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Author Topic: Sistemi di raffreddamento. (28 messages, Page 1 of 2)

maxproject
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Posted: Feb 15, 2010 01:22 PM          Msg. 1 of 28
Traiamo spunto da un post apparso in un forum, come idea da sviluppare, pensando di fare cosa gradita ai nostri lettori.
Il tema è quello relativo al raffreddamento delle superfici ottiche sia a riflessione che a rifrazione.

Occorre prima di tutto distinguere in due grandi famiglie gli strumenti che andremo ad analizzare in alcuni post:

telescopi rifrattori e catadiottrici;
telescopi riflettori aperti.

Ciascuna famiglia necessita di accorgimenti adeguati e appositamente pensati. Esistono poi dei sottosistemi che hanno anche ulteriori problemi dovuti alle masse vetrose molto importanti (qui intese come spessore e non solo come diametro).

Telescopi rifrattori (diametri da 100 a 160 mm.):
fino a 100 mm. qualunque sia lo schema ottico, ovviamente meno lenti ci sono e più veloce sarà l'operazione, non richiede nulla di più che starsene all'aperto per un tempo tra i 20 e i 60 min per cominciare a raggiungere un buon equilibrio. Rimangono tempi più lunghi per schemi che utilizzano sistemi correttivi che complicano un pochino il raggiungimento a temperatura, nel caso ci si allungherà un po'. E' molto furbo non tenere i telescopi in casa, magari a 20 gradi, ma tenerli in garage o in cantina a pochi gradi. Questo non solo accelererà il tempo di termostatazione, ma stresserà anche meno il telescopio e ridurrà la formazione di condense che qualche danno lo provocano sempre. Quando iniziamo a salire di diametro le cose si complicano, rispettivamente per due ordini: il primo è la massa vetrosa, il secondo è la massa metallica (qui parliamo di strumenti ben fatti e non di tubi costruiti in economia). Una cella per rifrattore (diciamo 150 mm.?) è piuttosto complessa da costruire e da progettare, il controllo delle forze deve essere molto attento e anche le flessioni hanno il loro ruolo, questo comporta - se usiamo leghe in alluminio - pesi ridotti ma masse intese come spessori e profondità piuttosto elevate.
Tutto questo metallo ha i suoi tempi di acclimatamento che sono indipendenti dalla parte in vetro.
Occorrerebbe che il progetto della cella fosse già in partenza previsto con dei sistemi passivi di termostatazione (es. il DP 150) per quanto riguarda la parte metallica, mentre nulla possiamo fare per il vetro in se.
A complicare il discorso in questi grossi rifrattori c'è pure l'intubazione e i diaframmi interni.
Qualche anno fa scrivemmo che il flusso di aria fresca deve essere laminare e addossato alla parete del tubo, cosa che vediamo subito applicata da altri costruttori, tuttavia questo accorgimento si puo' ottenere sia con la lavorazione adeguata dei diaframmi, della cella e della controcella dello strumento, sia con l'applicazione di sistemi di aspirazione radiale e assiale lungo il tubo. Non è una ricerca esasperata dell'inutile, è semplicemente una applicazione OBBLIGATORIA di tecniche a strumenti di alto pregio che non vengono tenuti in osservatorio (pure lui climatizzato durante il giorno, è ovvio), e che dunque devono sottostare a delle prerogative squisitamente amatoriali.
Leggiamo da più parti che il tubo in carbonio è deleterio in queste applicazioni. Vero: se non si sa come progettare tutto il resto in funzione del medesimo. Purtroppo molti costruttori si sono improvvisati applicatori di tubi in fibra, senza conoscere a fondo le prerogative e i "desiderata" che questa tecnologia richiede. Un tubo in fibra permette il mantenimento degli assi, permette di concentrare i pesi in altre parti più sensibili (controcelle), permette di ottenere risultati meccanici molto superiori ad uno parimenti gestibile in alluminio.
Diremo quindi che un sistema rifrattore da 100 mm. in su va adeguatamente progettato e costruito (e non si creda che questo costi di più, è solo l'applicazione di buon senso e criterio), in modo che il problema delle termiche si risolva radicalmente in poco tempo e soprattutto che l'equilibrio sia mantenuto in tutta la sessione osservativa.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 15, 2010 09:26 PM          Msg. 2 of 28
Catadiottrici Schmidt Cassegrain consumer:

