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»Forums Index »Tecnologia e tecnica astronomica »TECNICA E TECNOLOGIA ASTRONOMICA »Celle flottanti, autoportanti e tipi diversi per ogni esigenza .
Author Topic: Celle flottanti, autoportanti e tipi diversi per ogni esigenza . (25 messages, Page 1 of 2)

maxproject
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Posted: Jan 10, 2012 10:20 PM          Msg. 1 of 25
StabilobloK 25 e la sorella maggiore 35 sono i primi due esempi di una precisa scelta progettuale fatta da NortheK per quanto riguarda le celle per specchi primari, nei telescopi riflettori.
Ci vengono poste molte domande al riguardo, alcuni si divertono al dileggio, altri più cautamente ci pensano e poi danno una propria impressione.
Se un progetto viene avviato da NortheK, deve prima assolvere ai suoi compiti di funzionalità e qualità e poi sottostare alle severe regole del target price che ogni costruttore applica.
Spiegheremo in questo topic alcune questioni, pregando gli astrofili amanti dei simulatori ingegneristici di non farci perdere tempo e nemmeno di farci ridere.........i calcoli si comperano per pochi euro da specialisti normati e qualificati.

Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)

maxproject
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Posted: Jan 11, 2012 07:01 PM          Msg. 2 of 25
E' la prassi osservare in alcuni siti di costruttori, che amano darsi una nota di alta tecnologia, disegnini meccanici con le relative videate delle deformazioni meccaniche. Così come è la norma vedere molti telescopi costruiti sulla carta, con accattivanti rendering cad roteanti ma dal costo zero.

Questo modo di presentare i prodotti tecnici è la strada più semplice per accreditarsi come bravi costruttori a costo zero, e soprattutto per imbambolare un certo tipo di utenza facilona e poco avvezza alle questioni tecniche.

Un nostro amico non europeo ci ha inviato un rendering di un 600 mm che a suo dire è stato realizzato con il supporto progettuale di tecnici che hanno progettato i famosi telescopi da 10 e 8 mt (Subaru ecc). Purtroppo per lui e per i quotati progettisti (forse hanno disegnato le manopole degli sportelli, o la bulloneria), già dal rendering il progetto è penoso e ridicolo con non pochi errori concettuali. Naturalmente il signore in questione è molto interessato ai telescopi NortheK, domandiamoci il perchè.

Non è abitudine nostra postare disegni strutturali e quotati di prodotti NortheK. Questi al cliente NON devono interessare. Se è in grado di capirli vuol dire che sa farli e quindi con un pezzo in mano e due misure può riprodurseli. La pubblicità ad effetto non ci appartiene proprio perchè rispettiamo il nostro target di utenza che è al di sopra di queste sciocchezze, e chiede solo ed unicamente un prodotto che vale i soldi pagati.

Con questo spirito sono state disegnate le due celle da 250 e 350 mm (quella del 600 è in fase di disegno). In particolare il fatto di aver messo 18 punti flottanti ha generato una serie di attacchi scriteriati con tanto di sostenitori - calcoli alla mano (e risate di conseguenza) - che un po' di bostik fa lo stesso lavoro. Naturalmente questi estremi sfrondano tutto il ragionamento dagli elementi effettivi d'uso del prodotto, facendo ben finta di dimenticarli, già che chi resta in adorazione di questi concetti non si accorge della loro incompletezza e parzialità.

Alla fine del ragionamento, quello che importa all'utenza è che il prodotto funzioni in modo eccellente (e di questo noi siamo certi, gli incollatori no), e magari anche due cenni che spiegano perchè facciamo così e cosa'.

StabilobloK 25 è la più evoluta cella da 250 mm presente sul mercato, intendendo anche con questa il sistema di collimazione. Il compito primario è quello di essere leggera, robusta e sostenere nel modo migliore vetri sottili (25 mm) senza indurre deformazioni oltre i parametri di tolleranza richiesti.

