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Author Topic: Dobson 4x4 (8 messages, Page 1 of 1)

Frank
Posts: 247
Joined: Aug 25, 2013

NortheK Accademia


Posted: Jan 4, 2019 04:45 AM          Msg. 1 of 8
Buongiorno.

L'UltraDobson:


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L'assemblaggio è semplice, brevemente:
Togliere i contrappesi da sopra.
Si apre la scatola e la si svuota.
Estratte le gambe e si accoppiano le due mezze rovesciate e si montano le spalle.
Separatamente si monta il tubo.
Si posiziona il tubo sulle spalle infilando i cuscinetti negli alloggiamenti.
Quindi i due alberi e i contrappesi scorrevoli, infine la barra contrappeso.

Breve sequenza da sinistra a destra.
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Pronto!
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Spero che il Signor Dobson non si ribalti nella tomba, la semplicità che lega il suo nome ai
telescopi questa volta si è persa per strada.
Garantisco che quando ho cominciato a pensarci le intenzioni erano diverse pensavo di
costruire un piccolo Dobson da caricare nel fuoristrada assieme al resto dell'equipaggiamento
così da non perdere le occasioni offerte dalle escursioni in zone desertiche, buie e con cielo
limpido, senza aver pianificato alcuna osservazione. L'esigenza era un tele compatto, completo
di tutto in modo da ricordarsi solo di caricare la box senza rischiare di dimenticare qualche pezzo
a casa e con il “tutto in uno” che facilitasse la disposizione nel vano di carico oltre che
resistere alle sollecitazioni di un trasporto non “convenzionale”.
Avevo visto sul sito “ Il Grattavetro” il piccolo Dobson di Giulio Tiberini, che ringrazio di
mettere a disposizione la sua esperienza e da buon pigro avevo tentato la via facile.
Dopo alcuni tentativi, falliti, di piegare quel progetto alle mie esigenze ho cancellato tutto
e cominciato da capo, gli obbiettivi del suo progetto erano troppo diversi dai miei.
Ne ho parlato con Max, che è stato il mio prezioso consigliere durante tutto il lavoro e quindi
ho cominciato a stendere obbiettivi e limiti. Paradossalmente i limiti sono molto importanti,
è facile farsi prendere la mano ed esagerare, cosa che ho puntualmente fatto.
Il primo passo è stato lo specchio, avevo stimato in 180 mm il diametro che mi consentiva
una buona raccolta di luce con un ingombro e peso ben equilibrato ma ho subito dovuto constatare
che sul mercato non si trovava nulla, solo su commissione e ad un costo troppo elevato.
Ho invano cercato un 6”, sia usato che nuovo per quasi 3 mesi e non trovandolo ho acquistato
sul mercato dell'usato un Newton 8” f 5, il classico tubo azzurro per la somma di180 euro, da cui estrarre lo specchio.
Un poco oltre il necessario ma ancora gestibile. Una volta avuto tra le mani ci ho “dormito”
sopra quasi un anno e riempito due blocchi notes di soluzioni varie prima di decidermi.

Compatto, completamente inscatolabile, robusto sul serio, senza compromessi d'uso e
su cuscinetti a sfera. Pur prestandogli attenzione la leggerezza non era tra le priorità.
Queste erano le “specifiche” con cui partire.

Vai con Double Cad XT5 free.
Nel disegno il fok è messo sopra il tubo per comodità, anche se realmente è posto sfalsato di 45°.
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Solo di cad sono arrivato a contare fino ad 80 ore di lavoro poi ho smesso di contarle ma il più era comunque fatto.



Un momento di grande confusione:
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Avendo uno schema ottico già definito conoscevo l'ingombro minimo del tubo e da li ho provato a ridurlo in “pezzi” per farlo stare dentro la scatola
le cui dimensioni sono conseguenza di un ragionevole spezzettamento.

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L'altezza dell'asse di rotazione è stata la prima misura definita e non senza dubbi. Da questa misura
seguono a cascata molte altre, le due più importanti decidono la stabilità delle spalle e il totale
dei pesi di bilanciamento. Purtroppo una è a scapito dell'altra.
Il cad è stato di grande aiuto ma nulla poteva dire riguardo la rigidità dell'insieme.
L'unica via certa era andare per tentativi ma era oltre il ragionevole hobby.
Dopo tutta una serie di “pensamenti e ripensamenti” ho stabilito questa misura dando un limite massimo
al totale dei contrappesi e quindi fissato a 370 mm l'altezza dell'asse di rotazione dalla base
interna della box e conseguentemente il baricentro del tubo a 312 mm dal fondo della culatta.
Sono convinto, visto la buona rigidità ottenuta che si poteva osare ancora di più e spostare
il baricentro e asse di rotazione 40mm più in alto, limite massimo per far stare la spalla dentro
la scatola senza dover ridimensionare tutto, risparmiando oltre un Kg di contrappesi e conseguentemente
meno peso totale da muovere ma si sa che col senno di poi..................