in questa classe di strumenti intendiamo ovviamente i conosciuti Meade e Celestron, che sono quelli che fanno la parte del leone. Tra i vari problemi che affliggono questi strumenti di basso prezzo, uno dei più disperati è la formazione delle piume di calore nel tubo del telescopio. Chi fa alta risoluzione sa di cosa stiamo parlando e sa anche che - salvo pazienza e molta calma - questi telescopi sono praticamente inutilizzabili se non stazionati con qualche ora di anticipo al momento delle osservazioni.
Il mercato propone alcune soluzioni da inserire nella messa a fuoco per aspirare l'aria calda all'interno del tubo. La recente serie HD di Celestron ha messo due buchi ovali (non abbiamo capito perchè non sono rotondi e percè non ci hanno messo le ventoline), che inlinea molto teorica dovrebbero abbattere l'aria calda statica dentro il tubo.
Naturalmente siamo ben lontani da soluzioni funzionanti e che seguon una logica progettuale decente.
Il primo punto è che non abbiamo spazi di entrata per l'aria fresca che deve portarsi via quella calda e - possibilmente - dopo un certo momento di ricambio mantenere un delta termico tra interno ed esterno tubo di circa mezzo grado centrigado (meglio di meno).
Anche se mettiamo nella messa a fuoco un sistema che aspira o soffia dentro il tubo stiamo creando un rimescolamento ed un lentissimo ricambio di aria statica.
L'unica vera soluzione sarebbe fare tre fori a 120 gradi di circa 30 mm. di diametro. Infatti il ricambio dell'aria deve essere uniforme su tutta la colonna d'aria e non solo da un lato, o avremo un raffreddamento asimmetrico della massa vetrosa. Sul davanti bisogna fare tre o quattro fori da 30 mm. schermati con appositi filtri, per l'entrata di aria fresca. Tutto il resto sono accrocchi estemporanei che non hanno nulla a che spartire con la stabilizzazione termica di un tubo. Il vero vantaggio di questi telescopi è che sia lo specchio sia la lastra sono molto sottili, quindi masse vetrose limitate, e questo è fortemente d'aiuto.
Ci possono essere soluzioni alternative ma forse molto al di la di chi non ha padronanza della meccanica e di alcuni concetti costruttivi.
Se dobbiamo stabilizzare un rifrattore da 150 mm. ancor più un 250 mm. anche se a specchio è di fondamentale importanza. Le termiche deteriorano in modo devastante l'immagine e diventa anche quasi impossibile collimare correttamente.
Maxproject


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Edited by maxproject on Feb 20, 2010 at 09:35 PM

skymap
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Posted: Feb 16, 2010 04:21 PM          Msg. 3 of 28
Sui riflettori chiusi tipo mak/sc non sarebbe più semplice togliersi parte dei fastidi usando strutture a traliccio ? rimane solo il problema vetro, ma si elimina quello dell'aria contenuta nel tubo. Mi viene in mente il gladio dk, anche senza estremizzare a quel punto con una mono barra ma il concetto è quello.

E' una questione di costi o altro ?

