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»Forums Index »Tecnologia e tecnica astronomica »TECNICA E TECNOLOGIA ASTRONOMICA »Assialità assi ottici e complicazioni meccaniche.
Author Topic: Assialità assi ottici e complicazioni meccaniche. (676 messages, Page 1 of 34)

maxproject
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Posted: Dec 31, 2008 10:44 AM          Msg. 1 of 676
Un punto fondamentale per il buon funzionamento delle nostre ottiche è che le medesime, dopo la collimazione, siano perfettamente in asse con il sistema di messa a fuoco o di ripresa.
Esistono semplici sistemi per ottenere questo risultato.
Il primo che è usato in TUTTI i telescopi amatoriali, anche di grande nome, è quello di rendere solidale (in uno strumento a fuoco posteriore) il foro del primario con il foro della messa a fuoco. Non a caso molti costruttori prevedono il blocco del primario, in modo che all'utente non sia delegato questo compito.

Anche se mi chiamo T............ e applico questo sistema, che è una semplificazione meccanica e di costo, non è detto che ho ragione.

Partiamo da un concetto fondamentale: presumiamo di avere ottiche di pregio, presumiamo di avere meccaniche di pregio, magari con l'utilizzo di compositi che hanno il compito di mantenere lo status quo anche al variare della temperatura, presumiamo anche di voler sfruttare al massimo il nostro strumento.

Su questo concetto dovremo pagare moneta. Sia in termini di prezzo ma soprattutto in termini di complicazione meccanica del nostro telescopio. Ottenere il massimo dal proprio strumento comporta AUTOMATICAMENTE abbandonare strade ordinare percorse da tutti perchè semplici, e cercare soluzioni piu' o meno complesse ma che meglio performino sul risultato finale.

Abbiamo detto qui e altrove che un punto fondamentale è quello di non introdurre forze estranee alla nostra massa vetrosa (sottile), consentendole cosi' di stabilizzarsi termicamente nel modo piu' "comodo" possibile, e soprattutto in fase di collimazione arrivare ad un livello di perfezione assoluta. Questo è un compito complicatissimo meccanicamente, ma risolvibile.

Se notate abbiamo offerto come servizio un corso di istruzione sulla gestione del proprio telescopio, sia di presenza, che su CD, che su carta. Questo è importante perchè l'utente deve essere accompagnato passo passo alla gestione della messa a punto del set up ottico e meccanico.

Non crediate che sia una ricerca esasperata alla complicazione, piuttosto domandatevi perchè ci sono cosi' tanti problemi (fuori asse, correttori che non funzionano, oculari che non vanno come dovrebbero, riprese fotografiche con evidenti difetti......soprattutto nei riflettori),
è nostro compito risolvere queste problematiche in modo radicale e mettere l'utente in condizione di avere un set up sempre e comunque totalmente operativo.

Ci sono una serie di applicazioni, tra cui un sistema di collimazione proprietario, e una serie di accessori forniti con i nostri tubi a riflessione che agevolano il raggiungimento della precisione richiesta.

Presto ne riparleremo.
Masxproject


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Edited by maxproject on Dec 31, 2008 at 02:32 PM

maxproject
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Posted: Dec 31, 2008 02:36 PM          Msg. 2 of 676
Naturalmente questo argomento rientra in quella questione guardata con grande timore, e reverenza, dagli appassionati:
la collimazione.

Si è scritto in un articoletto di "Argomenti Tecnici" che la collimazione è un PILASTRO PORTANTE per poter far funzionare il proprio telescopio.

Un telescopio o è collimato o non lo è, non ci sono vie di mezzo. Se poi ci si rivolge al mondo delle riprese fotografiche, ancor piu' bisogna diventare padroni di questa tecnica, inutile poi passare ore e ore a elaborare quando magari con una collimazione perfetta i risultati sarebbero migliorati del 20-30%.

Questo concetto è alla base dei tubi NortheK e dovrebbe essere anche alla base dei clienti NortheK. L'azienda è a disposizione per fornire tutto il supporto necessario, le prove pratiche, le simulazioni e il materiale necessario.
Maxproject


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Edited by maxproject on Jan 26, 2009 at 11:59 PM