Ma una buona cella è una buona cella quando è ripetibile nella sua costruzione (ossia: tutti i telescopi che la usano performano in egual modo, almeno in questo componente), quando la sua costruzione non ha lasciato spazio a compromessi economici (non si creda che il costo scenderebbe della metà.....ma solo di qualche punto percentuale, se lo ricordi bene chi ride dei 18 punti flottanti, perchè a dire stupidaggini si fa presto a far di conto economico no).

I concetti guida di una cella per specchi è che questa deve permettere la collimazione assolutamente perfetta (e non a 100x), mantenerla durante la sessione osservativa, non disturbare la superficie ottica, essere stabile e strutturale nel tubo ottico.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)

maxproject
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Posted: Jan 11, 2012 08:52 PM          Msg. 3 of 25
Le celle ST per i diametri 250 e 350 seguono dei criteri costruttivi molto semplici, ma rigorosi, è proprio il rigore progettuale e costruttivo che permette - nella loro semplicità - di funzionare in modo adeguato.

Una cella deve lavorare in sintonia con il resto della intubazione. Non avrebbe senso una cella sosfisticata e un supporto per secondari alla traballero o un tubo storto che rende inutile la precisione che SI DEVE avere in fase di collimazione fine o finissima.

Diremo in molto semplice che si puo' collimare un telescopio anche con il tubo a dente di sega, ma poi quanto è precisa la collimazione? Si mantiene sempre anche lo spostamento del centro di gravità (ondivago a questo punto)? E' costante in tutta la sessione osservativa anche in funzione delle varie deformate termiche non solo del vetro?Ecc.

Ci domandiamo, a questo punto, perchè i professionisti esigono alcuni parametri fondamentali e non si mettono a fare sistemi semplici ed elementari potendo cosi tagliare enormemente i costi e crescere con il diametro utile.

La risposta è ovvia, anche se non scontata: uno strumento costruito per applicazioni tecniche o scientifiche deve essere lui per primo rigorosamente adeguato al compito che deve svolgere, compito che va svolto in modo SICURO, VELOCE E IMMEDIATO e non recitando il rosario ogni volta o affidandosi alla fortuna............

StabilobloK, come tutti i componenti NortheK, lavorano con il concetto della FRUIBILITA' COSTANTE E VELOCE del bene. Il tempo amatoriale è poco e prezioso.Quanti astrofili ci confidano la loro disperazione quando devono perdere due ore per predisporre il telescopio all'uso, magari dopo un'ora o più di auto e a meno dieci di temperatura. Queste sono cose che non si dicono ma che si conoscono.

E' dunque sotto questo aspetto che va anche valutata una cella per specchi primari NortheK, che lavora quindi in perfetta armonia con il supporto per secondari AxyS e i tubi UnitorK.

Maxproject


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(G. Schiaparelli)

Edited by maxproject on Jan 11, 2012 at 08:53 PM

maxproject
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Posted: Jan 12, 2012 03:23 PM          Msg. 4 of 25
Queste due prime classi di celle sono il frutto di un ragionamento tecnico e finanziario (finalizzato a rendere il massimo prestazionale al costo più basso), e spiace leggere che appassionati con poca esperienza al riguardo si incamminano in discussioni in apparenza complesse, nella realtà poco interessanti, proprio perchè ogni presupposto matematico o progettuale viene cancellato dalla faciloneria della costruzione o dei materiali.

Alcuni recitano che tutto quello che non c'è non serve. In effetti il telescopio non funziona e quindi non serve.

Ma se prendiamo una struttura qualsiasi e osserviamo che viene tagliata col laser o ad acqua (giocoforza lamierati commerciali non spianati e di esiguo spessore, perchè poi il taglio prende una piega tutta sua), poi però ci perdiamo in estenuanti calcoli per stabilire dove mettere i triangoli di supporto, non ci domandiamo se il lamierato si deforma e dunque anche il posizionamento dei triangoli non è dove dovrebbe essere? Se si pretende rigore nel progetto ottico, lo si deve pretendere anche in queste performances che sono alla base di un prodotto tecnico.