Cerchiamo di vivere in modo tale che quando moriremo perfino il becchino sia triste.
Mark Twain

maxproject
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Posted: Feb 16, 2010 09:37 PM          Msg. 4 of 28
Ciao Sky,
in questi catadiottrici il sistema a traliccio non è mai il massimo della performance ottenibile.
E' vero che potresti togliere il problema dell'acclimatamento del tubo, ma è anche vero che metteresti la lastra o il menisco in una posizione molto esposta, sotto tutti i punti di vista.
Un grande problema, in un sistema serrurier, è ottenere il centraggio meccanico di tutta la struttura. Questa struttura va costruita con grande perizia e attenzione, i costi non sono confinabili facilmente e lo dimostra il fatto che, a parte un costruttore, nessuno usa questi sistemi per sistemi a lastra correttrice, almeno in ambito amatoriale.
Il telescopio che tu citi non ha riscontrato successo sul mercato per una serie di problemi, primo tra tutti una costruzione estremamente soggetta alle vibrazioni, non a caso ha avuto un senso solo per applicazioni fotografiche, in cui l'utente tiene le dovute distanze dal telescopio, inoltre tutti i sistemi monobarra non sono mai in grado di garantire l'assialità meccanica tra primario e secondario, ed ecco perchè non li vedi diffusi sul mercato nonostante a disegno siano molto performanti.
Non la vediamo come una questione di costi (che comunque per funzionare a dovere sono alti), quanto ad una complicazione inutile. E' più facile progettare bene un tubo con sistemi di raffreddamento adeguati.
Maxproject



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Edited by maxproject on Feb 16, 2010 at 10:02 PM
Edited by maxproject on Feb 20, 2010 at 09:36 PM

maxproject
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Posted: Feb 16, 2010 09:46 PM          Msg. 5 of 28
Catadiottrici a menisco spesso: MK nelle varie versioni.

In questo caso abbiamo davanti al primario un bel menisco fortemente curvo dello spessore approssimato tra i 15 e i 20 mm. in alcuni casi anche di più.
I costruttori russi che sono i più affezionati a questi schemi, realizzano ottime ottiche in meccaniche molte volte approssimate. Chiunque possiede questi telescopi sa dei problemi di termostatazione, e il retrofit postato in questo sito espone altre questioni altrettanto importanti.
Inutile dire che il menisco da 15-20 mm. per quanto sia ventilato ha bisogno del suo tempo per arrivare a temperatura. Lo specchio primario è di solito sottile (10-15 mm. al bordo essendo conico) e risente meno di questa problematica.
Di solito si usa porre anteriormente una maschera forata da cui viene aspirata aria esterna da una ventolina posta nella culatta, il tutto filtrato.
Basta fare due calcoli per capire che il sistema in linea di principio funziona ma non in modo ottimale.
Il primo punto è la ventolina che è troppo piccola e debole, meglio ce ne fossero tre a 120°, perchè il tessutino messo a filtro nei fori anteriori blocca le particelle ma anche molta aria in entrata, è necessario aspirare di più.
Noi sosteniamo, anche, che in questi tubi esistono di solito dei diaframmi antiriflesso che vanno a perturbare fortemente il flusso di aria fresca e anche l'adeguamento termico dei vetri.
E' sicuramente utile adottare alcuni accorgimenti di cui abbiamo parlato nei rifrattori, mentre sarebbe ancora meglio porre un sistema aspirante in prossimità del menisco, aspirante di aria esterna e opportunamente indirizzata alla superfice interna del menisco. E' qui che diventa necessario lavorare perchè è qui che abbiamo la massa più difficile da termostatare.
Fintanto che rimaniano in diametri limitati la cosa è gestibile, ma dai 250 mm. in su il problema è importante e va affrontato senza economie. Anche il flusso di aria fresca all'interno della cella porta menisco va calcolato, la massa metallica di una buona cella e controcella di registrazione, ha bisogno di un contributo esterno per lavorare al meglio.
Maxproject


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Edited by maxproject on Feb 20, 2010 at 09:37 PM

skymap
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Posted: Feb 17, 2010 12:30 AM          Msg. 6 of 28
Non mi riferivo al gladio per il tipo di struttura ma come concetto in open air...

Pensavo ad un tubo aperto per i catadiottrici sul genere del vs RC 250 che ha i tralicci.