maxproject
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Posted: Jan 2, 2009 11:02 PM          Msg. 3 of 676
Questo discorso comunque ci porta ad un fondamento della costruzione di un tubo ottico. Fanno sorridere quelli che, per ovvie ragioni di costo e di "non problemi", dicono che per costruire un tubo ottico non è necessario mantenere determinati canoni di esecuzione meccanica, con i tilt del primario e del secondario si risolve tutto.
Peccato che i telescopi veramente performanti (e non è detto che siano i piu' blasonati, anzi....) sono tutti molto complessi nella realizzazione e seguono un progetto puntiglioso e privo di eccessivi compromessi.
Non vogliamo fare nomi di costruttori, anche perchè sotto uno stesso marchio, per ragioni commerciali si nascondono prodotti meglio o peggio riusciti, comunque invitiamo i lettori a fare una disamina di quanto offre il mercato e a verificare quanto sosteniamo.
Cosi' abbiamo in genere ottiche eccelse e meccaniche scadenti che si mangiano una parte dell'eccellenza ottica, o viceversa ottiche scadenti in meccaniche migliori che cavano tutto il possibile dal vetro disponibile, fin dove possibile.
Trovare un rapporto equilibrato tra qualità ottica e qualità meccanica ad un costo ragionevole è estremamente difficile e complicato, quasi impossibile.
La filosofia Northek, e cioè che un tubo ottico non è un prodotto "consumer" ma deve mantenere un valore di fruibilità e prestazionale inalterato nel tempo, porta da una parte a scelte che forse un po' intimoriscono il cliente ma dall'altra la certezza di un buon acquisto che durerà nel tempo. I tubi NortheK sono fatti per perfomare in qualsiasi tipo di utilizzo, compatibilmente con lo schema ottico, sia visuale, fotografico, fotometrico ecc.
Cosi' arriviamo al dunque, e cioè quanto è difficile poter consegnare un prodotto che abbia già in fase di progetto tutte le caratteristiche che un cliente qualificato cerca.
Noi ci rendiamo conto di questa problematica quando osserviamo lo scaffale dei prototipi e dei surplus.........decine di pezzi rifatti, ridisegnati, ottimizzati per ogni singolo particolare del telescopio. Un costo terribile che solo negli anni si annullerà. Ma è una scelta industriale nostra quella di non inquinare le linee commerciali con i tentativi di ottimizzazione costruttiva.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Jan 15, 2009 10:26 PM          Msg. 4 of 676
Un buon tubo ottico è sempre un compromesso, a meno di voler sconfinare in prezzi riservati a clienti elitari e di pochissimi numeri, tra precisione meccanica, ripetibilità della medesima, qualità ottica e PREZZO DI VENDITA.
Con questo, il vero problema è capire se un tubo il cui prezzo richiesto è ad esempio 7000 euro vale 7000 euro, per i suoi contenuti tecnici, e non 3000! Poi OVVIAMENTE il tubo da 7000 ammesso che sia qualitativamente corrispondente al prezzo richiesto, può essere certamente MOLTO migliorato, ma con maggiorazioni di prezzo che lo portano FORTEMENTE fuori mercato (e in questo caso chi può si faccia sempre fare uno strumento su misura e senza compromessi).
Un esempio sciocco ma significativo. Noi usiamo per la collimazione grossolana il cannocchialino Takahashi che attualmente è l'unico aggeggio che vale la pena di comperare in luogo delle varie cianfrusaglie proposte. Questo cannocchialino ha la parte di innesto filettata (ovviamente con un passo Takahashi....) di cui occorre acquistare il raccordo.
Noi, mi pare ovvio, il raccordo ce lo siamo fatti, essendo un lavoretto di pochi minuti al tornio.
Il raccordo si avvita al cannocchialino e si infila a precisione nella messa a fuoco da 2".
Usiamo come riferimento una delle migliori 2" presenti sul mercato: una FT 2025 eccelsa e molto ben fatta, tanto che lo sapete fa parte del corredo standard dei nostri telescopi di piccole dimensioni.
Il raccordo è lavorato sul diametro con la precisione di 1/100 visto che serve a collimare.....
Messa a fuoco nr. 1 = entra perfettamente e resta autocentrato senza nemmeno bisogno di chiudere il collare, centratura di poco inferiore a 1/100 sull'asse;
Messa a fuoco nr. 2 = entra a fatica ma entra.......
Messa a fuoco nr. 3 = entra a metà messa a fuoco e si blocca.
Cosa puo' significare questo? Semplicemente che replicare una precisione già molto buona come quella delle messe a fuoco FT è difficilissimo (lasciamo perdere le varie JMI e tante altre buone per fare dobson), virtualmente impossibile in produzioni di serie (notate con che precisione abbiamo realizzato il raccordo).
Ma allora, se vogliamo EFFETTIVAMENTE, centrare il nostro telescopio con una pre collimazione meccanica di qualità cosa dobbiamo fare?
Il trucco c'è ma lo sveliamo solo ai clienti delle nuove celle StabilobloK 25.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Jan 17, 2009 09:16 PM          Msg. 5 of 676
Stiamo inserendo in questi ultimi giorni, delle traduzioni di testi originali di Thierry Legault.
Sono articoletti divulgativi ma comunque molto interessanti. Ricapitolano quello che si trova in testi molto più corposi e non sempre di facile interpretazione.
Leggeteli bene e capirete che "anche" questo astrofilo di primissimo livello europeo rimarca questioni importanti che gli astrofili poco preparati non osservano: la meccanica è un aspetto prioritario al pari se non più della correzione ottica, la collimazione è fondamentale e non è una cosa che va fatta di tanto in tanto, i luoghi comuni sull'ostruzione sono e restano dei luoghi comuni, ecc.
Poche pagine, a volte, schiariscono molto le idee più di tante sortite ripetute a pappagallo in dozzine di pagine web, forum generalisti o riviste ..........
Maxproject