Alcuni obietteranno che questi spostamenti stanno ampiamente dentro le tolleranze di calcolo. Vero. Nella carta si, nella pratica no. Perchè poi alle nostre deformate dobbiamo aggiungere tutte le altre della struttura, nonchè quelle anomalie introdotte da materiali di scarso contenuto qualitativo.

Maxproject


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Edited by maxproject on Jan 12, 2012 at 03:24 PM

Vittorio
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NortheK Accademia


Posted: Jan 12, 2012 05:23 PM          Msg. 5 of 25
Ma che esagerazione! A che serve una cella iperperformante se ho la mia bella ottica da 50 o 60 cm a Lambda/40. Mi basta anche un bel supporto in profumato legno di betulla e riuscirò a vedere tutto l'universo....anche se un po' "legnoso" Questo è il messaggio che ormai pervade gli ambienti più illuminati

salvatorelovecchio
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NortheK Accademia


Posted: Jan 12, 2012 05:54 PM          Msg. 6 of 25
Ho avuto un momento di stasi, ma ormai mi sono ripreso.
La vostra filosofia costruttiva è giustissima,
poichè ogni strumento è costituito da molte parti
ognuna di esse deve essere lavorata con la massima
precisione possibile, proprio per essere certi che tutto funzioni
per il meglio, quante volte è stato detto?
Tante, ma serve a poco, ognuno ha le sue idee,
e ultimamente mi sono chiesto il perchè ostinarsi a cambiarle
con continui battibecchi inutili.
Ovviamente è un bene che mettiate a disposizione le vostre
considerazioni tecniche, così almeno chi vuole saperne di
più troverà pane per i suoi denti.
Riguardo ai "ricordi" legnosi preferisco le foto "alluminizzate",
e questo per un semplice motivo, i ricordi alla lunga svaniscono,
le foto quando si rovinano le fai ristampare.

maxproject
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Joined: Sep 25, 2008

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Posted: Jan 12, 2012 06:12 PM          Msg. 7 of 25
Caro Salvatore,
i battibecchi come dici tu sono inutili, cerchiamo di limitarli il più possibile, però ci sembra intellettualmente onesto - come azienda - riportare il nostro pensiero e modus operandi, che può anche non essere condiviso. Certamente un cliente o un amico saprà bene come la pensiamo e perchè la pensiamo in un modo ben preciso.
Questo ovviamente vuol dire inimicarsi una parte di utenza, che si sente "lesa" nella sacralità del proprio telescopio, ma questo NON è importante. Un marchio prestigioso o che aspira a diventare tale deve saper potare il proprio albero dalle gemme che non daranno frutti.
In questo spirito il forum NortheK è una piattaforma tecnica dove chi vuole può leggere e i più coraggiosi (per dire ehehehe) possono postare le loro impressioni, che non necessariamente devono combaciare con le nostre.
Se qualcuno vuole acquistare un telescopio di qualsiasi marca qui trova degli elementi che stimolano il ragionamento e aiutano ad una scelta consapevole, ovviamente noi lo facciamo sperando che tutto questo porti il signor "qualcuno" a comperare un telescopio NortheK.
Crediamo, o vogliamo credere, che tutto questo titanico sforzo che va avanti da anni stia effettivamente cambiando un pochino la forma mentale di un certo tipo di astrofili, noi lo riscontriamo quasi quotidianamente e quindi pensiamo che il tempo non è stato sprecato. Fra qualche anno saranno ragionamenti molto diversi quelli che faremo in questo forum.