Cerchiamo di vivere in modo tale che quando moriremo perfino il becchino sia triste.
Mark Twain

maxproject
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Posted: Feb 17, 2010 09:27 PM          Msg. 7 of 28
Come appunto abbiamo scritto, Sky, il sistema truss non è adeguato a questo tipo di costruzioni. Anche se ben fatto è molto complesso da far funzionare.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 17, 2010 09:43 PM          Msg. 8 of 28
Sistemi a specchio truss tube.

Questi sistemi sono i più facili da gestire sotto l'aspetto delle termiche. In particolare eliminiamo in un sol colpo la problematica di una parte della colonna d'aria calda dentro il tubo (ma non quella prossima allo specchio), eliminiamo anche la problematica dell'appannamento della lastra correttrice ma, in particolari condizioni non eliminiamo il problema della condensa sul secondario.

Un truss tube è molto adatto per l'alta risoluzione, proprio perchè spazziamo via una serie di problemi e - se i paraluce interni (nel caso di fuochi posteriori) sono ben dimensionati, non avremo nemmeno problemi di riflessi che interferiscono con il cono di luce.
E' fondamentale che lo strumento sia dotato, comunque, delle ventole di aspirazione sul fondo e - in funzione del diametro e spessore del disco di vetro - anche della gestione laterale al medesimo. Se infatti abbiamo un disco di 35-50 mm. il suo raffreddamento sarà molto lento e seguirà con grande fatica l'andamento delle termiche ambientali. Inoltre si ricorda che come è ovvio la parte interna del disco di vetro rimane più calda della parte esterna per un periodo abbastanza lungo, questo da origine a deformazioni erroneamente imputate alla qualità della lavorazione ottica (a cui vanno a sommarsi quelle indotte salla cella).

Porremo dunque per diametri modesti (fino a 300 mm.) e spessori limitati (fino a 30 mm.) le ventole di aspirazione (3) sotto lo specchio, che entreranno in funzione almeno mezz'ora prima di iniziare ad osservare, sempre che lo specchio non abbia subito un forte sbalzo termico, perchè allora il tempo necessario sara piu' lungo.

per diametri superiori e spessori superiori, sarà necessario provvedere - come nei telescopi professionali che operano in cupola - di ventole laterali alla massa vetrosa per fare in modo che la medesima raggiunga il più rapidamente possibile una temperatura uniforme, ed inoltre altre ventole si incaricheranno di rimuovere il sottile strato di aria calda che appoggia sulla superfice alluminata. Progettando con attenzione si può far lavorare i tre sistemi (sotto lo specchio, a fianco lo specchio, sopra la parte alluminata) in team in modo da gestire al meglio il flusso termico e tenere costantemente "pulito" da questo problema la nostra ottica.
Non è una costruzione facile, in quanto le ventole non vanno messe a casaccio, ma è comunque fattibile con poca spesa. I risultati sono nettamente apprezzabili, soprattutto per chi fa del seeing uno degli elementi portanti delle proprie osservazioni.

Lo specchio secondario va montato in una cella adeguatamente protetta e ventilata, in modo che anch'esso raggiunga un equilibrio termico con l'ambiente circostante. Se poi la condensa si presenta, solo in questo caso useremo i sistemi appositi che già si trovano sul mercato. Non è escluso che la ventilazione riesca (p.e. se forzata) a non lasciar formare la condensa sul secondario, questo dipende molto dalla temperatura ambientale e dal grado di umidità.Non esiste al riguardo una regola fissa, piuttosto una analisi in funzione del luogo da cui si svolgono le osservazioni.

Tutta la meccanica delle celle (e le relative MASSE METALLICHE) non deve in alcun modo interferire con il flusso termico, ne peggiorare una situazione di per se complessa. Gli strumenti carroarmato non sempre sono i più funzionali sotto questo aspetto. Alcuni autocostruttori abbondano con gli spessori convinti di non avere problemi di flessione della struttura, dimenticando poi che questa esuberanza si trascina dietro ben altre questioni.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 20, 2010 09:57 PM          Msg. 9 of 28
Sistemi a due specchi con tubo chiuso monolitico senza lastra frontale.