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enrico
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Posted: Jan 18, 2009 12:05 AM          Msg. 6 of 676
Si io ho letto tutto quello che avete caricato fino ad ora e sono d'accordo, resta un però non da poco: uno che non è un meccanico esperto come fa a sapere se quello che compera, senza provarlo, vale quel che vale ed è stato costruito con criteri più o meno logici? Un bel problema, bisogna solo sperare di non restare fregati.
Enrico

daniela
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Posted: Jan 19, 2009 12:41 AM          Msg. 7 of 676
Ciao Enrico. Hai ragione e' un bel problema, pero' anche se e difficile valutare perfettamente un telescopio (specie nella fascia di prezzo medioalta) senza avere una preparazione ottica, meccanica, ingegneristica, progettuale che non e' richiesta all'astrofilo, e' anche vero che ci sono considerazioni molto semplici che possono risparmiare tante delusioni oltre che dispendio di tempo, soldi, energie. Non dimentichiamo poi che di solito uno strumento mal progettato mostra scivoloni progettuali palesi, in quanto se il progettista sapesse il fatto suo, beh sarebbe arrivato ad un buon prodotto con un prezzo abbordabile. Il cliente in prima battuta e prima ancora di considerare l'acquisto, dovrebbe fare tre cose: guardare accuratamente lo strumento; guardare accuratamente dentro lo strumento (ovviamente adottando, per quanto possibile, tutti gli accorgimenti necessari, collimazione, adattamento termico, eccetera); e porre al rivenditore e/o al costruttore molte domande sulle scelte effettuate e sulle motivazioni che ci stanno dietro. Queste semplicissime norme sono gia' di grande aiuto. Poi per andare oltre, non si richiede all'astrofilo di diventare un meccanico, pero' gli si deve chiedere di studiare - questo sito contiene molto materiale, c'e' tanto altro materiale reperibile in rete, ci sono molte persone preparate e disponibili a condividere le proprie conoscenze. Studiare e conoscere al meglio il proprio strumento significa usarlo al meglio delle proprie potenzialita'. E poi studiare fa bene alla salute, mantiene giovane il cervello, ed elimina la noia delle notti con cielo coperto o pioggia torrenziale

Daniela

"L'essenza della liberta' e' la matematica"

maxproject
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Posted: Jan 20, 2009 10:56 PM          Msg. 8 of 676
Visto che siamo partiti con l'argomento dell'assialità degli assi ottici e delle complicazioni meccaniche, è bene ritornare sull'argomento, mettendo ad esempio nel calderone delle argomentazioni un tipo di telescopio, che i meno competenti pensano il più facile in assoluto da intubare. Se questo puo' essere vero teoricamente (viste le pochi parti meccaniche in gioco), il telescopio rifrattore presenta comunque delle problematiche non lievi da considerare.
In primo luogo ci sono due elementi che sono pilastri portanti sul funzionamento del rifrattore:
- la cella che deve essere indeformabile e collimabile (asinate quelle non collimabili, sia ben chiaro e ben detto, anche se grandi costruttori le usano è solo perchè il progetto non consente a priori una mano amatoriale per fare la collimazione, percio' si blocca tutto e bon);
- la leva relativa alla lunghezza del tubo, rinomati telescopi fatti con lamierini di 2 mm in alluminio, le flessioni sono sempre misurabili e si portano dietro anche le termiche ovviamente;
ancor più il problema salta fuori quando si vogliono rapporti focale molto lunghi, dietro non c'è quasi mai una conoscenza meccanica adeguata, se poi gli obiettivi sono particolarmente pesanti e consistenti, la stessa cura che ci si mette nella lavorazione ottica va messa nella lavorazione meccanica.
Ci sono moltissimi esempi nei telescopi rifrattori di ottiche eccelse e meccaniche miserrime, ovviamente non citiamo nomi, anche famosi, perchè cio' non è consentito in un forum commerciale come il nostro.
Analizzando a fondo alcuni strumenti vediamo che anche il tema delle messe a fuoco è stato in gran parte sottovalutato, e con esso riemerge in tutta la sua potenza la difettosità di ogni singolo elemento, che alla fine si somma a tutte le altre. Disquisire in questi casidi "purezza",
"incisione" ecc. dell'immagine è e rimane un solo esercizio lessicale.
A volta sembra di assistere a discussioni da bar in cui ci sono super esperti di automobili che discutono per ore e ore di prestazioni ecc., naturalmente apprese da riviste del settore e non da prove approfondite.
Se vogliamo giudicare a fondo uno strumento, non basta lo star test. Sembra un "non senso", ma è cosi'. Primo punto: non è detto che durante lo star test l'occhio sia in grado di valutare appieno la performabilità dello strumento (per tutti i fattori collaterali che già abbiamo discusso), in seconda analisi se ho dei problemi meccanici è intrinseco che non sto lavorando alle potenzialità reali dello strumento. Talvolta le convinzioni personali e i soldi spesi autoconvincono di determintate situazioni.
Continueremo.......
Maxproject