Un caro saluto
Max

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(G. Schiaparelli)

Adriano
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Posted: Jan 12, 2012 08:24 PM          Msg. 8 of 25
Quote: Queste due prime classi di celle sono il frutto di un ragionamento tecnico e finanziario (finalizzato a rendere il massimo prestazionale al costo più basso), e spiace leggere che appassionati con poca esperienza al riguardo si incamminano in discussioni in apparenza complesse, nella realtà poco interessanti, proprio perchè ogni presupposto matematico o progettuale viene cancellato dalla faciloneria della costruzione o dei materiali.

Alcuni recitano che tutto quello che non c'è non serve. In effetti il telescopio non funziona e quindi non serve.

Ma se prendiamo una struttura qualsiasi e osserviamo che viene tagliata col laser o ad acqua (giocoforza lamierati commerciali non spianati e di esiguo spessore, perchè poi il taglio prende una piega tutta sua), poi però ci perdiamo in estenuanti calcoli per stabilire dove mettere i triangoli di supporto, non ci domandiamo se il lamierato si deforma e dunque anche il posizionamento dei triangoli non è dove dovrebbe essere? Se si pretende rigore nel progetto ottico, lo si deve pretendere anche in queste performances che sono alla base di un prodotto tecnico.

Alcuni obietteranno che questi spostamenti stanno ampiamente dentro le tolleranze di calcolo. Vero. Nella carta si, nella pratica no. Perchè poi alle nostre deformate dobbiamo aggiungere tutte le altre della struttura, nonchè quelle anomalie introdotte da materiali di scarso contenuto qualitativo.

Maxproject


--- Original message by maxproject on Jan 12, 2012 03:23 PM
Le ultime tre righe andrebbero scolpite su un bel bianco statuario di Carrara.

Avessi mai visto un analisi complessiva delle deformazioni, sempre il singolo elemento tirato per il collo....lavorando al pelo della diffrazione.

maxproject
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Posted: Jan 12, 2012 09:41 PM          Msg. 9 of 25
Allora cominciamo a discorrere di celle per specchi da 250 mm in su, perchè ci si chiede spesso qual'è la situazione migliore e più performante (il che non combacia sempre perfettamente con il minor costo).

Nella nostra poca esperienza abbiamo verificato come lo standard delle lavorazioni ottiche odierne sia grosso modo livellato e decoroso. Sono sempre meno le produzioni di bassa qualità e sempre più quelle di qualità adeguata ad un uso amatoriale. Vengono portati molti malumori relativi a difettosità in questo o quello strumento, spesso da queste lamentele bisogna scindere bene le questioni:
a) scarsa capacità dell'utente nel settare il proprio telescopio;
b) meccaniche inadeguate;
c) limiti strumentali che non sono difetti.

Prendiamo il caso delle Oldham Optical, un famoso tester tedesco ne parla sistematicamente male, da sempre (noi sappiamo il perchè, ma non lo possiamo dire). Allora o siamo noi scemi o siamo superfortunati o forse qualcosa non quadra in quei test. Essi perchè noi dopo alcune decine di set ottici non siamo riusciti a trovarne uno fuori standard e abbiamo avuto un solo problema di alluminatura con il nostro Mario, per motivi non ancora sicuri, ma che abbiamo provveduto a rimettere a posto gratuitamente. Diciamo che non sono i banchetti di compensato che possono dare giudizi e nemmeno utenti che usano celle in multistrato con dei bei mollettoni sotto che possono capire se lo specchio va o non va. Ma di questo ne abbiamo già ampiamente parlato nelle monografie e abbiamo qui in ufficio una bella scandagliata di test INTERFEROMETRICI (.............) e su ciascuno di questi sono messi gli appunti, che dimostrano come il magico strumento non è stato montato in modo adeguato, ne usato in modo idoneo dal tester medesimo. Questo è un altro tema che si affronterà poi in modi diversi, ma è solo per dimostrare come sia necessario analizzare a fondo il proprio telescopio per capire dove si annidano i problemi.