In poche parole i cassegrain, i newton, i dall kirkham, i Ritchey ecc.

In questo caso possiamo fare un discorso generalizzato sia per i tubi in carbonio che per i tubi in alluminio. Fondamentalmente poco cambia, se un sistema è ben realizzato nel suo complesso, funziona bene con il carbonio o con l'alluminio.

Fondamentale è il disegno della cella che deve svolgere due funzioni: la prima è quella relativa al sostegno e alla regolazione dello specchio, la seconda è nel pilotaggio dei flussi termici che arrivano dalla parte frontale dello specchio.

Diremo più semplicemente che possiamo mettere le ventoline di aspirazione ma se poi in corrispondenza delle medesime non riusciamo a pilotare il flusso di ASPIRAZIONE saremo molto lontani da un risultato ottimale.

Anche se il tubo è aperto e quindi offre poca stasi termica al suo interno, diremo che la colonna d'aria va comunque rimossa, compreso il termico in prossimità della superfice riflettente del primario. In altre parole è utile fare in modo che ci sia una aspirazione molto veloce e violenta e in corrispondenza della superfice alluminata, ci sia la rimozione del sottile strato che si appoggia alla medesima.

Ci sono diversi sistemi proposti dalla letteratura (ventole frontali o laterali), ma ci sono anche altri possibili meccanismi che migliorano di molto il funzionamento di queste ventole che non sempre possono lavorare al meglio.

Riassumendo: bisogna controllare la termica del disco di vetro (sottile possibilmente), bisogna controllare la colonna d'aria dentro il tubo, bisogna controllare lo strato d'aria appoggiato alla superfice ottica.

Non ci vuole molto a capire che non si risolve mettendo ventole a casaccio, ma con un progetto ben accurato. Non ci sono forti incrementi di costi, quanto piuttosto un po' di pazienza nel ragionare il sistema.

Certamente il vetro sottile è di grandissimo aiuto in questo caso, e chi usa vetri spessi in diametri modesti sa bene di cosa stiamo parlando. A volte i telescopi sono stati sostituiti come non performanti proprio perchè il disco di vetro non è mai andato in temperatura, con tutte le conseguenti deformazioni del caso sia geometriche che del fronte d'onda.

continua

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maxproject
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Posted: Feb 20, 2010 10:52 PM          Msg. 10 of 28
Ecco un piccolo spunto utile da leggere, relativamente alla fondamentale importanza di usare vetri sottili (e celle che funzionano, se no sono impossibili da usare):