Viva il cad:
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L'idea iniziale era di usare solo alluminio ma le dimensioni della scatola sono oltre le possibilità
delle mie attrezzature e così per la box sono passato al “legno”. Esattamente non so cosa sia,
è venduto in pannelli di spessore 16 mm, è un impasto in cui sembrerebbe esserci anche legno, da
queste parti non si trova altro o meglio quel che si trova è sicuramente peggio di questo.
Viene usato per fare le cucine è molto robusto ma pesante, utilizzando l'alluminio con spessori
adeguati avrei risparmiato circa il 15% del peso e con tutti i vantaggi del metallo.

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La tipica culla del Dobson non mi ha mai entusiasmato, ho sempre avuto problemi di bilanciamento e in questo caso anche di ingombro.
I cuscinetti sono una meraviglia ma come tutte le cose hanno il rovescio della medaglia.
Una volta bilanciato basterebbe soffiare su uno dei tubi per far ruotare il tele.
Per avere un movimento dolce regolabile ho messo un freno, la manopola azzurra spinge un
perno in bronzo sull'albero passante nel cuscinetto del lato oculare e lo frena quanto si desidera.
La manopola nera, sull'albero dalla parte opposta serve per bloccare il tele in posizione, ad es.
durante un cambio oculare che necessita di ribilanciare o durante l'assemblaggio.
Ho preferito due diverse manopole, sempre per quel che si diceva sopra, niente compromessi.
In questo modo la regolazione del freno la si fa una sola volta. La manopola nera di blocco lavora
su un tratto di albero su cui ho eseguito una godronatura così da ottenere un solido bloccaggio senza dover serrare con grande forza.

Asse di rotazione in elevazione.
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Freno a sinistra e bloccaggio asse, manopola nera.
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Cuscinetti di diametro 20 x 42 e alloggiamenti. I cuscinetti sono fissati al tubo mentre gli
alloggiamenti alle spalle sulla cassa.
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Spalle e sotto i due alberi per i contrappesi.
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Il mozzo per il cuscinetto e a lato il cuscinetto calettato, anche se forzato sul diametro ho preferito dare quattro colpi di bulino per ogni evenienza.
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Nella foto sopra a destra si vede il cuscinetto calettato al suo mozzo a sua volta bloccato sul tubo.
La rotazione del telescopio dipende solo da questi componenti e non dall'albero della foto sopra.
I due alberi hanno il compito di rendere solidali al tubo e quindi al traliccio, il sistema contrappesi mobili e il sistema frenante.
L'albero attraversa il cuscinetto, senza toccarlo e si avvita all'interno del mozzo.
Nella foto è visibile il grano che che serve a impedirne lo svitamento durante il bilanciamento,
grano che va serrato ogni volta che si assembla il tele.
Sempre sotto è visibile la testa nera della vite che tira il mozzo del cuscinetto contro il tubo.
Su un lato, non visibile in foto, un altro grano impedisce lo slittamento del mozzo all'interno del tubo. Questi ultimi due,
vite e grano non visibile, sono assemblati una volta per tutte.


Fasi di lavorazione, a destra il perno del freno.
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Le spalle su cui si regge tutto sono ancorate alle pareti interne della cassa con delle viti da M8,
sulla parete ho predisposto dei registri per mantenere la verticalità solo nel senso della rotazione tubo.
Li avevo previsti anche nell'altro senso ma non si sono resi necessari avendo posizionato i pannelli con molta cura e senza elemosinare sulle viti di fissaggio.

Spalle
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Registro verticalità.
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Per il movimento della base sempre nell'ottica del robusto ho pensato di utilizzare
le ball transfer unit. Al centro quella utilizzata.
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Posizionamento delle b.t.u.
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Questi affari sono stati un bel problema, quelli seri inox costano una fucilata, avevo trovato
gli SKF della misura intermedia al costo di 12,70 euro + IVA l'uno. Dovendo andare per
tentativi, riguardo dimensione e numero la spesa diventava eccessiva. Fortunatamente ho trovato quelli in foto al brico e me la sono “cavata”.
La qualità non è il massimo ma avendoli protetti con un anello di alluminio e caricandoli per una piccola frazione del carico nominale massimo
ammesso fanno quel che devono.
Anche così sono il componente che in proporzione ha inciso di più sul costo dopo quelli ottici.
A fronte di 9 pezzi x 1,6 euro montati sulla cassa, ho speso 79 euro in totale avendo dovuto comprare
tre diversi tipi in quantità sicuramente oltre il necessario, per poter fare le prove.
Qui non si trovano occorre ordinarli on line, costano quasi quattro volte quelli del brico e la qualità è altrettanto dubbia.