Puo' un telescopio a fuoco posteriore come un NortheK con primari aperti da f2,6 a f 3 lavorare in modo opportuno con sistemi antiquati che si deformano durante la collimazione? Pensiamo di no.

Ma senza voler tirare per la giacca nessuno, preferiamo far capire ai nostri stimati lettori che se le celle per vetri sottili e questi rapporti non sono fatte a regola d'arte, ben difficilmente l'ottica fosse anche a 1/80 di rms potrà performare in linea con la sua qualità. E qui poi casca l'asino. Quando si guardano alcuni strumenti (magari anche di 600 mm) si vedono tagli al plasma dei piastroni, con tutte le riprese di taglio punto per punto. Insomma lavoro da maniscalchi e non da costruttori di telescopi. E magari dovremmo avere stelle di 10 microns ai bordi.......si certo sulla carta di sicuro.
Innumerevoli i telescopi, tra cui uno molto famoso di ben 800 mm, piazzati in osservatori sociali, fatti con il ferro spesso tagliato al plasma (ma non fresato mi ha detto il costruttore, perchè costa troppo), che funzionano un po' si un po' no in funzione della stagione e della temperatura.........strumenti incollimabili e magari in configurazione RC con sistemi di collimazione del primario a base di vitoni da ferramenta, e li ci si dovrebbe appendere un sensore magari da 10000 euro.

Le celle di NortheK seguono il criterio della fruibilità correlata al diametro e all'uso che si intende fare del telescopio. Cioè le celle sono fatte per performare nel modo migliore con quel tipo di strumento (massa e peso) e per l'uso cui il medesimo è destinato. Le foto in alta risoluzione di Andrea che non gode certo di un sito magnifico dicono già qualcosa della qualità delle ottiche e della qualità meccanica di un 250 mm standard (anzi per il vero uno dei primi).

Maxproject

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(G. Schiaparelli)

Andrea Maniero
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NortheK Accademia


Posted: Jan 12, 2012 10:30 PM          Msg. 10 of 25


Edited by Andrea Maniero on Jan 14, 2012 at 11:14 PM
Edited by Andrea Maniero on Jan 14, 2012 at 11:15 PM

maxproject
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Posted: Jan 13, 2012 02:23 PM          Msg. 11 of 25
Ragioniamo liberamente, prendendo bene in esame le celle dei telescopi riflettori amatoriali.

Quando una cella viene venduta a 2-400 euro è già un campanello d'allarme sul come è stata fatta. Il primo aspetto è che si sono eliminati tutti i lavori più costosi di finitura (non estetica ma di conformazione), la seconda è che si è fatto ricorso a lamierati commerciali. La terza è che il sistema di collimazione e di aggancio al tubo sono realizzati in modo obsoleto.

Sulla collimazione non ripetiamo quanto abbiamo già detto in altri post di questo forum (perchè poi alcuni non estimatori dicono che il nostro forum è noioso, ovviamente, meglio era postare una foto di M42 e farsi 4 pagine di complimenti), sono li da leggere e sono qui da provare. Piuttosto ci soffermiamo sul sistema di congiunzione al tubo del telescopio. Parlammo a suo tempo del nostro collega che realizzava gli angoli dove forare con il goniometro da cancelleria, così quando smonti la cella e la rimonti i buchi non combaciano e devi fare roteare tutto quanto. E' un aspetto secondario?