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Edited by maxproject on Dec 10, 2010 at 12:29 PM

maxproject
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Posted: Jan 20, 2009 11:09 PM          Msg. 9 of 676
Il caso chiamato in questione ad esempio è molto interessante. Prendiamo i clienti standard di strumenti rifrattori di alta gamma. L'unico e argomento ben discusso fino alla maniacalità è la qualità del progetto ottico e della relativa precisione. Ma, ci domandiamo, questi clienti sanno che stanno parlando di livelli di qualità elevatissimi e che poi non applicano nella parte meccanica? Il normale buon senso ci dice che questo è sbagliato.
Un amico ci ha mostrato un rinomato strumento fotografico che quando viene puntato verso l'alto......lascia cadere all'indietro il paraluce, viene da ridere se non da piangere sapendo quante migliaia di euro costa lo strumento.
ma potremmo parlare lungamente di celle non collimabili, di tubetti in alluminio da 5 euro al chilo nemmeno rettificati al tornio, o di diaframmi stranamente lavorati al bordo "per il flusso laminare di raffreddamento" cosi' come scrivemmo poco tempo prima in un forum. Ma questi signori sanno cosè un flusso laminare? sanno come si progetta un sistema di raffreddamento di un tubo di materiale composito? sanno quali e come devono essere posti tutti i valori in funzione del tessuto e della resina usata?
Abbiamo parlato ad esempio delle celle, che vanno progettate e costruite in un certo modo, ma non solo nel progetto e nel materiale, ma anche e soprattutto nel metodo di lavoro, con la creazione di appositi utensili che servono e sono indispensabili per non creare deformazioni che saltano poi fuori assomandosi a tutti gli altri problemi. Ogni cella del piccolino di casa (il DP100) è stata costruita con una attrezzeria appositamente progettata e costruita!
Naturalmente se lavoriamo con strumenti piccoli 60-100 mm. e schemi semplici (2-3lenti), e rapporti focale compresi fra f 8 e f 12 non ci sono particolari pretese, ma non c'è dubbio che nel momento in cui dobbiamo spingere le immagini stellari a certi livelli ci giochiamo il risultato, anche solo sbagliando la lega per la cella. Di questo siamo testimoni noi medesimi che in un grosso strumento costruito con cella da fusione (ma pesantissima) non performa e scollima in continuazione.
Continueremo
Maxproject


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Edited by maxproject on Jan 20, 2009 at 11:10 PM

maxproject
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Posted: Jan 20, 2009 11:37 PM          Msg. 10 of 676
Il pressapochismo è tanto. Noi non abbiamo la presunzione di essere esenti da errori (nessuno lo è) e diamo il massimo impegno per ridurre al minimo errori, omissioni, e il meglio al prezzo più basso ottenibile.
Tuttavia leggiamo a volte affermazioni sciocche, convinte che aumentando la tiratura di un pezzo da 10 a 30 i costi scendano a livello delle biglie di vetro. Questo denota una "non conoscenza" di base del processo produttivo. Qualunque imprenditore che fabbrichi qualcosa, dalla birra alle patatine, vi saprà indicare un punto "di non ritorno" sotto il quale non si scende (a parità di prestazione) indipendentemente dai pezzi fatti, anzi: puo' accadere esattamente l'opposto, cioè che i costi si alzano perchè finiscono le economie di scala ed iniziano altri problemi. Questo porta a dei malintesi, come quello in cui si è fermamente convinti che un telescopio fatto in pochi pezzi costa caro per quello..........se vogliamo fare una disamina industriale possiamo dire che questo corrisponde al 30% della motivazione, il resto è dovuto alla cura con cui è stato fatto. Naturalmente bisogna azzeccare il paragone.
Cosicchè si torna al punto di partenza: dei vari costruttori, noi compresi ancorchè sconosciuti ed intonsi, chi veramente applica i canoni della precisione meccanica ed ottica nella qualità totale del prodotto? Non lo sappiamo sarebbe una analisi interessante da fare.
Ma, un buon progettista lo beccate subito, da come spiega e da come concepisce un prodotto.
Se parliamo di tubi in alluminio - ad esempio - ci sono quelli che quando noi parliamo di spianare il tubo al tornio sono convinti che questo significhi passare al tornio il tubo, e che questo magicamente diventi perfettamente in asse. Ovviamente non è questo che noi intendiamo, e nemmeno stiamo a spiegare cosa vogliamo dire, ciascuno si fa le sue ricerche e paga di tasca propria gli esperimenti.
Non è un mistero per nessuno che molti strumenti "top level" per certe applicazioni vanno poi retrofittati. Ma come non sono già "top level"? Sarebbe come retrofittare la Ferrari per essere sicuri che non scoppi una gomma.
Torneremo sulla precisone meccanica.
maxproject