http://www.cruxis.com/scope/mirrorcooling.htm


Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 21, 2010 09:54 PM          Msg. 11 of 28
Sarebbe estremamente produttivo per noi astrofili riuscire a determinare quanto disturbo qualitativo sia portato dal problema delle termiche ai telescopi amatoriali. Abbiamo considerato telescopi anche di considerevole mole (400-600 mm.) che vengono realizzati con enormi masse vetrose, questo per semplificare al massimo la meccanica, ma - ovviamente come conseguenza tecnica - anche le meccaniche vengono costruite con spessori esagerati e in pratica masse metalliche molto molto importanti.
Avremo quindi due ordini di problemi: la massa vetrosa che non riesce MAI a seguire l'andamento delle termiche relative all'ambiente circostante; le masse metalliche che a loro volta schermano in modo pauroso l'interno del tubo. Questi due problemi sono figli di tecnologie vecchie e obsolete, che ancora oggi vengono proposte al mercato. Una simile concezione costruttiva una volta era giustificata dalla mancanza di tecnologie, oggi non più, e telescopi che potrebbero lavorare molto si trovano mortificati da situazioni molto peggiori di quanto non siano nella realtà.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 21, 2010 10:20 PM          Msg. 12 of 28
Sembrerebbe che nei mesi prossimi maturi una commessa per uno strumento assolutamente lontano dalla norma e quotidianità per l'astrofilo, sia per lo schema un po' desueto, sia per la sua mole impressionante. Approfitteremo di questa commessa per dimostrare fino a che punto si possono dominare le termiche in un telescopio. Sarà un capostipite che farà scuola per molti e che renderà ragione dei nostri concetti tecnici.
Prenderemo gli accordi con il committente appena questi deciderà di affidarci il lavoro e da quel momento inizieremo a descrivere soluzione per soluzione, argomentandola in modo molto serio e tecnico.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 24, 2010 09:13 PM          Msg. 13 of 28
Mentre stiamo mettendo a punto i disegni delle celle da 350 mm. e 600 mm. ci rendiamo anche conto che , nel tema del controllo relativo alle termiche, è necessario tenere ben presenti i comportamenti non solo dei flussi termici ma anche delle relative ventole di aspirazione. Le medesime vanno ovviamente accese fino al raggiungimento dell'equilibrio e poi spente. Ma è veramente impossibile tenerle in funzione (una parte ovviamente) anche mentre si osserva? Non diamo per scontati alcuni dogmi che non vengono affrontati dai più.
Noi sosteniamo che in determinate situazioni e con determinate masse, anche l'abbattimento delle colonne d'aria calda sono possibili durante l'osservazione.
Ci sono accorgimenti abbastanza economici e ben funzonanti che danno risultati di sicuro interesse.
Appena monteremo la cella da 350 mm. metteremo al banco il test per vedere dal reale il comportamento delle termiche, tramite opportune misure di diversi sensori dentro e fuori la cella e sul vetro, interno del disco compreso.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Mar 3, 2010 09:28 PM          Msg. 14 of 28
Telescopi rifrattori.

In questa classe di telescopi non è abitudine dei costruttori intervenire sulla gestione delle termiche interne al tubo e relative ai vetri. Ma dobbiamo prima considerare che possiamo discutere sia degli acromatici a due lenti, dei apo a tre lenti o ai più complessi quadrupletti e anche apo con correttore ecc. Dunque masse vetrose molto variabili come consistenza e spessori in gioco.

Il primo punto è che anche il rifrattore abbisogna del suo acclimatamento. Il tempo non è poco, potremmo dire che senza sbalzi termici enormi possiamo partire da almeno mezz'ora per un piccolo acro a due-tre ore per un apo più complesso ma sempre in diametri modesti.

I costruttori non hanno mai affrontato questo tema, semplicemente perchè cercare di stabilizzare termicamente un rifrattore, vuol dire ripensare a fondo anche la cella di contenimento, il sistema di collimazione e la controcella. Questo si riflette in modo pesante sui costi finali del telescopio, già costoso di per se.

In NortheK abbiamo realizzato il piccolo DP 100 che tante soddisfazioni ci sta dando e che molti fruitori di apo e acro cinesi rivaluterebbero mettendolo fianco a fianco......In questo schema e questo diametro non abbiamo operato con grossi interventi sulla termostatazione, pur avendo il tubo in carbonio (che a detta di fantomatici "guru" della rifrazione è estremamente deleterio). Ora si sta disegnando un primo approccio alla cella del DP150 ben più complesso e sicuramente a livello meccanico, un punto di svolta nella classe dei 150 mm.

Anche la cella sarà incaricata della termostatazione del doppietto e alla medesima saranno assegnati altri compiti gravosi.

continua

Maxproject

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maxproject
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Posted: Mar 4, 2010 09:31 PM          Msg. 15 of 28
Aggiungiamo solo che per diametri superiori ai 160 mm., nei rifrattori, è necessario utilizzare nelle celle o leghe di alluminio particolarmente indurite (Ergal con trattamento di anodizzazione dura in superfice) o meglio ancora acciaio nelle sue diverse configurazioni.
E' estremamente importante che per doppietti o tripletti pesanti la cella mantenga la sua forma da progetto e non sia soggetta a deformate non prevedibili, che comporterebbero in automatico una variazione del parallelismo dei vari elementi vetrosi impacchettati dentro la medesima.