Salasso al Brico.
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Questi sono i 64 eurozzi rimanenti.
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Una piccola nota:
la necessità di essere robusto non è campata per aria il fuoristrada si usa appunto anche
fuoristrada le due foto sotto danno un'idea di quel che deve sopportare il tele.
La prima foto quel che può capitare, la seconda quel che capita normalmente e nel caso della seconda
foto son stati circa 160 Km di fila per quasi 6 ore di tempo impiegato.
Tutte le volte che mi portavo un tele era sempre un casino per imballarlo e posizionarlo in modo
che non subisse danni e dovevo limitarmi a piccoli diametri, 80/90 mm che comunque completi di
tutto il necessario occupavano parecchio spazio e in modo disordinato.

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I componenti costruiti.
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Il tutto è tenuto assieme da oltre 400 viti inox per 1,35 Kg di peso.
Avevo stimato 0,8 Kg e invece...........
Solamente per tenere insieme le due mezze casse ho usato 100 viti da 4,8x50 mm che da sole
pesano 0,5 Kg.

Qualche altro particolare:

Il movimento in elevazione, come detto è su cuscinetti e il bilanciamento si ottiene mediante tre
contrappesi in ottone/bronzo. Una barra di circa 1,4 Kg è fissata sotto la culatta mentre i due pesi
tondi da 4” sono di circa 1,55 Kg l'uno e scorrono sulle due barre nere laterali le quali hanno dei
riferimenti per poterli mettere allineati. Non che la cosa sia di grande importanza, lavorando sui
cuscinetti uno sbilanciamento laterale è praticamente ininfluente. I due contrappesi scorrevoli così
posizionati non escono mai dal profilo dell'ingombro del telescopio, culatta da una parte e
cassa dall'altra, lasciando liberi di muoversi attorno al tele senza rischio di urtarli.

Foto sistema di bilanciamento.
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La struttura tubolare è in alluminio da 25x25 rinforzato. Nei punti di giunzione e dove lavorano i perni è inserito un quadro solido fresato a misura
esatta interno tubo. Sulla culatta sono imbullonati quattro quadri da 25x25 fresati a misura dalla parte di giunzione ai tubi.
Sempre sulla culatta sono state realizzate quattro fresature per poter imbullonare i suddetti con precisione.
Il cage è accoppiato con tubi di stessa sezione imbullonati.

Culatta.
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Quadri per culatta e innesti per i tubi.
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Allineamento culatta e sotto gli otto tubi che formano il traliccio. I tubi sono stati anodizzati
blu e poi verniciata in nero math la parte rivolta verso lo specchio così da minimizzare i riflessi.
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I tubi di accoppiamento sul cage.
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Il cage è in alluminio spessore 3 mm calandrato e saldato ed è stata fonte di problemi, sapendo a
quel che andavo incontro con questa soluzione ne ho fatto uno di prova, con lo scarto corto del foglio di alluminio ed è venuto perfetto.
Naturalmente quello definitivo invece nel calandrarlo si è snervato e per riprenderlo ci son voluti tutti i santi del calendario.

Nella foto sotto quello di prova . Nella versione definitiva ho eliminato i due rinforzi a lato del fok e un foro sui tubi di sostegno,
i tre mm di spessore lo rendono rigido a sufficienza, fin troppo. Ho eseguito le stesse prove di carico del 18” il punto rosso del laser
non si sposta minimamente. Forse 2 mm di spessore erano sufficienti con uno sgravio di peso di 0,270 Kg.

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Il foro per il fok.
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La cassa a parte un paio di minchiate, una volta stabilite le misure è stata di facile costruzione.
I pannelli laterali sono di alluminio spessore 3 mm. Le due mezze nell'uso si uniscono rovesciate tramite un
perno in bronzo che lavora su un reggispinta. La controparte, mezza cassa che sta sotto
durante l'uso, anche ha un reggispinta.
Dovendo ogni volta che si assembla registrare il tiro sui reggispinta e di conseguenza sulle B.T.U. ho costruito un
dado in bronzo con il filetto frenato che evita il rischio svitamento.
Con due chiavi a brugola da sei, una sopra e una sotto, in pochi secondi si esegue la regolazione.
Si può correggere il tiro in qualsiasi momento senza smontare nulla.