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maxproject
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Posted: Jan 20, 2009 11:58 PM          Msg. 11 of 676
Da tutto il minestrone di cui sopra, possiamo purificare la vera essenza del ragionamento.
E' perfettamente inutile utilizzare ottiche di altissimo livello se la meccanica non è di conseguenza.
Questo assioma, non discutibile e non soggetto a deroghe, è stato più e più volte spiegato da noi e da altri astrofili conosciuti e preparati.
La qualità dell' ottica usata deve essere uguale alla qualità della meccanica costruita, se ci sono delle disparità, queste emergono e deteriorano in modo indiscutibile il risultato finale.
Nel caso di NortheK (parliamo di noi, perchè noi sappiamo quel che facciamo in casa nostra, ma non sappiamo quello che gli altri fanno a casa loro), lo standard ottico usato è perfettamente allineato con la qualità meccanica proposta, e tutti e due sono perfettamente equilibrati col prezzo di vendita. Si può avere di più spendendo molto di più, ma questa è una scelta di marketing della società ovviamente.
Possiamo significare con questo, che è ancor più facile (si più facile) costruire meccaniche più precise a tolleranze ristrettissime, ma questo sarebbe uno squilibrio con il prezzo richiesto al cliente.
La qualità globale del prodotto si valuta dai dettagli. Abbiamo scelto una nota marca di messe a fuoco, questo non è stato fatto a casaccio ma con criteri precisi e testando alcuni prodotti presenti sul mercato. L'azienda da noi scelta rappresenta un ottimo rapporto qualità/prezzo che si sposa in modo adeguato alla nostra politica produttiva e qualitativa.
Troppe volte abbiamo messo al banco rinomate messe a fuoco con fuori asse spaventosi per non parlare di flessioni del canotto di scorrimento, quanto poi alla tolleranza del diametro in cui si infilano gli oculari....beh armatevi di nastro isolante. Eppure ci sono marchi che costano come i prodotti da noi scelti, o poco più o poco meno, ma poi vai a vedere come sono fatti e ........si capisce ancor prima di misurare che quelli la fresa li ha sfiorati appena, che non ci sono state misurazioni di riscontro, che....................
Torneremo ancora.......
Maxproject

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maxproject
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Posted: Jan 21, 2009 12:12 AM          Msg. 12 of 676
E a questo punto diventa molto difficile poter stabilire quali sono i criteri di "precisione" che ci necessitano. A questo potremmo rispondere: in funzione della qualità dell'ottica.
Ma - naturalmente - il problema è un'altro. Strumenti accattivanti esteticamente o che fanno leva sul marchio, talvolta sono ben lontani da quello che vogliono rappresentare, purtroppo l'astrofilo ha pochi mezzi per capire fino a che punto quanto gli viene richiesto corrisponde ad un prezzo equo o a un "caro" prezzo.
Ci siamo sforzati di spiegare qui e altrove in continuazione tantissimi elementi di valutazione, noi da costruttori abbiamo altri tipi di valutazione come ad esempio le tolleranze usate, i tipi di filetto impiegati (l'ottica di alta gamma ha filettature di un certo tipo), il tipo di metallo o lega, il modo in cui questo viene lavorato, il processo, il progetto.......capiamo da soli che per il cliente è arduo se non impossibile. Ma il messaggio che si vuol far passare è quello di non farsi abbagliare da livree sgargianti o da roboanti diagrammi relativi al tripletto o doppietto che sia.......va tutto bene ma non è finita li, ci deve essere della "sostanza" dietro. Non sono gli "intubatori" per hobby che possono realizzare un prodotto di una qualsiasi valenza tecnica.
Maxproject


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Edited by maxproject on Jan 21, 2009 at 12:14 AM