Maxproject

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(G. Schiaparelli)

Andrea Maniero
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NortheK Accademia


Posted: Jan 13, 2012 04:02 PM          Msg. 12 of 25
200/400 euro sono il prezzo di vendita quindi con ricarico , logico pensare al valore
della cella stessa compresa lavorazione , e' ovvio che non ci si puo trovare di fronte
ad un pezzo studiato e progettato a dovere e nemmeno lavorato a dovere .
Parlando di celle per specchi forati quindi a fuoco posteriore ho avuto l'occasione tuttora di confrontare sistemi elementari di sostegno con il progetto Northek e parlando con amico astrofilo autocostruttore anche lui e giunto alla conclusione che il sistema adottato va a garantire la totale performance dell'ottica sostenuta , niente a che vedere con le soluzioni industrialmente utilizzate dai mass market che il sottoscritto ha posseduto . Se posso portare la mia personale esperienza devo dire che nello strumento che adotta la cella StabilobloK 25 non ho mai notato deformazioni di alcun genere dell'immagine di diffrazione
anche in condizioni termiche non stabilizzate o in osservazioni sotto i 45° , nessun mirror shift
delle immagini anche in repentini spostamenti del tubo ottico . Ovviamente cio' se si desidera
avere un tubo ottico che performi al top in ogni occasione .
Edited by Andrea Maniero on Jan 13, 2012 at 04:20 PM

maxproject
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Posted: Jan 13, 2012 07:02 PM          Msg. 13 of 25
Quanto dice Andrea, essendo lui fruitore dei nostri prodotti, potrebbe sembrare di parte. Sappiamo che molti pensano e dicono questo. Invitiamo chi ha dubbi del genere a venire in sede e a verificare come è realizzato un qualsiasi telescopio NortheK.
Poi vorremmo spiegare che non è proprio così immediato ottenere simili risultati, soprattutto a coloro che la fanno tanto facile e che discutono di quanto è semplice far bene un telescopio (salvo poi metterci mesi per farlo funzionare).

Una cella per primari è una cosa seria. E' all'interno di questa che si risolvono molti problemi che spesso e in modo grossolano vengono imputati alle ottiche. Siamo pronti a scommettere che ottiche malgiudicate performeranno perfettamente, se montate in modo corretto e intubate da manuale.

NortheK sostiene la linea delle cella a punti flottanti e NON sostiene la linea delle celle autoportanti per specchi conici o meno. Questo non vuol dire che solo quelle a punti flottanti funzionano, vuol dire che anche un sistema autoportante per poter lavorare in modo adeguato ha bisogno di pesi e costi non proprio popolari.

Detto questo, vorremmo far analizzare ai nostri lettori, la complessità di sistemi diversi ma che comunque funzionano in modo corretto. Ovviamente si sconfina in considerazioni meccaniche abbastanza ardite e forse non è il caso di dare in pasto il nostro lavoro a stimati colleghi e costruttori della domenica che arrotondano vendendo qualche tubo.

Nonostante tutto cercheremo di spiegare meglio i concetti che ci portano a determinate scelte, concetti poi rivoluzionati nelle ST 60.

Maxproject


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(G. Schiaparelli)

Edited by maxproject on Jan 13, 2012 at 07:03 PM

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Posted: Jan 13, 2012 09:17 PM          Msg. 14 of 25
In un post precedente abbiamo discusso dell'interfaccia cella/tubo del telescopio. Non certo per denigrare la pochezza di mezzi di alcuni costruttori ma soprattutto per far capire che un buon funzionamento è dato dall'insieme di progetto. Possiamo pensare che il progetto è stato disegnato con cura se anche solo i buchi per le viti sono fatte col trapanino a colonna, disegnando gli angoli col goniometro di plastica? Ecco da queste ipotetiche marginalità si intuisce chi ha costruito un telescopio e come lo ha costruito.

Alcuni diranno che sono sottigliezze inutili, vero. Peccato che a lavorare bene costa come lavorare male, e perchè dovremmo comperare da chi lavora male? Ovvio: costa meno in quanto ha fatto scelte costruttive di dubbia funzionalità e un pochino preistoriche.

La cella del telescopio è IL PRIMO elemento su cui si va ad innestare tutto il progetto ottico e meccanico dello strumento. Dalla medesima dipende la collimazione, l'assenza di aberrazioni indotte sul primario, la corretta ventilazione, il corretto posizionamento di tutto l'asse ottico e meccanico. Fino a poco tempo fa MOLTI contraddivano questi nostri pensieri, oggi se ne ammantano come propri rimarcando il tema della precisione come un tema importante, ma sanno poi di cosa stanno parlando?