Uno dei primi accoppiamenti di prova, la parte sotto è senza i pannelli laterali.
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Tutto il necessario per la rotazione.
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Prova di Assemblaggio, le due basi vanno dove sporgono le viti.
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Il perno si infila da sopra mentre il dado, quello a lato, si posiziona sotto alla cieca.
Vi è sufficiente spazio da terra per eseguire l'operazione senza alcuna difficoltà.
I tre doppi fori accoppiati sulla base servono per alloggiare le knobs di collimazione primario,
si vedranno più avanti.
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Quando non si usa la testa..............
Stavo montando i pannelli laterali in alu con le viti da 4,8 lunghe 50 mm, ho preso per sbaglio
dal contenitore quelle lunghe 80 ed essendo il preforo per quelle da 50 mm questo è il risultato.
Preferisco non dire come ho sistemato.
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Questa è l'altra minchiata.
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Sotto la sovrapposizione dei layers per eseguire le asole della foto sopra, dove si infilano le knobs
di collimazione. Nonostante l'aiuto del cad sono riuscito a beccare una delle viti che tiene la piastra inox su cui lavorano le B.T.U.
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La piastra di acciaio inox su cui lavorano le B.T.U. recuperata dal rottame del fabbro. Ero un poco
incavolato cercavo un ritaglio spessore 0,8 e c'erano solo spessore 1,4. Per non rimandare ho preso
questa che pesa ben 1,350 Kg. Si potrebbero fare dei fori di alleggerimento per oltre 0,6 Kg ma questo è 316L e non è proprio come forare l'alluminio, ci penso.
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La mezza cassa che sta sotto durante l'uso poggia su quattro gambe estensibili e livellabili, operazione facilitata dalla livella posta a fianco delle B.T.U.
Le viti per il livellamento hanno un'escursione di 40 mm.
Alla massima estensione delle zampe e con le viti di livellamento ritratte, il centro del fok è a 1325 mm da terra con tubo in verticale.

Gambe.
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I tubi in cui scorrono le gambe sono fissati in modo permanente ai pannelli in alu e fanno
da riferimento quando si chiude la cassa. Al centro in basso la livella a spirito.
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Con le viti di livello tutte dentro, la gamba rimane all'interno del profilo tubo e per evitare di dover
ribaltare la cassa per estrarle ho previsto un'asola in cui infilare la manopola di serraggio per
estrarla senza fatica.
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Livella, accessibile anche quando le casse sono assemblate grazie al centro di rotazione spostato su un lato.
A destra le gambe alla massima e unica estensione prevista.
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La logistica dell'inscatolamento, con un pizzico di fortuna, è riuscita così bene che mi sono stupito del risultato. Tutto è andato esattamente dove doveva andare.
Nei vani laterali della mezza che sta sopra quando è chiuso (quella con le maniglie), trovano posto tutti i tubi che infilati su dei perni filettati sono solidamente bloccati.
Nella mezza dove sta lo specchio, sempre nei vani laterali sono riposte alcune manopole, perni e tutti gli accessori quali:
laser verde, oculari (max 3 Pz. Da 2”), set di chiavi a brugola, laser rosso per collimazione, riduttore da 2” a 31,8 e rimane spazio per altri accessori ad es. dei filtri o altro.
La parte centrale ospita culatta con cella e specchio accoppiata al cage così da compattarsi al minimo ingombro e costituire un robusto blocco.
Sul lato di fronte al fok in una una piastra forata
sono riposte le manopole per i tubi. Nella base sono realizzati tre vani dove si infilano le knobs di collimazione in modo
che sia la culatta ad appoggiare, in corrispondenza di due dei quadri della culatta vi sono due pin di riferimento per posizionarlo senza fatica e due
fori passanti nella base in corrispondenza degli altri due per bloccare il tutto dall'esterno con due manopole.
Si fa prima a vedere le foto.