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Posted: Jan 21, 2009 10:51 PM          Msg. 13 of 676
Con quanto detto fino ad ora, è necessario puntualizzare che non si deve nemmeno pensare che tutto quello proposto dal mercato sia scadente. Ci sono prodotti molto buoni perchè allineati al prezzo richiesto, prodotti che eccellono sia otticamente che meccanicamente, e diversità di rapporti anche dentro uno stesso marchio. Elementi positivi e interessanti ci sono e vanno valorizzati e noi siamo ben contenti di questo, anzi aspiriamo ad essere così o meglio di così.
Tuttavia anche questi prodotti di eccellenza hanno un particolare ** che si giustifica solo per gli articoli di eccellenza ** e cioè il fatto di costringere l'utente ad utilizzare tutta una serie di prodotti (raccorderia ecc.), appositamente costruita. E non potrebbe essere altrimenti. Se ci si spinge a livelli molto alti di prestazioni non è possibile mescolare raccordi e accessori di provenienze disparate, ciascuno con la propria tolleranza e ciascuno con i propri standard di qualità generale.
E qui torna il problema della difficoltà meccanica di tenere insieme tutto il tubo ottico e dal medesimo pretendere, cielo permettendo, il massimo delle prestazioni.
Avrete capito dopo tutti questi post quanto e come sia difficile (dovendo stare in budget ben delimitati) ottenere prodotti equilibrati e performanti, possibilmente con pochi difetti e con molte virtù.
Domandatevi dunque, quando acquistate un tubo ottico, che cosa ha pensato il suo costruttore, se è padrone delle tecniche di progettazione e assemblaggio, se ha capito il senso di quello che sta facendo e se - soprattutto - ha un concetto di qualità globale fondamentale per prodotti tecnici come i telescopi.
Maxproject

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Posted: Jan 21, 2009 11:01 PM          Msg. 14 of 676
Non ci si puo' esimere da questa discussione mettendo in ballo tutte le altre questioni che sobillano l'astrofilo. Uno strumento portatile può veramente essere performante? Con chiarezza e senza tema di smentita diciamo di si, a tre condizioni:
a) diametro modesto
b) meccanica d'eccellenza
c) focale non eccessiva
Sia ben chiaro che se parliamo di strumenti molto buoni e con focali un pochino lunghe, omettiamo nomi e cognomi, le cui meccaniche e ottiche sono di assoluta eccellenza, abbiamo testimonianze di successivi problemi di gestione. Piccoli fuori asse si trasformano in gravi deficienze e la precisione ottica e meccanica di questi sistemi rende difficilissima la collimazione all'amatore, tanto da doverlo - talvolta - farlo desistere. Con questo diciamo che l'eccellenza assoluta ha come rovescio della medaglia una "desiderata" postazione fissa, una messa a punto lunga, difficile e che non può essere rifatta tutte le volte che si estrae il tubo dal baule della macchina.
Se NortheK si pone il problema nella serie 250 per mantenerla trasportabile, efficiente e perfomante a pesi "umani", non si pone il problema peso nella serie 350. Ma è ovvio: a quei diametri è praticamente impossibile far funzionare bene un telescopio dovendolo trasportare e smontare ogni volta. Poi come già detto esistono gli eroi, ma noi a livello progettuale non vogliamo porci il problema di gravi rinunce prestazionali per vendere qualche OTA in più. Non è serio.
Maxprojectr

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Posted: Jan 25, 2009 02:35 PM          Msg. 15 of 676
Il discorso ci porta dunque ad ampliare la visione sugli strumenti riflettori che abbiamo lasciato un attimo per puntualizzare quella sui rifrattori.
In linea di massima il riflettore, otticamente semplice, è estremamente complesso meccanicamente. Questo è dovuto al gran numero di pezzi che lo compongono e alle dimensioni dell'obiettivo. Parliamo sempre e solo esclusivamente di telescopi costruiti con criterio e non di prodotti di fascia economica-super economica- cinomessicana- ecc.
I fattori che si considerano in prima battuta nella progettazione della meccanica di un telescopio riflettore (ancor più a fuoco posteriore), sono essenzialmente:
- il peso dello specchio principale
- il peso dello specchio secondario
- il grado di precisione con cui si intende costruire TUTTA la meccanica
- il livello di precisione che di riflesso avro' sulla cella del primario e del secondario
- i gradi di libertà che desidero avere per la collimazione.
Particolarmente sull'ultimo punto una semplice considerazione: molti costruttori provvedono a bloccare il primario una volta collimato in fabbrica. Questa scelta non è dovuta a spilorceria ma semplicemente ad una regola mica tanto lontana dalla realtà: sono pochi gli astrofili che sanno effettuare autonomamente una collimazione, percio' meno gradi di libertà ha il prodotto, meglio è per il cliente che non si deve preoccupare di settare costantemente il proprio telescopio. Questo - che a prima vista sembra un aspetto geniale - è geniale ma solo per il costruttore (che si evita un grosso lavoro di assistenza ed istruzione e magari di recensioni negative, perchè molti scrivono ma .....), per il cliente questo è deleterio, in primo luogo per la qualità del prodotto che ne risente ed in seconda battuta perchè (lo so siamo noiosi) la collimazione fa parte del corso di prima elementare per l'astrofilo.
Il fatto che un telescopio debba essere trasportabile o funzionare su di una montatura non tanto grande ci obbliga a dei compromessi a livello meccanico. Ad esempio un tubo calandrato in alluminio che ha già i suoi problemi, dovendo essere sottile si porterà appresso ulteriori difficoltà. Al contrario una struttura come UnitorK ultraleggera ma estremamente rigida e performante grazie alla fibra di carbonio, spazza via in un solo istante sia il problema del peso che quello delle torsioni e flessioni. Si tratta di scelte senza compromessi. Nel medesimo problema del tubo in alluminio possono cascare coloro che utilizzano un tubo in carbonio non sufficientemente spesso, oppure spesso ma non progettato con le adeguate simulazioni nella distribuzione dei pesi e della leva. In questa problematica sono incappati anche produttori di prestigio.
Dietro a queste argomentazioni c'è uno specchio principale. La cella e il resto del telescopio devono essere costruiti performando alla perfezione con questo specchio. Abbiamo già detto che è meno costoso (per esempio in un 250 mm. di diametro) mettere un vetro spesso 5 cm. che non un 26-30 mm. Chi ha letto le questioni relative alla costruzione di una cella e si è documentato relativamente alle problematiche termiche, capisce al volo dove casca l'asino.
continueremo....
maxproject