Maxproject



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Edited by maxproject on Jan 13, 2012 at 09:18 PM
Edited by maxproject on Jan 13, 2012 at 09:19 PM

maxproject
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Posted: Jan 13, 2012 09:40 PM          Msg. 15 of 25
Presto vedremo scopiazzature maldestre anche dei sistemi di collimazione NortheK. Qualche indizio cominciamo ad averlo, ad arrivare secondi si fa sempre la figura miserrima.......... Ma il sistema di collimazione a micrometri è - insieme al sistema autocentrante unico nei telescopi amatoriali - uno dei punti di forza dei nostri strumenti.
Certamente costa, ogni micrometro è un pezzo di alta precisione meccanica e come tale va pagato, inoltre è costruito con criteri di robustezza quasi a norma militare. Non va dimenticato che il suo punto di contatto con la culatta e il piastrone è corredato di opportuni sistemi che gli permettono di lavorare al meglio, in termini assoluti.
Spiace vedere che gli astrofili, i meno preparati, pensano che due viti da 20 cent fanno lo stesso lavoro........forse perchè non sanno cosè un telescopio collimato, o forse perchè non sanno cosa vuol dire lavorare con sistemi ottici in asse, o forse perchè usano abitualmente materiale di dubbia funzionalità e non si rendono conto di come sarebbe se messo in condizioni di lavorare ottimamente.............

Maxproject

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maxproject
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Posted: Jan 14, 2012 11:55 AM          Msg. 16 of 25
Il fatto di usare una cella a punti flottanti, ha come diretta conseguenza la progettazione della culatta del nostro tubo ottico.

Il piastrone dove sono collocati i ponticelli e lo specchio a cosa si aggancia e come si aggancia? Su questo bisogna discutere un attimino. Se osserviamo alcuni telescopi costosi (e altri da fabbro ferraio) notiamo subito che i più qualificati hanno realizzato una culatta (cioè dove metto la messa a fuoco) molto spessa alleggerendola poi con una fresatura a nido d'ape, con tale sistema si può utilizzare alluminio spesso 20-40 mm con pesi ridotti a un terzo. RCOS per non far nomi è uno di questi. Va da se che questo genere di lavorazioni hanno un costo molto alto, più che altro per il tempo di lavoro della macchina utensile che non è proprio poco.

Chi ha coscienza del proprio lavoro parte da lega di alta qualità, la spiana e poi fa l'alveolatura (come RCOS sempre per non far nomi), poi da li innesta il suo sistema di collimazione e supporto.

Si puo' realizzare un triangolo molto robusto in alluminio che viene posto di fronte alla culatta, ai suoi vertici lavorano le viti di collimazione (con un effetto leva molto preciso, tanto che è il filetto della vite che genera imprecisioni). Il medesimo triangolo si innesta del foro del primario (cella autoportante) conico e con un sistema di viteria interna permette il centraggio del medesimo sul cannotto che poi porterà paraluce ecc. Detto così è semplice, fatto che funzioni non è semplice soprattutto perchè le masse metalliche sono molto grandi e quindi molto pesanti. La cella autoportante ha un senso in diametri fino a 30-40 cm, per strumenti stazionati FISSI, e senza problemi di peso. Oltre anche RCOS adotta sistemi diversi. Stiamo però parlando di una eccellenza ottica e meccanica e con costi di conseguenza. Tutti gli altri si devono accontentare di un tubo in alluminio tornito che "speriamo" non fletta e non "impanci" la piastra della culatta.