Cassa completa full.
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Fori e riferimenti per posizionamento della culatta.
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Il set di chiavi a brugola è necessario per registrare il tiro dell'unione delle due casse e per
montare le due spalle dove appoggiano i cuscinetti. A dire il vero in auto c'è tutto il necessario
per riparazioni d'emergenza, comprese le chiavi a brugola ma senza il set dedicato mi sembrava incompleto.
Per fissare il pannello delle manopole si usano quelle dei tubi per i contrappesi.
Il pannello in alluminio da 2 mm di spessore viene piegato ad arco quando lo si fissa alla parete, in questo modo
rimane in tiro evitando il rischio che le manopole si svitino.
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I contrappesi sono agganciati all'esterno della cassa allo stesso modo di come si montano sul tele.
A destra si vedono le due manopole azzurre che tengono fissato alla base della cassa il
gruppo culatta-specchio-cage.
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In pratica accoppiando culatta e cage senza i tubi e bloccando con due delle manopole per i tubi si ottiene un compatto e robustissimo insieme
che fissato alla cassa tramite le due manopole esterne lo rende indifferente a tutti i sobbalzi a cui può essere sottoposto.

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Le manopole sono state sicuramente la parte più noiosa di tutte le lavorazioni ci va un sacco di tempo, oltre alle 13 dei tubi (una è di scorta)
ve ne sono altre 16 di diverse misure. Son diventato matto per trovarle in commercio, una volta trovate e comprate
mi accorgo che le due tra le spalle di supporto e i tubi del traliccio non ci passano e allora ne costruisco due di spessore ridotto,
quelle nere nella foto sopra (per distinguerle alla svelta), che sono sempre queste sotto prima di essere anodizzate e rifinite.

Manopola in plastica e una delle prime due costruite.
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Qui commetto l'errore di inviare una foto a Max, che mi convince a farle tutte perché dice che quelle in plastica sono brutte..............

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Nel calcolo dei costi ci sono anche queste sotto...........
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Sempre riguardo la cassa un particolare secondario all'uso ma importante, molto importante
visto il peso raggiunto, sono le maniglie di trasporto. Chi ha letto il post del blasonato 18” pollici
ricorderà l'arrabbiatura per quelle ridicole maniglie per cassetti con circa 40 Kg da sollevare.
La soluzione allora fu di accomodamento ma ora avendo l'attrezzatura le ho costruite come
devono essere. Da non dimenticare che commercialmente se non costruite in serie costerebbero
un botto, ma una cassa che cade per colpa delle maniglie finirebbe per costare ancora di più.

Notare la barra di fine corsa per evitare di schiacciarsi le mani.
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Il sistema di chiusura della cassa può sembrare esagerato ma deve soddisfare un'altra condizione che qui è la norma, strade sterrate molto polverose, polvere che
si infila ovunque e con i dispositivi ottici non va molto d'accordo.

Durante uno dei vari test di sbatacchiamento e impolveramento.
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Le quattro (due per parte) robuste barre di chiusura hanno il foro, dove si inseriscono le manopole, fatto ad asola in modo che la parte conica della manopola
nella chiusura lavorando sulla barra preme le due mezze casse una contro l'altra e comprime la guarnizione posta nel mezzo.

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A sinistra la guarnizione adesiva sulle parti in legno. A destra quella per le pareti in alluminio.
Ho usato un tubetto in gomma morbida per impianti di irrigazione, tagliato da una parte
riempito di silicone e infilato sopra il pannello. In questo modo compensa la piccola differenza
di spessore della guarnizione e si schiaccia abbastanza da chiudere.
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Fasi di lavorazione e set completo per la chiusura.
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Un lavorone ma..... funziona???
Sono occorsi mesi di lavoro e visto l'impegno di tempo e risorse fino a quando non ho potuto provarlo
il dubbio di aver messo insieme un catorcio rimbalzava nella testa.
Naturalmente intendo non solo otticamente cosa che ho con sollievo constatato appena è stato possibile.


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Scattata appoggiando la fotocamera all'oculare e subito inoltrata a Max.
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Lo schema ottico quello è, basta rispettare le misure.
Stare in asse ad ogni smonta e rimonta comincia ad essere complicato.
Stare in asse ad ogni smonta e rimonta dopo aver shakerato il tutto nel vano di carico è meccanicamente problematico.
Dopo una serie di aggiustamenti a seguito di prove sul campo posso dire di aver raggiunto il risultato voluto.
Ovviamente in questo caso la possibilità di una shakerata oltre il consolidato è sempre dietro l'angolo.

Riguardo lo schema ottico segnalo questo articolo del Prof. Vincenzo Zappalà, prendere coscienza
di quel che si fa e si adopera non guasta:

http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2014/10/25/onde-e-raggi-luminosi-da-un-pesce-molto-furbo-ai-telescopi/

Molto più importante è sapere cos'è, oltre a provare a capire, quel che si sta guardando e sempre il
Prof. Vincenzo ci spiega tutto il bestiario cosmico attraverso il suo/nostro (nel senso di partecipazione come lettori) circolo.

http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/

Mi permetto di suggerire come prima lettura la presentazione al sito, in particolare la
“Presentazione Tecnica”.