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maxproject
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Posted: Jan 25, 2009 10:06 PM          Msg. 16 of 676
In particolare, negli strumenti amatoriali di poco pregio (non di poco prezzo, attenzione....) meccanico si usa mettere un canotto interno che sostiene tutto il primario e che garantisce anche l'assialità del medesimo con il centro della messa a fuoco. Questo è il sistema tecnicamente ed economicamente più facile da fare (da pochi euro a 80-90 euro max) e la cella è fatta.
Noi siamo molto critici su questo argomento. Evvero che si alleggerisce lo strumento, è vero che l'assialità di due componenti è teoricamente garantita (ma non è vero nemmeno questo), ma è anche vero che tutte le forze e il peso del vetro medesimo si concentrano in un unico punto. Sta alla precisione con cui viene realizzato il canotto il fatto che questi funzioni più o meno bene. Spesso si usano o-ring per forzarlo nel foro del vetro, dando la possibilità a quest'ultimo anche di seguire in un certo modo le dilatazioni. In linea di principio il vetro dovrebbe subire il minor numero di forzature possibili, questo porta a meccaniche molto più complesse e costose, tanto più se si usano specchi sottili.
Se apriamo anche un tubo ottico di prestigio molto rinomato tra gli amatori, vedremo come sia stato ridotto drasticamente ogni e qualsiasi intervento sulla cella, limitando a pochissimi pezzi (ben fatti), questa costruzione. A parte la mitizzazione di certi modelli, che porta a giudizi che non sono sempre condivisibili e molto spesso contestabili in confronti testa a testa, è necessario capire che si paga un prezzo altissimo per non aver nulla che lo giustifichi.
Ma il nostro discorso è sull'assialità degli assi e delle relative complicanze meccaniche. Alla fine se continuiamo con l'esempio sopra abbiamo pure un tubo calandrato ed un unico modello che funziona bene, tutto quelle che lo precede ha prestazioni scadenti e non potrebbe essere altrimenti. Salendo di diametro il prezzo raddoppia, essì li bisogna lavorare seriamente e 5 cm in più giustificano il raddoppio del prezzo? No è che se si vogliono buone prestazioni anche la meccanica costa e costa parecchio, di scorciatoie ce ne sono poche.....
continueremo.......
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Posted: Jan 25, 2009 11:05 PM          Msg. 17 of 676
Percio' per quanto riguarda i telescopi riflettori, abbiamo il problema di una cella che va costruita in un certo modo, un tubo che deve seguire il medesimo criterio (se flette come facciamo a stare in asse? forse quelli che pensano di risolvere tutto con le regolazioni degli spider non ci hanno pensato), e anche purtroppo un supporto secondario. Questa parte di telescopio è quella più tribolata per gli astrofili. Deve permettere la collimazione, ma - purtroppo - tutti la producono nello stesso modo o peggio, senza sforzo alcuno di migliorarne le prestazioni. Ecco collimazioni quasi impossibili, fuori asse cronici, rinunce alla collimazione precisa accontentandosi di quel che si ha. Noi abbiamo lavorato molto su questo componente e, pur pensando di aver raggiunto un risultato di alto livello, ci siamo poi fermati. Evoluzioni ancora più spinte moltiplicano per 4 o 6 volte il costo del pezzo, e questo è ammortizzabile solo in strumenti di diametro interessante.
Tuttavia pensiamo che troppo frequentemente il supporto secondario del telescopio viene sottovalutato (stendiamo un velo di pietà e misericordia su tutti quelli incollati, magari in un dischetto di plastica, e poi i proprietari si affannano a dire ottica corretta a...../pv), questo è uno dei problemi principali nei telescopi amatoriali, è li che nascono scollimazioni e fuori asse.
continueremo.....
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Edited by maxproject on Dec 10, 2010 at 12:37 PM