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Posted: Jan 16, 2012 09:03 PM          Msg. 17 of 25
L'altro dettaglio che dobbiamo osservare è il modo in cui si tiene tutto l'asse ottico (teorico) e quello meccanico perfettamente centrati.
Nella cella monoblocco, come quella di cui sopra abbiamo parlato,il cannotto portante collega il paraluce e poi si blocca nella culatta. Come si blocca è una caratteristica di ogni strumento. A vederli ci sono delle ingenuità costruttive che fanno sorridere, altri - i più qualificati - partono da progetti meccanici molto precisi e poi collegano il tutto, ma la regolazione delle parti ottiche è molto contenuta, cosi' da ridurre anche gli spostamenti a monte del cannotto. Ecco perchè si devono usare culatte di grande resistenza.

Maxproject

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(G. Schiaparelli)

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Posted: Jan 20, 2012 09:20 PM          Msg. 18 of 25
Nel secondo caso, quello delle costruzioni molto precise, è tipico di strumenti molto grandi e con masse consistenti, dove per ovvie ragioni strutturali non si può sindacare molto sui punti di sostegno della cella portaspecchio. In questo caso o ci si attacca alla culatta rinforzata o, nei diametri maggiori, il piatto portaspecchio svolge anche la funzione di culatta. Stiamo ovviamente parlando di soluzioni non amatoriali.

Nel caso di diametri piccoli (fino a 600 mm circa), la nostra strategia è stata quella di creare un sistema che usa i micrometri di collimazione come vertici di sostegno del piatto, con precisi calcoli sulla portata e sull'effetto leva che questo comporta, ma per far funzionare il tutto è stato necessario scollegare il sistema autocentrante dalla culatta. E' per questo che possiamo figurare un qualunque strumento per qualunque peso posteriore ed è per questo che quanto si collima il primario, tutto il sistema (specchio, paraluce, messa a fuoco) seguono il posizionamento con la massima precisione.

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Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)

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Posted: Jan 21, 2012 06:38 PM          Msg. 19 of 25
Utilizzare sistemi flottanti è l'unico modo per non ricorrere a strutture estremamente pesanti (che funzionano) anche in diametri modesti. Non dimentichiamo che nel caso di una cella autoportante il disco di vetro "dovrebbe" essere alleggerito il più possibile, rendendo la parte posteriore conica, ma questo introduce altri problemi circa la stabilità del medesimo disco quando il diametro diventa sensibile.
Allora possiamo dimostrare, conti in mano, che non è vero che il sistema flottante costa di più del sistema autoportante, mentre - vero - costa di più di soluzioni spannometriche regolamente proprinate in campo amatoriale.
Ricordiamo, per completare, che il sistema flottante se eseguito con un progetto ben studiato diventa molto facile da assemblare e "automaticamente" funzionante quando i processi di controllo e collaudo sono in linea con il montaggio.

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Posted: Jan 22, 2012 11:52 AM          Msg. 20 of 25
Ricapitolando dunque ci sono pochi aspetti fondamentali quando ci si appresta alla progettazione di un telescopio, con criteri industriali avanzati (quello che dai più semplici viene scambiato per artigianalità, nella realtà si tratta di industrializzare processi complessi per piccole serie, mentre artigiano è colui che realizza quello che può e come può), e in particolare per una cella per specchi primari:

a) riproducibilità infinita del progetto, mantenendo INALTERATO lo standard qualitativo, con un grado di difettosità K = 1 (1 difetto di costruzione o montaggio su 10 elementi);
b) applicazione rigorosa degli elementi di calcolo e COLLAUDO finale del progetto;
c) costo contenuto in relazione al risultato finale;
d) modularità, per incrementarne l'uso su più strumenti e ridurre il costo;
e) facilità di upgrade tecnologici;
f) lavorazione precisa in modo da evitare ogni possibile interferenza qualitativa nel risultato e nel montaggio;
g) certezza del risultato.

Nelle ST 60 il discorso diventa molto interessante perchè scavalca e sovverte quanto affermato nei post precedenti, portando il sistema ad una evoluzione superiore.

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