Proseguo. Il montaggio, come visto all'inizio è semplice ma richiede qualche minuto in più del tradizionale Dobson ma questa storia della facilità e
rapidità assieme alla leggerezza a tutti costi di solito sbandierata nelle pubblicità mi è sempre parsa una colossale sciocchezza
che si paga con meccaniche instabili e limitazioni di confort nell'uso (ricordarsi del costosissimo 18”).
Sul cage trovano posto un red dot stabilmente montato e centrato, un laser verde che da solo pesa
quasi 300 grammi, un cercatore classico che può andare dal minuscolo quanto inutile cannocchialino ad uno da 50 mm con illuminatore.
Quest'ultimo, anche se compare nell'ultima foto della sequenza di assemblaggio, non l'ho inserito all'interno della cassa, ci starebbe ma occorre
toglierlo dal suo supporto, smontare l'illuminatore e andrebbe protetto dagli urti.
Tutta questa roba senza inficiare minimamente il bilanciamento e la stabilità.
Si può passare dall'oculare Celestron 31 mm 2” di ben 1,4 Kg di peso ad un oculare da 31,8 in plastica quasi senza accorgersi,
basta spostare anche solo uno dei contrappesi da 4”.
Occorre seguire un'ordine ben preciso di montaggio e smontaggio non tanto
per sveltire ma per evitare di fare danni. Sono necessari circa 15/20 minuti con calma.

Il fok utilizzato è quello originale a cremagliera che ho sistemato.
Una per tutte.
Quale mente eccelsa può mettere un fok con il canotto, che in parte è sempre all'interno del cage, verniciato grigio lucido??????
A destra quello in dotazione al 8” riverniciato nero, a sinistra uno simile di provenienza stessa serie di telescopi. A dimostrazione che non è un caso
o un errore ma è proprio un “come viene viene e chi se ne importa”.
Il fatto la dice lunga anche su chi li commercia. Non so se nei nuovi si insista con questa colorazione.

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Ho previsto di poter montare, tramite una flangia di riduzione del foro sul cage, un semplice quanto funzionale elicoidale, prezioso dono
di Max (preziosissimo in quanto dono di un amico).
Devo ancora lavorarci perché con alcuni oculari da 2” non riesco ad andare a fuoco, si vedrà.
Notare che questo farebbe risparmiare circa 0,3 Kg di peso.

Elicoidale e flangia sagomata di adattamento al cage, la si vede anche nella foto n°036 del cage di prova.
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Ho inserito due diaframmi, uno appena sopra lo specchio con un foro da 190 mm così da
tagliare il bordo e i possibili (sicuri) difetti e un'altro sopra il cage con foro di poco oltre 200 mm.
Questo ha il foro un poco piccolo ma così mi maschera tutte le viti e sporgenze varie oltre a tenere
in ombra buona parte dell'interno del cage ed evitare il più possibile riflessioni varie.

Si vede meglio prima dell'anodizzazione.
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Anche solo qualche millimetro in più sarebbe stato fuori dalla portata del mio tornio.
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Lo smontaggio e rimontaggio necessita di un aggiustamento della collimazione, come tutti i Dobson.
Le sollecitazioni durante il trasporto sono tutta un'altra storia e la collimazione va fatta sul serio.
Avendo dimenticato di comprare le Bob's knobs quando ne avevo l'occasione ho dovuto fare le Frank's knobs:

A sinistra il primo tentativo secondo il sano principio “minimo sforzo massimo rendimento”.
Naturalmente ho ripetuto l'errore di mostrarle a Max che ha commentato “Belle”.
Tradotto: “che schifezze hai messo li??????”
Ho dovuto provvedere.
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Con quelle per il primario non ci ho manco provato..............
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Quando Max afferma che per fare le cose bene occorre truciolare vuol dire questo:
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Almeno 80% è dalle lavorazioni per l'UltraDobson.


L'assetto completo, come pensato, arriva poco sotto i 30 Kg di peso, nulla vieta una dotazione minimale eliminando puntatori vari ad eccezione del red dot,
altri accessori e utilizzando un solo oculare a focale variabile da 31,8 e così anche uno dei pesi da 4” è di troppo.
In questo modo si risparmia oltre il 10% del peso ma non penso sia una buona scelta.
Se si è soli i contrappesi possono essere posizionati sulla cassa dopo averlo caricato in auto e così sono 4,5 Kg in meno da sollevare.
Rimane il fatto che 30 Kg sono in assoluto parecchi per una sola persona. La prima volta che ho provato a caricarlo in auto ho fatto da solo
partendo dal primo piano fino ad appoggiarlo sul portellone del vano di carico, per fare le scale l'ho appoggiato ad un fianco.
Il giorno dopo avevo un bel livido sul fianco sinistro, lo so sto invecchiando.