Ma ritorniamo a strumenti più piccoli, cioè 150 mm. per esempio.

Gestire queste termiche è semplice se si hanno le idee ben chiare di come si comportano le colonne d'aria dentro il tubo e i flussi tra la cella e il doppietto/tripletto. Ci sono semplici accorgimenti da adottare, non ultimo e meno costoso è il corretto disegno e montaggio dei diaframmi interni. Abbiamo già detto che alcuni hanno pedestremente adottato nostri suggerimenti per la costruzione dei loro OTA, vorremmo aggiungere - comunque - che il concetto espresso va sviluppato anche in altre direzioni, non ultima una severa regolamentazione dello scambio termico interno/esterno.

continua
Maxproject

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Granz
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Posted: Mar 7, 2010 11:07 PM          Msg. 16 of 28
Molto interessante questa discussione, purtroppo si parla sempre poco (e male soprattutto) del raffreddamento delle ottiche.
Una domanda: è opinione comune che il tubo aperto sia deleterio all'osservazione, per tutta una serie di motivi ben noti. Per quanto mi riguarda, l'unico problema si pone quando l'aria riscaldata dal nostro corpo passa nel cammino ottico, generando disturbo (molto ben visibile sfocando).. in questo caso è utile usare un telo, o mettersi sotto-vento.
Secondo te, il tubo aperto è più utile o dannoso?
Ciao!

maxproject
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Posted: Mar 7, 2010 11:27 PM          Msg. 17 of 28
Ciao Granz, io dico la mia per la mia esperienza personale.

Il tubo aperto (io intendo il truss e penso che anche tu intenda quello, senza nessuna protezione sul disco di vetro o al piu uno spezzoncino di tubo interno), secondo me è l'ideale se devi fare alta risoluzione e magari te ne stai a un paio di metri davanti al pc a fare ripresa.

Non mi metterei mai dietro al dall kirkham o al cassegrain a tubo aperto soprattutto in tele piccoli (250 mm) dove lo scudo presentato dalla culatta c'è ma è piccolo. In quel caso preferisco intubare e via.
Poi certamente molto dipende da come è fatto il tele e da dove si osserva, se comunque uno ha le idee chiare su quello che vuole fare, si consiglia - di solito - la variante più idonea che magari non piace.....pero'.......

Noi in un posto pessimo come il nostro non abbiamo problemi di acclimatamento con il DK 250 f 20 intubato in carbo portandolo fuori un'ora prima e lasciando girare le ventole tutto il tempo. Quando arrivi ad osservare, anche in virtu del vetro da 25 mm, sei a posto con le termiche, resta la turbolenza FUORI dal tubo che non dipende da noi.......

