360°. Per perfezionare la collimazione (osservando una stella ad alti ingrandimenti) si deve agire sulle tre coppie di viti della cella.

http://postimage.org/image/b2ijv4ze7/

Sebbene l ‘obiettivo sia stato costruito con vetri ritenuti superati e con metodi di lavorazione di trenta anni fa, lo strumento, quanto a immagini planetarie, e’ in grado di rivaleggiare con un lussuoso apocromatico di ultima generazione.(testato) Il tubo ottico e’ stato realizzato con la massima cura e attenzione alle tolleranze di lavorazione. Il fuocheggiatore purtroppo presenta alcuni difetti meccanici mi hanno lasciato perplesso. E pensare che in tutte le recensioni pubblicate sul web e sulle riviste astronomiche, viene reputato come una vera e propria opera d’arte. Non penso comunque che sia un caso isolato.

Saluto e ringrazio Massimo e Mauro Boetto per la collaborazione offerta.

Ciao, Roberto Milan


 
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