Riguardo ai costi sono dolori, ovviamente non considero il tempo impiegato, il totale abbondando si attesta a poco meno 600 euro, di cui 180 sono per il tele usato.
I materiali grezzi incidono per circa 80 euro, i costi principali sono le BTU includendo anche quelle non usate, la viteria inox e l'anodizzazione.
Ho contato anche circa 40 euro di corrente per le lavorazioni, calcolando a spanne l'eccesso di consumo rispetto alla media.
In rete per un Dobson 8” si spende da 400 a 600 euro, costruiti al massimo risparmio e comunque inconfrontabili per caratteristiche di progetto troppo differenti.
I circa 600 euro mi sembrano accettabili, considerando che è un prototipo e tutto è stato lavorato a macchina utensile pezzo per pezzo e non
dimenticando che il mercato non offre nulla con queste caratteristiche, nemmeno simili.
Quando si realizza un prototipo spesso si deve correggere o rifare e quel che si era fatto o comperato è un costo perso se poi non si
va in produzione e non lo si distribuisce percentualmente sul prodotto finito.
Il costo va visto in funzione di porsi dei limiti di spesa ragionevolmente compatibili con un hobby,
limiti che sono strettamente personali.


Qualche misura.
La cassa chiusa misura in mm:
530x425x265 di altezza a cui vanno aggiunti 25 mm di sporgenza dei contrappesi tondi e 15 per i piedini di appoggio per gli altri lati.
Sul 425 vanno aggiunti 28+28 mm che sono la sporgenza delle manopole di chiusura.
Per un totale, al momento, di 29,6 Kg. (incluso oculari per 1 Kg).
Altezza massima da terra del centro fok 1325mm , altezza totale 1410 mm.
La cassa può essere appoggiata su tutti i lati, i due lati con le manopole di chiusura ovviamente
non consentono un buon piano di appoggio. Si può anche caricare sopra al lato che rimane
verso l'alto senza alcun problema, ricordando che il vano di carico va sfruttato al meglio e un
collo da trenta Kg come questo deve stare per forza sotto al resto.


Il risultato finale è frutto di obbiettivi chiari e una buona pianificazione ma anche ripensamenti, errori e acquisti inutili, è comunque
soddisfacente, considerando poi che non ho potuto contare su esperienze precedenti di altri, non mi risulta esista nulla di simile o almeno io non l'ho trovato.
Dovessi rifarlo gli unici cambiamenti riguarderebbero il peso che si potrebbe
ottimizzare meglio, come ho già fatto notare sopra con alcuni componenti ma non solo quelli.
Quando ho cominciato avevo fatto un'elaborata stima del peso e puntualmente è stata tempo perso avendo sforato di circa cinque Kg rispetto al massimo previsto di 25.
Non voler attendere l'occasione sul mercato dell'usato e nemmeno la disponibilità per un costoso specchio nuovo da 6”(ora disponibile attorno a 180 euro solo per il primario)
e che sotto un cielo buio è più che sufficiente allo scopo, mi è costato qualche Kg di troppo. Facendo una banale proporzione almeno 7, pazienza.
Non è certo l'ottava meraviglia ma solo un telescopio che rispetta esigenze molto personali,
senza i compromessi tipici che occorrono se il problema del peso è considerato prioritario.
Unico rimpianto è che avrei voluto produrre personalmente anche lo specchio grazie all'aiuto di
Massimo, Giulio e tutti gli amici grattatori di vetro ma fino a che la spalla non si sistema se mai si sistemerà, non se parla.
Riguardo agli altri componenti utilizzati provenienti dal tubo second hand, per culatta e cella sono ridotti all'osso ma
comunque oltre il limite del mio tornio. Per la culatta non credo avrei potuto fare molto meglio, riguardo la cella peggio di questa è difficile fare.
Per il supporto del secondario sono rimasto nel dubbio fino alla fine, lo volevo rifare solo per mettere quattro comodissime viti di
collimazione al posto delle tre ma ho rinunciato, posso comunque farlo più avanti.
Ci sarebbe ancora una cosa da fare il telo per coprire la cassa durante il trasporto, la parte delle
btu è sempre esposta alla polvere e alla lunga finirebbe per infilarsi sotto le sfere.
Ho già recuperato il materiale ma devo rivolgermi ad altri, questo lavoro non lo so fare e non dispongo dell'attrezzatura necessaria.