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Posted: Jan 26, 2009 09:36 PM          Msg. 18 of 676
Ricapitolando dunque, emerge un concetto di base. Non è possibile raggiungere una buona collimazione con una meccanica precaria, non è possibile far performare un'ottica con una meccanica economica, non è possibile evitare deformazioni gravi sul fronte d'onda senza una costruzione ben studiata e ben fatta a livello di esecuzione.
E' un sunto, triste per molti, ma reale. A chi crede che con tubi da 600 euro ci sia un vero "mostro" di telescopio......diamo questa triste notizia. A chi crede che un telescopio perchè è colorato e pieno di serigrafie e bottoncini da spingere con tanto di super elettroniche ....... diamo questa triste notizia, basta prendere un calibro e tirarsi giù un po' di misure e si capisce di cosa stiamo parlando. A chi crede che basti parlare di tubo in carbonio per avere uno strumento fantastico.......diamo questa triste notizia, si perchè nessuno se lo fa ma lo si compera da produttori commerciali che non lo realizzano per strumenti astronomici. A chi pensa che un qualsiasi truss in carbonio sia performante.......diamo questa triste notizia, i fornitori li fanno per le canne da pesca. A chi vede prezzi anche bassi e poi scopre che mancano messe a fuoco, cercatore e che il modello base praticamente non comprende nulla.........diamo questa triste notizia. A chi pensa che a 1000 euro un tubo ottico sia fornito e realizzato con cura degna di uno strumento minimamente tecnologico.....diamo questa triste notizia.
E allora cosa bisogna fare? Rassegnarsi a spendere cifre molto alte? No si può comperare anche un tubo da 600 euro, sapendo cosa si compera e gestendolo al meglio, senza poi pretendere di fare dei confronti fianco a fianco con altra attrezzatura. Ogni prodotto ha il suo utilizzo e la sua fascia di utenza. Questi distinguo sono importanti perchè ciascuno collochi le proprie legittime scelte in un ambito di logica e buon senso.
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Edited by maxproject on Jan 26, 2009 at 09:37 PM

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Posted: Feb 25, 2009 09:38 PM          Msg. 19 of 676
In un forum popolare leggiamo le disavventure di un astrofilo, che proprietario di uno Schmidt Cassegrain molto diffuso, lamenta il fatto (e non è il solo) che il secondario appare disassato rispetto al primario. In un altro forum il medesimo riposta la problematica, e da persone esperte gli viene risposto che è un problema comune per quello strumento (noi stessi lo abbiamo verificato) e che lo si puo' risolvere con un po di fai da te.
Considerazioni:
a) chi è quel genio che ha fatto un progetto del genere, riuscendo a disassare un secondario su lastra correttrice e tubo monolitico? Dove con una tolleranza minima (0,1 mm.) tutto sarebbe rimasto allineato almeno meccanicamente?
b) va bene che deve costare poco ma se ci si deve ridurre a spessorare col cartone i supporti del secondario perchè balla dentro la lastra correttrice, diremmo che non è una economia, ma una incompetenza industriale grave;
c) a questo punto non riuscendo a mantenere il tutto allineato, avremo il comportamento delle ottiche come da progetto? il paraluce interno funzionerà a dovere o anche quello è fatto a spanne per accettare il cono di luce sbilenco?
d) la correzione delle ottiche - a questo punto - è la cosa meno importante di tutto il telescopio;
e) figuriamoci poi in queste condizioni usare la messa a fuoco spostando il primario.....
D'accordo che forse noi siamo troppo pignoli per qualcuno, ma c'è ancora molta gente di bocca buona ci sembra.....
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Edited by maxproject on Feb 25, 2009 at 09:40 PM

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Posted: Mar 3, 2009 10:08 PM          Msg. 20 of 676
Ma leggiamo ancora questioni su questo benedetto tubo. Risulta che secondo voci di corridoio molti strumenti di questa casa soffrano di problemi relativi alla ortogonalità di tutta la meccanica. Praticamente si dichiara apertamente che i tubi sono tagliati storti. Questo problema, frequentissimo in prodotti orientali, è un problema molto significativo.
Quanto costa produrre tubi con tagli esattamente ortogonali? Poco, niente. E allora perchè è tutto così approssimato? Semplicemente non esiste nessun protocollo di controllo qualità e di verifica del lavoro dozzinale che viene eseguito.
Il cliente in questione dichiara che il suo sbigottimento è dovuto al fatto che pensava di aver acquistato un prodotto di livello discreto e che ora scopre che così non è.
A questo ci si risponde da soli, sapendo che un prodotto da 2000 euro, in fabbrica ne costa 500.
Secondo voi può essere un prodotto con una minima valenza tecnica? Che poi lo si possa usare questo si è vero, ma che non corrisponda minimamente al prezzo richiesto anche questa è un'altra verità.
Maxproject

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