ciao
max

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maxproject
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Posted: Mar 14, 2010 09:47 PM          Msg. 18 of 28
Ma, ad esempio, consideriamo uno strumento che sta girando tra le leggende metropolitane (nel senso buono), in cui il proprietario ha pensato di far realizzare due spezzoni in carbono honeycomb (lunghi circa due metri cadauno), essendo un 200 mm. acromatico f 20. Di questo strumento si è discusso molto in altri luoghi, cercando di portare ciascuno il proprio contributo. Noi abbiamo sostenuto la nostra tesi:
il carbonio honeycomb non è adatto per questo genere di costruzioni, sopratutto sul tema del controllo delle termiche;
allineare due spezzoni con alla estremità un obiettivo e una messa a fuoco, il tutto mantenuto in asse con una tolleranza di 0,02 mm. è impresa titanica, soprattutto e a causa della struttura dell'honeycomb.
Quello che ci interessa in questo momento è il controllo delle termiche. Sappiamo che il costruttore del doppietto ha un progetto nativo delle celle piuttosto "semplice", quindi così è e così te le tieni, senza poterci intervenire se non rifacendole. Questo è il primo collo di bottiglia che ci taglia un po' le gambe su futuri miglioramenti del progetto generale.
In questi diametri i più rinomati costruttori di rifrattori utilizzano acciai speciali che devono mantenere una buona lavorabilità, e un controllo delle deformate assoluto (cosa che l'alluminio non riesce a fare se il diametro è troppo grande in relazione agli spessori richiesti).
Se pensiamo al problema delle termiche all'interno del tubo (e dimentichiamo il problema di portare tutto in asse), ci rendiamo subito conto che il tubo in honeycomb con le sue belle cellette surriscaldate pone pesanti dubbi sul funzionamento del medesimo, ed è un problema pesante soprattutto se chi usa questo strumento è un cultore della qualità ottica.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Mar 14, 2010 10:34 PM          Msg. 19 of 28
Resta dunque per uno strumento come quello che abbiamo descritto sopra, che il controllo delle termiche è di assoluta e prioritaria importanza, soprattutto perchè si è scelto un sistema alveolare in carbonio che**forse** ci ha risolto il problema del peso, ma di converso ha creato moltissimi problemi di allineamento e un quasi non risolvibile problema di gestione termica.
Non ci vuole molto a capire che un telescopio come questo non potrà essere riposto in cupola, essendo uno strumento amatoriale, stabilizzata per tutto il giorno anch'essa, ma che sarà o riposto in un capanno o ricoperto da un telo. Un cannone che svetta a 4 metri pieno di aria calda e che non vuole saperne nemmeno dopo 5 ore di andare in termica, ventoline o no......
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 30, 2011 09:11 PM          Msg. 20 of 28
Sempre in tema di controllo delle termiche, noterete che cerchiamo di non aprire argomenti nuovi ma di proseguire su quelli vecchi in modo da costruire discussioni il più complete possibile, ci agganciamo alla discussione sul DK 350 in cui si è dibattuto su come organizzare un sistema di controllo delle termiche.

Bisogna essere molto chiari su questo argomento. Blasoni non di poco prezzo limitano il loro intervento alla gestione delle ventole di aspirazione e, poi, per dare un tocco di scienza applicano centraline con due o tre sensori termici che ci dicono la situazione termica del tubo. Questo si chiama sistema di controllo passivo.

Se, in strumenti piccoli (fino a 350-400 mm) il controllo passivo è sufficiente, così come sono inutili le varie centraline di reporto a bordo tubo, è anche chiaro che in strumenti più grandi e per determinate applicazioni il cliente può avere l'esigenza di un controllo ATTIVO delle termiche.

Questo processo è consueto nel settore professionale e non solo nei sensori elettronici con criostati adeguati, ma anche nel controllo dei vetri. Occorre una profonda padronanza di questa tecnologia per poter offrire al cliente l'opzione del controllo attivo delle termiche.

Ci sono astrofili che hanno autocostruito sistemi similari, ma ovviamente con i mezzi che sono alla portata di un amatore (seppur bravo) e non ad una azienda che si può permettere sperimentazione e subfornitura da parte di aziende ad alta specializzazione.

Il sistema di controllo ATTIVO delle termiche è un progetto che sta finalmente prendendo forma sul nostro tavolo da disegno, con la serie di opzioni e flessibilità d'uso che sono una prerogativa di primo piano a livello mondiale. Sarà applicabile a molti telescopio anche piccoli NortheK, di serie sulle strutture professionali, upgradabile su telescopi prodotti da altri.

Vorremmo spiegare di più, ma teniamo per ora uno stretto riserbo sull'argomento vista la consistente provvidenza economica necessaria per sviluppare il sistema (che non vogliamo regalare ai nostri stimati concorrenti).

Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)
 
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