Non posto disegni quotati sarebbero una noia, come al solito se posso essere utile a chi si volesse
cimentare in qualcosa di simile basta chiedere.

Concludo facendo notare che non ho quasi scritto nulla di quel che si vede all'oculare, semplicemente perché non vi è nulla da dire
è un normalissimo Newton che però mantiene la collimazione durante l'uso e non è traballante oltre ad essere, spero, indistruttibile.
Mantenendo questo schema, dimensionando senza l'esigenza di tenuta agli urti e con uno specchio
da 6” diventerebbe molto maneggevole e sempre a portata di mano. Chi è interessato alla contemplazione
celeste ne trarrebbe beneficio sfruttando occasioni non pianificabili che altrimenti sarebbero perse.

Spero di non essere stato eccessivamente prolisso, ci sarebbero tanti particolari ancora
da evidenziare ma non voglio abusare della vostra pazienza .

Un grandissimo grazie a Max che ho torturato per gli oltre sei mesi impiegati per la costruzione.


Thanks.
Regards e buon anno.
Edited by Frank on Jan 4, 2019 at 06:54 AM

roby2008
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Posted: Jan 4, 2019 12:59 PM          Msg. 2 of 8
Ciao Frank, un lavoro eccellente, i miei complimenti.

Roberto Milan


Frank
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NortheK Accademia


Posted: Jan 5, 2019 05:59 PM          Msg. 3 of 8
Thanks Roby.


Subito dopo la foto 017 vi è un riferimento sbagliato, si legge:
"sempre sotto"
Invece di:
"sempre sopra"

Scusate, è da ieri che cerco di correggere ma il server continua a darmi errore.

massimoboe
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Posted: Jan 7, 2019 01:27 PM          Msg. 4 of 8
Il server è un pochino lento perchè stanno caricando le modifiche al sito.

Il lavoro di Frank è la conferma che con le idee chiare si fa molta strada. Inutile sostenere che con soluzioni di ripiego si ottengono risultati altrettanto ottimi. Questo è un telescopio costruito su misura per esigenze molto personali e molto precise, ma non si è derogato sulla buona norma costruttiva e sulla logica del progetto.

Ben altra cosa rispetto al catafalco blasonato di cui si è già parlato, più adatto ai lesperti di cretinotecnica che non ad astrofili competenti.

In questo progetto Frank ha dimostrato che , senza manie di grandezza, ma con una buona padronanza di quello che si enuncia, il risultato finale è superiore di molto alla media "anche buona", che si trova in giro.

Complimentissimi!

Massimo Boetto

Agli ingegneri piace risolvere i problemi. Se non ci sono problemi sottomano, gli ingegneri li creeranno.
Scott Adams, Il Principio di Dilbert, 1996

massimoboe
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Posted: Jan 7, 2019 01:28 PM          Msg. 5 of 8




Edited by massimoboe on Jan 8, 2019 at 01:45 PM

Giano
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Posted: Jan 9, 2019 01:25 PM          Msg. 6 of 8
wow ...

che lavoro e che costanza ...

spero mi sia di esempio, che é oltre un anno che debbo fare il disegno per un raccordino da 3 cm e non mi prendo il tempo , se non quello per fare scarabocchi con la bic ...

davvero un bel risultato, ed non da ultimo, complimenti anche per la precisa e dettagliata relazione...

buon proseguimento di anno nuovo a tutti

Giano
Posts: 105
Joined: Dec 3, 2011


Posted: Jan 9, 2019 01:25 PM          Msg. 7 of 8
wow ...

che lavoro e che costanza ...

spero mi sia di esempio, che é oltre un anno che debbo fare il disegno per un raccordino da 3 cm e non mi prendo il tempo , se non quello per fare scarabocchi con la bic ...

davvero un bel risultato, ed non da ultimo, complimenti anche per la precisa e dettagliata relazione...

buon proseguimento di anno nuovo a tutti

oreste
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son mi da vecio


Posted: Jan 11, 2019 11:53 AM          Msg. 8 of 8
Fantastico lavoro quello del frank. Veramente bravo , sotto quel cielo poi......
Complimenti
Oreste

A dir la verità basta un coion, a dir busie ghe vol un bricon
 

 

Time: Sun January 20, 2019 2:05 AM CFBB v1.4.0 47 ms.
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